Home Le pillole di A. Salerno Fabrizio De Andrè – Viaggio nelle canzoni: il “Fiume Sand Creek”

Fabrizio De Andrè – Viaggio nelle canzoni: il “Fiume Sand Creek”

Fabrizio De Andrè e il "Fiume Sand Creek" - Viaggio nelle canzoni, Pillole di Alberto Salerno

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di Alberto Salerno

Fabrizio De Andrè e il “Fiume Sand Creek”

Il massacro di Sand Creek (chiamato anche massacro di Chivington o battaglia di Sand Creek) si verificò il 29 novembre 1864, nell’ambito dei più vasti eventi della guerra del Colorado e delle guerre indiane negli Stati Uniti d’America.
Un accampamento di circa 600 nativi americani membri delle tribù Cheyenne meridionali e Arapaho, situato in un’ansa del fiume Big Sandy Creek (oggi nella Contea di Kiowa nella parte orientale dello Stato del Colorado), fu attaccato da 700 soldati della milizia statale comandati dal colonnello John Chivington, a dispetto dei vari trattati di pace firmati dai capi tribù locali con il governo statunitense. Visto lo scarso numero di guerrieri armati e capaci di difendersi presenti nel campo, l’attacco dei soldati si tradusse in un massacro indiscriminato di donne e bambini, con un numero di morti tra i nativi stimato tra le 125 e le 175 vittime (oltre ad altri 24 morti e 52 feriti tra gli stessi militari attaccanti); come riferito da molti testimoni oculari, i corpi dei nativi uccisi furono scalpati e in molti casi ripetutamente mutilati da parte dei soldati.
(Fonte Wikipedia)

fabrizio de andrè

Questo capolavoro è contenuto nell’album Fabrizio De André dell’omonimo cantautore, album anche conosciuto come L’Album dell’Indiano“, oppure semplicemente L’Indiano, pubblicato nel 1981. Il brano è una delle canzoni simbolo di questo disco dedicato alle minoranze etniche. Prima di cominciare a lavorarci, Fabrizio De Andrè dedicò molto tempo alla lettura di libri e saggi sulla storia degli indiani d’America. Fu lui a scegliere il ritratto dell’Indiano per la busta del disco. Indimenticabile resta la rivisitazione del brano eseguita dalla PFM nel mitico album De Andrè – PFM.

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
Fu un generale di vent’anni
Occhi turchini e giacca uguale
Fu un generale di vent’anni
Figlio d’un temporale
C’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek

Signori, in piedi, questa è una partenza da paura. Ma a parte le prime due righe che illuminano la strada del racconto, è la fantastica descrizione del generale che prende alla gola, e soprattutto quel “figlio di un temporale” che ci fa immaginare un giovane crudele, con un carattere instabile, turbolento e pericoloso. Osservate come l’autore chiude la strofa, buttando lì l’immagine di una moneta d’argento finita, chissà come durante la battaglia, sul fondo del fiume che scorre accanto all’accampamento della tribù.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
E quella musica distante diventò sempre più forte
Chiusi gli occhi per tre volte
Mi ritrovai ancora lì
Chiesi a mio nonno è solo un sogno
Mio nonno disse sì
A volte I pesci cantano sul fondo del Sand Creek

Ma che splendore quei “guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte“, così da farci capire che nell’accampamento ci sono pochi uomini in grado di difenderlo, e all’improvviso scopriamo che il protagonista è un bambino, uno dei tanti bambini che morirà nel massacro. Nel terrore che lo paralizza, il bambino chiede al nonno se per caso tutto quello che succede sia un sogno… con il nonno che gli dice di sì per cercare di tranquillizzarlo.
Terribile lo scenario che ci viene decritto con tanta arte e bellezza.

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
Il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso
Le lacrime più piccole
Le lacrime più grosse
Quando l’albero della neve
Fiorì di stelle rosse
Ora I bambini dormono nel letto del Sand Creek

Qui arriva il momento più straziante di tutto il testo, il momento in cui è descritto il massacro… incredibilmente bello quell’albero della neve che fiorisce di stelle rosse… ovvero il sangue versato dai bambini che ora dormono nel letto del fiume…

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
C’erano solo cani e fumo e tende capovolte
Tirai una freccia in cielo
Per farlo respirare
Tirai una freccia al vento
Per farlo sanguinare

La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek…

Il bambino si salva miracolosamente, si rende conto di quanto è accaduto e tira tre frecce al vento…
Sono immagini cinematografiche, e di questo stile De Andrè è un maestro assoluto.

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura Fu un generale di vent’anni Occhi turchini e giacca uguale Fu un generale di vent’anni Figlio d’un temporale

Nel finale De Andrè, come a voler inchiodare chi ha compiuto il massacro, descrive di nuovo il carnefice, perché ci rimanga impresso in mente. Ed è ancora lui, quel generale di vent’anni, occhi turchini e giacca uguale (meraviglioso questo abbinamento che ci ricorda le giacche azzurre dell’esercito nordista), figlio di un temporale.

Non posso non ricordare l’amico Massimo Bubola, un autore e compositore ne ha scritto canzoni bellissime, che non mancherò di narrarvi presto.

fabrizio de andrè
FABRIZIO DE ANDRE’ l’indiano

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