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Brunori Sas: INTERVISTA ESCLUSIVA – RECENSIONE concerto tappa di Salerno

Brunori Sas: Intervista esclusiva al cantautore calabrese Dario Brunori. Recensione concerto della tappa all'Arena del mare di Salerno del 7 luglio scorso.

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brunori sas
Voto Autore
di Mariafrancesca Mary Troisi

Lui è Dario Brunori, in arte Brunori Sas, uno dei cantautori più quotati in circolazione, con un album (il quarto lavoro di inediti), “A casa tutto bene” (uscito il 20 gennaio per Piccica Dischi, che ha debuttato sul podio della classifica Fimi dei dischi più venduti), di grande presa su pubblico e critica, impegnato attualmente (dopo il fortunato tour invernale) in una serie di live estivi, rinnovati in scaletta e allestimento.

Tra i vari impegni con il tour, partito il 16 giugno da Padova, e la “fresca” notizia che nella prossima stagione condurrà su Rai3 un programma tutto suo, siamo riusciti ad incontrare Dario per una bella chiacchierata, incorniciata dalla sua battuta sempre pronta, a cui è impossibile resistere.

brunori sas

Ciao Dario, è un gran piacere averti con noi di FareMusic, benvenuto! (mi ringrazia)

Direi di scaldare subito i motori partendo dall’ultimo riconoscimento (in ordine di tempo) che ti riguarda, ossia la Targa Tenco come Miglior Canzone, per “La Verità” (primo singolo estratto dal tuo ultimo album).

Ti aspettavi che questa canzone riuscisse a fare breccia in maniera così importante sia tra gli addetti ai lavori che tra il pubblico?

Guarda… avrei voluto che fosse premiata come canzone del decennio, sia di quello precedente che di questo corrente.

E’ una canzone che doveva vincere un premio… come canzone del secolo.

Mi accontento ovviamente anche di canzone dell’anno (scherza). 

Ci siamo limitati insomma, poteva andare meglio… (ride).

“La verità” è una canzone che definirei lo specchio della vita di tanti (forse anche della mia), in cui poni l’accento sulla paura che si ha di cambiare.

La paura è il tema centrale di tutto il tuo ultimo lavoro, “A casa tutto bene”…
Tu cosa fai per esorcizzare le tue paure?

Innanzitutto ci scrivo le canzoni. Il meccanismo della scrittura è un meccanismo molto potente, che da una parte ti permette anche di ridimensionare le tue paure, perché spesso quello che ci raccontiamo nella testa, questo nostro continuo dialogo interiore, non ci consente di dare alle cose la giusta percezione.

Poi mettendole dentro una canzone, cantando, ti rendi conto che quello che magari sembrava un gigante non lo è affatto.

Quindi… prima di tutto ci scrivo le canzoni.

Poi, spesso e volentieri, credo che il miglior modo per esorcizzare le paure sia affrontarle.

Quindi anche nelle difficoltà, entrare in quella che per me è la tana del lupo.

D’altronde le cose migliori nella mia vita le ho fatte proprio quando mi sono andato a ficcare in quelle che nella mia testa erano situazioni “pericolose”. 

“A casa tutto bene”, il tuo quarto e ultimo album di inediti, ha riscosso e sta riscuotendo un grande consenso di pubblico e critica, confermandoti uno dei cantautori più quotati attualmente.

Il più quotato (mi interrompe scherzando).

Scusami, è vero, il più quotato (ride).

L’intero lavoro, l’abbiamo detto, gravita intorno al tema della paura; nel disco vengono affrontate però anche importanti tematiche sociali, come nella canzone “L’uomo nero”.
Come hai sviluppato questo accostamento tra i diversi temi?

Anche in questo caso si gioca con le paure; l’uomo nero è quella figura che da bambini poteva spaventarci.

Personalmente mi spaventa l’atteggiamento che alcune persone hanno rispetto ad altri esseri umani, usando violenza, facendo muro.

