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Elton John a Mantova è FANTASTIC: sul palco poesia e rock puro – RECENSIONE

Elton John è sbarcato in Italia, a Mantova in piazza Sordello. E' stato un concerto memorabile, tra uno strepitoso repertorio del passato e del presente.

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di Veronica Ventavoli

Elton John è sbarcato in Italia, a Mantova in piazza Sordello.

Introdotto dalla storica band (Nigel Olsson alla batteria, Davey Johnstone alla chitarra, Matt Bissonette al basso, John Mahon alle percussioni e Kim Bullard alle tastiere), che attacca la hit The bitch is back, e accompagnato dal boato del pubblico suddiviso tra parterre VIP (sotto al palco), parterre e tribuna (in fondo), ecco che alle 20.50 in punto compare sul palco Sir Reginald Kenneth Dwight (un arte Elton John), per l’unica data italiana del suo «Wonderful Crazy Night Tour»: a confermare la celebre puntualità del baronetto inglese, lo spettacolo comincia così con dieci minuti di anticipo sulla scaletta.

Camicia e scarpe fucsia, soprabito nero con arabeschi di strass, Elton si siede al piano e dà vita a una magia.

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Davvero memorabile, infatti, lo spettacolo offerto al pubblico raccolto nella splendida piazza trecentesca – il cantautore non è nuovo ad esibizioni in posti meravigliosi, come l’anfiteatro di Pompei: “Buonasera Mantova, sono molto felice di essere in questa piazza e spero che le canzoni vi piaceranno“, dice Elton prima di cominciare con I guess that’s the why they call it the blues.

Mentre sui maxischermi scorrono le immagini dei musicisti, poesia e rock puro, passato e presente si alternano su un palco che, coi suoi 6 metri di larghezza, 14 di profondità e 16 di altezza, con gli impianti audio e luci di nuova generazione, l’insonorizzazione garantita da pannelli fonoassorbenti, studiati per gli eventi nei centri storici, è veramente una struttura all’avanguardia.

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Ventitré i brani in scaletta

Dalle sentitissime Take me to the pilot, tratta dal secondo album eponimo del ‘70, e Have mercy on the criminal, di due anni successivo, che fanno la gioia dei fan di lungo corso, alla splendida Don’t Let the Sun Go Down On Me, dedicata all’amico scomparso George Michael, con cui Elton duettò al Live Aid del 1985 al Wembley Stadium di Londra.
Grande spazio, com’è ovvio, anche ai classici intramontabili come Daniel (dall’album Don’t shoot me I’m only the piano player del ’73 e con la quale Elton fu candidato al Grammy per la miglior interpretazione vocale maschile nel pop), la struggente Sorry Seems to Be the Hardest Word o la frizzante Crocodile Rock. Nessuna nostalgia superflua, però: le hit vengono proposte vocalmente variate, in versione riarrangiata e talvolta estesa, Rocket man, in particolare, è allungata sul finale con un assolo di piano insieme alla chitarra acustica di Johnstone, che elettrizza il pubblico.

elton john

Infine alcune canzoni dell’ultimo album, Wonderful crazy night, uscito nel 2016; a convincerci maggiormente è l’R&B di A good heart, ballata che lo stesso Elton presenta come “la mia preferita dell’album”.

Durante l’intero concerto Sir Elton John non si risparmia, dimostrando di avere una voce ancora decisamente potente e soprattutto un’immutata, grande presenza scenica; durante gli stacchi musicali accarezza ripetutamente con lo sguardo il pubblico, raccogliendo a piene mani numerose ovazioni, si mette in posa per i tanti fotografi professionisti presenti, scherza con i piccoli insetti che continuamente gli svolazzano intorno tentando di entrargli in bocca mentre canta.

Non mancano poi momenti particolarmente toccanti come, oltre all’emozionante ricordo dell’amico George Michael, il breve richiamo agli attentati terroristici di Berlino, Nizza, Manchester, Parigi e Londra, cui sola può far fronte la speranza, che la musica alimenta e amplifica.

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O, durante l’unico bis finale, la dedica di Candle in the wind ad un altro amico fraterno, Gianni Versace, scomparso tragicamente vent’anni fa.

A garantire la piena riuscita dell’evento, due intense ore di musica  “SUONATA”, di rock, blues e pop di gran caratura, la grande attenzione riservata all’organizzazione logistica e alla sicurezza (il regolamento è consultabile su www.insideoutagency.it): dal controllo con scanner del biglietto ai controlli con metal detector all’entrata dai cancelli, passando per la messa a disposizione dei bus navetta a collegare i parcheggi a piazza Sordello, tutto è stato all’altezza di Sir Elton John.

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SCALETTA:

“The Bitch Is Back”
“Bennie and the Jets”
“I Guess That’s Why They Call It the Blues”
“Take Me to the Pilot”
“Daniel”
“Looking Up”
“A Good Heart”
“Philadelphia Freedom”
“I Want Love”
“Tiny Dancer”
“Levon”
“Rocket Man (I Think It’s Going to Be a Long, Long Time)”
“Have Mercy on the Criminal”
“Sorry Seems to Be the Hardest Word”
“Your Song”
“Sad Songs (Say So Much)”
“Don’t Let the Sun Go Down on Me”
“I’m Still Standing”
“Crocodile Rock”
“Your Sister Can’t Twist (But She Can Rock’n’Roll)”
“Saturday Night’s Alright (for Fighting)”
“Candle in the Wind”

Intanto ricordiamo che 10 album iconici di Elton John, sono stati pubblicati su vinile, rimasterizzata dall’ingegnere del suono, vincitore di Grammy Award, Bob Ludwig.
Il set completo in edizione limitata è acquistabile in esclusiva on line nel sito ufficiale di Elton ->qui: https://goo.gl/2U5HqZ

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Veronica Ventavoli
Pistoiese di nascita, prima di laurearmi in Storia medievale all’Università di Siena e poi in Storia contemporanea a La Sapienza di Roma, ho lavorato per oltre dieci anni come cantante solista e in vari gruppi di cover toscani. In tale veste, vincendo quella che al tempo si chiamava Accademia della Canzone di Sanremo, ho avuto l’opportunità di partecipare all’omonimo Festival del 2005 classificandomi al terzo posto nella categoria Giovani. I primi ricordi nitidi che ho mi vedono impegnata a inventare e disegnare cartoni che non si sono mai animati, a imitare nei cortili parenti e personaggi famosi, a consumare i tanti 45 e 33 giri ricevuti in regalo da zii, cugini, vicini di casa: fra le sigle di Fantastico e il prog italiano degli anni Settanta, tra Pupo e i Beatles, anche se priva di fratelli e sorelle non mi sono mai sentita sola! Gli amici mi chiamano “scimmietta” perché sono tuttora curiosissima di conoscere canzoni, libri e film. Sono – da sempre, mi pare – devotamente innamorata di gatti, pastasciutte, David Bowie, Anna Marchesini e “Cipì” di Mario Lodi.

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