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GIU’ LE MANI DALLA GESTIONE DEI NOSTRI DIRITTI D’AUTORE – IL MONOPOLIO SIAE NON E’ UN’ANOMALIA

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di Giorgio Tramacere

Questa mattina è arrivata la notizia che la UE probabilmente aprirà nel prossimo settembre una procedura di infrazione contro di noi perché l’Italia avrebbe ignorato la norma sulla libera concorrenza mantenendo il monopolio SIAE e non si sarebbe attenuta alle disposizioni della direttiva Barnier.
Ieri era arrivato anche l’emendamento dell’Onorevole Emiliano Minnucci del PD che ha dichiarato che ci vuole più coraggio per la liberalizzazione della gestione dei diritti d’autore sulle opere musicali, perché “non possiamo lasciare ai 5Stelle la battaglia sulla liberalizzazione”.
La verità di questa volontà da parte di certi politici di voler cancellare il monopolio della SIAE non è tanto diretta a una migliore tutela degli autori e dei di loro diritti, ma piuttosto quella di dare in pasto il mercato dei diritti e i capitali derivanti dalla raccolta dei diritti d’autore a grossi gruppi di imprenditori privati, già pronti a mettervi le mani e a spartirsi la torta a danno degli autori, soprattutto dei piccoli autori.

La liberalizzazione della gestione dei diritti d’autore sarebbe un errore madornale che causerebbe all’intera categoria danni irreparabili e ciò per la gioia degli utilizzatori finali delle opere, i quali non saprebbero più a chi pagare i diritti. Inoltre una frammentazione del sistema causerebbe alla categoria degli autori italiani una compressione matematica del proprio potere contrattuale per negoziare con i colossi Google, Apple, Netflix ecc.
Ma c’è qualcuno forse che è convinto del contrario?
Ma perché i politici del M5S e l’Onorevole Minnucci stanno consigliando a tutti gli autori di dare il proprio stipendio a imprenditori privati (che ricordiamoci svolgono un’attività con scopo di lucro per interessi propri)?
Io penso che questi onorevoli si stiano spingendo in quella direzione soltanto per favorire grossi gruppi di imprenditori privati. Questi politici non mirano a tutelare gli interessi degli autori ma creano confusione con falsi proclami, con disinformazione e demagogia politica, al solo fine di destabilizzare il sistema per ottenere consensi diretti ad ottenere la liberalizzazione della gestione dei diritti e frammentare la categoria a vantaggio di alcune aziende private.
Questi deputati non accettano e non hanno mai accettato il contraddittorio e un confronto serio, ma si sono limitati e si limitano a seguire le affermazioni che il sig. Fedez ha sparato in più riprese, affermazioni che sono prive di alcun fondamento e che fanno inorridire qualsiasi persona di buonsenso e gli addetti ai lavori.

Il cavallo di battaglia di questi politici e di tutti quelli che vogliono la liberalizzazione del mercato è che l’Europa, con la direttiva Barnier ci avrebbe richiesto di mettere fine al monopolio legale della SIAE.
Questo non è assolutamente vero perché, come del resto avevo già dichiarato in periodi non sospetti, questa direttiva ha imposto agli stati membri esclusivamente di ammodernare il funzionamento delle società di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi degli associati. L’obiettivo di questa direttiva non è mai stato quello di abbattere il monopolio SIAE, ma quello di creare un mercato unico digitale del diritto d’autore e dei diritti connessi sulle opere fruibili online e disciplinare le piattaforme che offrono un servizio di musica sul web con l’introduzione di regole comuni di funzionamento di tutte le collecting societies, che migliorano gli standard di funzionamento e di trasparenza degli organismi di gestione collettiva. Tutto qui!
In verità la direttiva non toccava in alcun modo il monopolio, anche perché nessuna Direttiva comunitaria, come fonte normativa, e nessun provvedimento può modificare un regime di monopolio e una legge di uno Stato membro. Soltanto una legge dello Stato potrebbe eventualmente farlo. Oggi, anche dopo l’emanazione del D. lgs 15 marzo 2017, n. 35 (Attuazione della direttiva 2014/26/UE), il monopolio della SIAE per fortuna è rimasto ben saldo.

Il secondo cavallo di battaglia di quelli pro liberalizzazione è che il regime di monopolio legale sarebbe un’anomalia patologica all’interno del mercato europeo.
Anche questo non è vero perché è stata la stessa Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza del 27 febbraio 2014 (causa n. C-351/12) che ha ritenuto legittimo il regime di monopolio legale delle società di gestione dei diritti. Tale pronuncia ha stabilito espressamente che il monopolio accordato dalla legge ceca all’OSA è compatibile con la libera prestazione dei servizi (e non in contrasto con gli artt. 102 e 106 del Trattato sull’Unione Europea), in quanto sistema idoneo e adeguato per una gestione efficace dei diritti d’autore.