Ma se da una parte mi spaventa, dall’altra, facendo un passo più avanti, mi rendo conto che ci troviamo di fronte a persone che hanno paura a loro volta, e quando si sentono minacciate, rispondono in maniera violenta, perché temono che qualcuno minacci la propria sopravvivenza, sconfinando poi nel razzismo più becero, nella discriminazione…

Ti eviterei la domanda sul perché hai scelto il nome Brunori Sas, come nome d’arte, perché credo non ne potrai più di rispondere (ride e mi ringrazia: S.a.s. viene dalla ditta di famiglia), e ti chiedo invece… come vivi la tua popolarità?

Sei arrivato a conquistarla, rispetto agli standart attuali, leggermente tardi: avevi 32 anni quando è uscito il tuo primo album, da indipendente, e oggi, che ti avvicini al grandissimo consenso di pubblico, stai per tagliare il traguardo delle 40 candeline…

La sta vivendo molto bene.

Io sono molto riservato, anche se devo dire, da una parte non ho raggiunto quella popolarità che diventa invadente. Il pubblico che mi segue è un pubblico solido, fatto di persone con un approccio ben preciso, quindi è anche piacevole avere questi scambi, fermarsi per strada, avere il contatto con esseri umani belli…

Ai concerti c’è sempre più gente, ed è questa la cosa bella, perché significa che le canzoni arrivano a quanta più gente possibile. Sono felice di questo consenso, che è arrivato con calma, perché abbiamo fatto un lungo percorso per arrivarci.

Nel nuovo singolo estratto, “Lamezia Milano”, parli dello spaesamento di chi viene dalla provincia, affascinato comunque dalla metropoli.

Dario… tu hai scelto di continuare a vivere nel piccolo paese calabro in cui sei cresciuto.
Questo, per ricondurci al tema de “La verità”, è per paura di abbandonare le piccole sicurezze che hai?

Indubbiamente c’è anche questo, ognuno di noi ha nella casa il suo nido di sicurezze.

La mia poi è una sorta d’inerzia, mi trovo bene, e non ho avuto l’esigenza di spostarmi. Anche perché sono sempre in giro, e il ritornare a casa, staccare dal ritmo dei concerti, mi fa stare bene, tornare nella mia piccola realtà, nella mia dimensione.

Che effetto ti fa essere accostato ai grandi nomi del cantautorato italiano, come Gaber, Dalla, De Gregori…

Mah.. mi fa un effetto normale…

Credo sia anche giusto, non voglio mica essere accostato ai cantautori minori… (scherza).

Rilancio sorridendo: sono stati i tuoi ispiratori?

Ho capito, devo rispondere seriamente (ride)?

Sicuramente sono stati tra i miei ispiratori, il loro sguardo sul mondo è uno sguardo che mi appartiene. Questo accostamento, al di là della battuta che ho detto prima, della fesseria (ride ancora), è un’aspettativa grossa nei miei confronti. Mi viene anche un po’ d’ansia nel mantenere questo tipo di aspettativa, ma ovviamente mi rende felice.
E poi un giorno qualcuno accosterà un “giovane” cantautore ai grandi nomi del cantautorato italiano, citando Dalla, De Gregori, Brunori Sas…

(ride…)

Brava, brava, vedi che hai capito. Dovete cominciare ad avere rispetto… (scherza)

Devo farti una menzione, su “Il costume da torero”, e il coro di bambini che cantano con disinvoltura “La realtà è una merda”.
Come hai avuto l’idea di introdurre questo coro?  

E’ venuta fuori mentre lavoravo con tutto il gruppo di lavoro (la band e il produttore, Taketo Gohara). Il pezzo è quasi una filastrocca, quindi abbiamo pensato di inserire il coro di bambini, che potessero cantare la frase clou del pezzo, che è appunto “la realtà è una merda/ma non finisce qua”.

Da una parte il pezzo raccontava la mia esigenza di non essere infantile, ma dall’altra anche di non perdere quel lato fanciullesco che ci appartiene. 

Il tour invernale, che ha seguito l’uscita dell’album, è andato benissimo, sold out ovunque.

Per chi volesse ascoltarti dal vivo, non mancano però le occasioni.

