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Siae, Soundreef e “quer pasticciaccio brutto all’italiana” – Il tribunale di Milano si è espresso

A Soundreef e non alla Siae i compensi per diritto d’autore di Fedez. Sentenza del Tribunale di Milano contro ShowBees. Tutto chiaro ora? Altrochè

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di Stefano De Maco

Tra Siae e Soundreef c’è un limbo legale. Una terra dei veleni con dei paletti legislativi, ma molta confusione sulle modalità di attuarli. Cito un articolo de La Repubblica di ieri:

Il tribunale ordinario di Milano, con un decreto ingiuntivo emesso il 19 luglio, ha ordinato a Showbees, l’organizzatore di un concerto di Fedez, di versare a Soundreef il compenso dovuto all’artista a titolo di compensi per diritto d’autore.”

La notizia è riportata anche in altre testate nazionali e di settore.

La questione

ShowBees, società che gestisce le serate di Fedez, che con grande rumore ha lasciato la Siae per Soundreef, è stata obbligata a versare i compensi maturati per i diritti autoriali alla società cui l’artista è iscritto e non alla Siae, come agenzia di riscossione nazionale. Non sono un esperto di cose legali, quindi non mi interessa aprire un dibattito in tal senso. Mi interessa di più riflettere sulle ombre che una sentenza del genere produce:

Possibile che in italia il legislatore fa le leggi così confuse che poi debbano esserci i giudici a darne un’attuazione personale e magari non sempre cristallina e logica?

Il messaggio

Qual è il messaggio? analizziamo un po’ i fatti. Da un lato la Siae è sempre stata dipinta come un orco cattivo e feudale, dall’altra l’innovativa Soundreef assume l’icona del Robin Hood. Peccato però che si trascuri un aspetto: Soundreef è una SPA, cioè una società privata che risponde agli investitori e poi, dopo, agli iscritti a cui fornisce un servizio. Mentre la Siae, almeno sulla carta, è:

Un “ente pubblico economico a base associativa, preposto alla protezione e all’esercizio dell’intermediazione del diritto d’autore in Italia” (Fonte Wikipedia).

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E soprattutto risponde direttamente agli associati. Una bella differenza etica, non vi pare? Giusto per capire di che si parla, mica per giudicare.

Non che la prima sia negativa, ci mancherebbe. A seguito della famosa direttiva Barnier, il pentolone della gestione dei diritti in Italia è stato scoperchiato. Non facciamoci abbagliare dalla retorica della comunicazione.

Fedez e il caso della sentenza

Quindi cosa dice la sentenza riportata dalle varie testate? Che la società ShowBees, agente per gli spettacoli di Fedez (e altri artisti, tra i quali Arisa, Ornella Vanoni, Charles Aznavour) ha ricevuto l’obbligo di versare le quote relative al compenso per Diritto d’Autore direttamente a Soundreef e non alla SiaeSoundreef, sommessamente, gongola rivendicando un successo mediatico – per ora – più che legale, essendo la sentenza ancora in sede monitoria.

 

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Fonte Foto La Stampa

D’altro canto, come riporta Filippo Sugar, presidente della Siae:

Se Fedez ci facesse causa, la farebbe a se stesso, perché la sua casa editrice e gli autori con cui scrive sono in Siae (…) La possibilità per gli autori di riscuotere direttamente i diritti delle opere è garantita dalla legge. Però un’opera non è di un solo autore: i brani di Fedez possono averne fino a dieci diversi, e se qualcuno li deposita alla Siae io devo controllare per tutti“.

Alla fine, quindi, sembra una vittoria di Pirro? In parte sì, a mio avviso. Già in occasione dello scorso Sanremo si era presentato il problema del corretto interlocutore, perchè la legge non è chiara per nulla. Tipico pasticciaccio all’italiana dunque. Legiferare male lasciando ad altri le spine ed emanare i giusti decreti attuativi.

Scendiamo dalle stelle. E dal glamour

A parte le congratulazioni per il momento d’oro che il giovane Federico Leonardo Lucia in arte Fedez sta vivendo, mi domando: e tutti gli altri, quelli piccoli e piccolissimi?

Cosa comporta per chi deve pagarsi le bollette con la propria musica suonata nei pub o locali?

Questa è la vera domanda che mi scuote. Cioè, se prima c’era solo la tanto deprecata Siae, mo’ che succede? Si dovrà pagare due volte? Una per il permesso alla Siae e una per i diritti degli iscritti Soundreef? E se io sono iscritto alla Siae e il mio chitarrista a Soundreef?

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Attualmente non saprei, perchè faccio il musicista. Già litigo con gli scontrini da scaricare, devo rincorrere le amministrazioni comunali che dopo aver suonato ad un festival pagano dopo mesi. E’ un grave peccato che debba vivere in un limbo legale e burocratico, non bastasse il problema dei contributi e gli slalom tra cooperative, prestazioni occasionali e fatture.

Come si può fare affinchè un musicista possa salire su un palco con le idee chiare, non solo sulla scaletta, ma anche sugli aspetti professionali e legali?

O dovremo sempre accontentarci di un panino e una birra per suonare la nostra musica? Io non vivo tra le stelle e le luci delle americane e dei Ledwall.

A questo punto mi farebbe piacere ricevere un vostro commento.

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