Si evidenzia comunque a questi onorevoli – e a tutti quelli che invocano la libera concorrenza nel settore – che se un autore italiano non vuole aderire alla SIAE, oggi è (e anche ieri era) libero di iscriversi ad altre Società di autori di Paesi stranieri.
Nessuno lo obbliga perché l’adesione alla SIAE è libera e volontaria.
Quindi questa possibilità riconosciuta agli autori italiani di iscriversi anche ad altre collecting societies straniere, che possono operare anche all’interno dello stato italiano, è già una situazione che comprime e fa venire sostanzialmente meno il regime di monopolio SIAE.

Immaginiamo ora in quale scenario ci troveremmo di fronte nel caso di abolizione del monopolio e cerchiamo di capire perché il monopolio legale è il sistema migliore per l’intera categoria.
Innanzitutto è bene evidenziare che la categoria dei creativi rimane più forte nella negoziazione con i vari utilizzatori e nella tutela degli interessi degli autori soltanto se conserva la sua unità e la sua coesione. E’ infatti pacifico, scontato e innegabile che lo spaccamento della categoria in tante società private avrebbe delle conseguenze pesanti e sconvenienti per gli autori che si vedrebbero svenduti agli utilizzatori e schiacciati dal mercato.

I motivi per affidare alla SIAE le opere rispetto ad altre società come Soundreef sono principalmente i seguenti.
1) innanzitutto la SIAE è un ente pubblico a base associativa non a scopo di lucro e Soundreef è una società privata a scopo di lucro (è un imprenditore commerciale privato e come tale mira a conseguire interessi economici propri e non sicuramente degli interessi dei propri iscritti);
2) la SIAE è l’unico soggetto legittimato dalla legge a raccogliere dagli utilizzatori tutti i proventi dei diritti e a distribuirli agli autori ed editori. Soundreef, invece, non può incassare dagli utilizzatori e distribuire ai propri associati la maggior parte dei diritti (drm, radio e televisione);
3) la SIAE gestisce tutti i diritti; Soundreef no, perché non ha accordi diretti con gli utilizzatori;
4) la SIAE è gestita e governata dagli associati; Soundreef è gestita esclusivamente dai privati che detengono le quote della società (proprio come una società a responsabilità limitata);
5) infine, la SIAE applica un aggio medio di 15,6% sui diritti raccolti (trattenuta alla fonte su quanto incassato), Soundreeef invece applica un aggio pari al 25% sul live e del 50% sulla musica da sottofondo nei centri commerciali. Si badi bene che l’aliquota praticata dalla SIAE è competitiva rispetto alle altre principali società di collecting europee.

Ma vi è di più!
Vorrei capire chi è quell’autore che preferirebbe affidare il proprio stipendio in mano ad un imprenditore privato che svolge un’attività commerciale a scopo di lucro, piuttosto di darlo ad un Ente Pubblico a base associativa non a scopo di lucro?
C’è forse qualche autore che sarebbe contento di arricchire imprenditori privati con la gestione dei propri diritti?
E se l’imprenditore privato dovesse subire un sequestro o un pignoramento sui propri conti correnti o dovesse addirittura fallire per qualsiasi motivo, indovinate dove finirebbero i proventi degli autori iscritti e che fine farebbero le ripartizioni?

Pensate bene ai vostri interessi e non pensate con la testa di questi politici.
Qui non si tratta di fare il tifo per una parte o per l’altra parte, ma si tratta di curare i propri interessi nell’ambito della medesima e unica categoria e non darli in pasto a imprenditori commerciali che delle vostre opere fanno carne da macello per i loro esclusivi interessi commerciali.

Si, soltanto i loro interessi commerciali perché le opere di questi autori saranno offerte agli utilizzatori allo stesso modo in cui i distributori vendono i beni di consumo nei negozi!

