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Red Hot Chili Peppers al Rock in Roma infuocano le Capannelle – RECENSIONE

Red Hot Chili Peppers al Festival Rock in Roma, all' Ippodromo delle Capannelle, per la tappa italiana del Getaway World Tour. Concerto tutto esaurito tra grande rock e adrenalina alle stelle.

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Crediti Foto Sky Magazine
Voto Autore
di Veronica Ventavoli

Roma, Ippodromo delle Capannelle, 20 luglio 2017. Per la tappa romana del Getaway World Tour dei Red Hot Chili Peppers tutto esaurito, grande rock, adrenalina alle stelle.

“Non so per quanto riusciremo a continuare” – aveva fatto sapere alla stampa il batterista Chad Smith – “Tre di noi hanno 54 anni. Non penso che riusciremo a fare questi lunghi tour ancora per molto. Abbiamo le nostre famiglie e dobbiamo pensare alle nostre priorità. Siamo molto grati ai nostri fan, non so cosa succederà in futuro”.

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Crediti Foto Getty Images

Eppure, al di là di dichiarazioni che fanno pensare alla volontà di chiudere con la vita da concerto, la band di “Californication”, in poco più di un’ora e mezzo di live, ha dimostrato ai 30.000 fan accorsi a Roma da tutta la Penisola di continuare ad essere una grandiosa, collaudata macchina da palco.

A fugare ogni dubbio in merito basterebbe citare la splendida jam strumentale – le luci esplodono in molteplici giochi di colore, coi maxi schermi che proiettano quel che avviene sul palco – che fa da apripista a una scaletta interpretata con la furia appassionata di chi vive (e fa vivere) davvero la Musica.

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RHCP – Intro Jam + Can’t Stop 4K @ Capannelle Roma – 20-07-2017
Crediti Video Dario Casciero

“Can’t stop”, che segue l’intro, accende il pubblico, cui vengono serviti classici-bomba, uno via l’altro, quali “Dani California”, “Under The Bridge”, “By The Way” ma anche azzeccatissime, coinvolgenti cover come “I Wanna Be Your Dog” degli Stooges, da sempre riferimenti della band, o “Higher Ground” di Stevie Wonder, riletta in chiave hendrixiana. Acclamatissimi anche i pezzi più recenti del gruppo californiano, come Dark necessitiesGo robots e Goodbye angels; in questo i RHCP si distinguono dai molti gruppi che come loro vantano diversi lustri di carriera alle spalle, i cui nuovi brani tendono a trovarsi di fronte un pubblico più tiepido, capace di riaccendersi soltanto quando attacca una canzone storica.

Impiantistica da paura, band in gran forma, fan in visibilio. Tutto perfetto, dunque? Non proprio. A voler esser onesti, infatti, tocca ammettere che un’ora e mezzo di spettacolo è forse un po’ poca, soprattutto calcolando i molti “omaggi” ad altri artisti (fantastica, a nostro avviso, la curiosa cover di Io sono quello che sono della nostra Mina da parte di Josh Klinghoffer, che introduce il momento dei bis) e la mancanza di vere e proprie perle dei RHCP come Universally speaking o Road trippin’.

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Fonte Foto Il Post

Strappa a malapena la sufficienza, per molti dei presenti, l’apparato organizzativo di RRock in Roma, tra parcheggi e servizio navette incapaci di gestire pienamente la folla romana.

Infine l’inaspettata notizia che ha rovinato, almeno in parte, l’atmosfera di festa: parliamo ovviamente della morte di Chester Bennington, frontman dei Linkin Park (leggi nostro articolo) gruppo di punta del nu-metal, suicidatosi a soli 41 anni come l’amico Chris Cornell, al cui funerale aveva suonato una versione da applauso di Halleluja di Leonard Cohen. I fan dei Red Hot Chili Peppers e dei Linkin Park, del resto, per più di un motivo sono affini: per questioni anagrafiche, certo, ma prima di tutto stilistiche. Si pensi alla tipica contaminazione di rock e rap, che nel caso dei LP si tinge di metal, mentre i RHCP si rifanno principalmente al funk psichedelico dei ’70. Vale la pena ricordare la splendida cover dei Funkadelic di George Clinton, What is soul?, presente nella scaletta romana.

A prescindere da tutto, ci sentiamo di dire che il concerto della band californiana è stato grandioso e che andarlo a vedere ha compensato anche l’afa estiva che toglieva il fiato.

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Fonte Foto Radio DeeJay

La scaletta del concerto dei Red Hot Chili Peppers a Rock in Roma, 20 luglio 2017

Intro
Can’t stop
Dani California
The zephyr song
Dark necessities
The adventures of rain dance Maggie (con Mauro Refosco)
I wanna be your dog (cover degli Stooges)
Right on time
Go robot
Californication
What is soul? (cover dei Funkadelic)
Aeroplane
Sick love
Sir psycho sexy
They’re red hot (cover di Robert Johnson)
Higher ground (cover di Stevie Wonder)
Under the bridge
By the way

BIS

Io sono quello che sono (cover di Mina da parte di Josh, in assolo)
Goodbye angels
Give it away

Concludiamo ricordando che sul sito ufficiale della band è disponibile l’elenco delle restanti date del Getaway World Tour.

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