Questo è facilmente verificabile.
Pensate soltanto che Soundreef per entrare nel mercato dei centri commerciali propone e vende la musica dei propri iscritti al 50% in meno rispetto alle tariffe SIAE e SCF e ciò a scapito degli autori e dei produttori.
Lo slogan che Soundreef rivolge ai propri clienti è significativo “un’alternativa alla SIAE che ti permette di risparmiare e di avere musica nel tuo punto vendita”. Viene cioè avvantaggiato il centro commerciale non l’autore.
La musica qui è venduta, anzi è svenduta, al pari di un oggetto di arredamento di un punto vendita e questo non è sicuramente il massimo per un autore. Quindi se calcoliamo che le tariffe di Soundreef sono dimezzate del 50% rispetto a quelle della SIAE, se calcoliamo anche l’aggio del 25% sui proventi raccolti, se consideriamo che Soundreef non potrà nemmeno raccogliere tutti i diritti (diritti di riproduzione meccanica, radio e tv), non vedo come un autore possa decidere di lasciare la SIAE per iscriversi a Soundreef.
In ogni caso, anche se nel prossimo futuro venisse data la possibilità a Soundreef di incassare direttamente dagli utilizzatori i proventi dei propri autori in manifestazioni dove vengono utilizzate anche opere del repertorio SIAE, Soundreef dovrà affidare comunque la gestione alla SIAE. Ciò comporterebbe che l’autore iscritto a Soundreef percepirebbe i propri diritti al netto del 15,6% per l’aggio di competenza della SIAE e al netto dell’ulteriore 25% dell’aggio Soundreef. Non mi sembra per niente un affare.

La verità è che la liberalizzazione selvaggia della gestione dei diritti e l’abolizione del regime di monopolio causerebbe danni irreparabili a tutta la categoria degli autori a vantaggio degli utilizzatori, i quali non saprebbero più con chi negoziare e a chi pagare!
La liberalizzazione della gestione dei diritti e la presenza di più collecting societies private all’interno dello stesso paese, creerà sicuramente una giungla che permetterà agli utilizzatori delle opere di non pagare più i diritti, o quantomeno di sospendere o ritardare i pagamenti, proprio per la confusione che si creerà per individuare l’interlocutore e per ottenere le licenze di utilizzazione delle opere. Ad esempio, una televisione che vorrà utilizzare un brano scritto da tre autori iscritti a tre diverse società di gestione sarà obbligata a negoziare con tutte queste società. Immaginatevi le conseguenze.

Voglio anche ricordare a tutti quelli che vorrebbero frammentare il mercato che negli altri paesi dove vige il principio della libera concorrenza si sta andando proprio nella direzione opposta. Non sto parlando dell’Afganistan e dell’Egitto, ma degli Stati Uniti e del Regno Unito che non sono sicuramente gli ultimi arrivati. Negli Stati Uniti il Copyright Office ha recentemente raccomandato alle tre società di collecting americane di aggregarsi per il futuro della musica, perché, nell’attuale mercato digitale e globale, la presenza di più società per la gestione delle opere musicali ha generato soltanto problemi e danni agli autori.
Anche in Inghilterra le due società di gestione la MCPS (società che raccoglie i diritti fonomeccanici) e la PRS (società che raccolgono i diritti di pubblica esecuzione) si sono da tempo unite e ora sono dirette ad unirsi anche con la PPL (Phonographic Performance Limited) proprio per avere maggior potere contrattuale con i grandi utilizzatori e ciò a favore di tutti gli autori.
Quindi tutti si aggregano e noi in Italia dovremmo dividerci e frammentare il sistema?
Teniamoci stretta l’esclusiva della SIAE.

Il monopolio inoltre è sicuramente un vantaggio e una garanzia per i più deboli, perché il mercato libero porterebbe vantaggio soltanto ai più forti che, in forma aggregata, andrebbero a negoziare autonomamente con gli utilizzatori, lasciando ai deboli un minimo spazio, se non il nulla.
Io penso che la fine del monopolio in Italia voluta da questi politici procurerà soltanto confusione e malcontento e le collecting societies che nasceranno come funghi, oltre ad abbattere le tariffe e a lucrare sui diritti a scapito degli autori, non saranno comunque mai in grado di gestire autonomamente i diritti per conto dei propri associati e ciò per la mancanza di strutture, di uffici periferici, di personale e di software.
Se così sarà, ma non penso proprio, si creerà comunque in Italia un nuovo regime di monopolio (imperfetto questa volta, come in Francia), perché le nuove collecting societies, se vorranno sopravvivere e raccogliere veramente i diritti dei propri associati, dovranno necessariamente rivolgersi ancora alla SIAE.
Quindi gli autori, prima di affidare i propri diritti e il proprio stipendio a società private dovrebbero pensarci bene.
Ricordiamoci che i diritti d’autore dovranno essere sempre gestiti soltanto dagli autori in casa propria e qualsiasi ingerenza privata o politica deve e dovrà essere sempre respinta con tutte le forze.
Diversamente sarà un disastro.

 

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