E’partito il 16 giugno il tuo tour estivo, con due punte di diamante a Milano (30.6, Carroponte) e Roma (4.7, Postepay Sound Rock, Ippodromo delle Capannelle), e toccherà un po’ tutta Italia.
Cosa dovremo aspettarci di diverso rispetto ai live invernali?

Abbiamo deciso di creare una sorta di continuazione, sistemando la scaletta con blocchi differenti, pescando un po’ di pezzi dai primi album.

Ne sentivo l’esigenza, perché alcuni pezzi non li cantavamo da tanto tempo, e poi vedevo come un ponte tra i primi pezzi e quelli dell’ultimo album, e ho voluto riproporre questo ponte ideale anche nei concerti.

Dario, io ti ringrazio davvero. Sei stato di una gentilezza e simpatia unica.

E ora che la nostra chiacchierata è terminata, posso anche confidarti di essere una tua grandissima ammiratrice.

Io saluto e ringrazio te e tutti voi, per avermi ospitato. E saluto Mara, che aveva detto in tv di conoscermi.

Questa cosa è stata molto apprezzata dai miei parenti: ”ti conosce Mara Maionchi?” (lo dice con accento calabro).

Questo ha fatto capire ai miei parenti che forse facevo un mestiere serio, e che lo facevo sul serio.

(sorride)

Mara conta quindi più di tutti i riconoscimenti ricevuti finora.

E Brunori Sas di riconoscimenti ne ha collezionati già molti.
Tra i più “pregiati” c’è sicuramente il legame che lo unisce al suo pubblico, forte e indissolubile.

brunori sas

Qui siamo all’Arena del mare di Salerno, tappa del 7 luglio di Dario, unica data campana del tour. Il pubblico è di quelli calorosi, composto da una prima fila di giovanissimi, tra cui mi maschero con facilità.

Il coro ininterrotto dei presenti (dalle età più disparate), il gioco di luci proposto sul palco, e la complicità con la band, composta da Simona Marrazzo (cori, synth, percussioni), Dario Della Rossa (pianoforte, synth), Stefano Amato (basso, violoncello, mandolini), Mirko Onofrio (fiati, percussioni, cori, synth), Massimo Palermo (batteria, percussioni), Lucia Sagretti (violino), conferiscono al concerto un ritratto emozionante e completo.

Il live si apre (come di consueto) con “La verità”, che ripropone verso la fine in una versione più intima, accomodandosi al pianoforte.

Ci si scatena poi con “Lamezia Milano”, “Il costume da torero”, “Rosa”, “Pornoromanzo”, per poi tornare ad abbracciare la dimensione poetica di Brunori con “Kurt Cobain”, “Canzone contro la paura” (eseguita sul finale), “Diego ed io”, scritta con Antonio Dimartino.

Prima di accennare “Italian dandy”, Brunori spiega scherzando che da giovane è stato un dandy, e che aveva addirittura i capelli lunghi.

Non mancano ovviamente in scaletta alcuni classici del suo repertorio, mixati agli ultimi pezzi (come aveva accennato nell’intervista), e il pubblico non molla mai la presa, cantando con lui in “Come stai”, “L’uomo nero”, “Don Abbondio”, “Arrivederci tristezza”, “Colpo di pistola”, “La vita liquida”, “Le quattro volte”, “Guardia ‘82”, “Sabato bestiale”.

Durante il concerto Brunori dialoga spesso coi presenti, fa battute che scatenano l’ilarità generale, e scherza con un ragazzo della prima fila, chiedendogli se l’occhio nero che vede vistoso, se l’è fatto al suo concerto (lui risponde che aveva guardato la ragazza di un altro: risata collettiva)

Il live si chiude di lì a poco con una sentita ovazione del pubblico, poco prima di intonare la splendida “Secondo me”.

Arrivano nitide alle mie orecchie le parole di un ragazzo: “Non conoscevo Sas, ci sono venuto così…

Ma vale tutto il prezzo del biglietto, anche di più.

Dov’è il prossimo concerto? Andiamoci!”, dice a qualcuno accanto a lui. E quando si riesce a conquistare il cuore delle persone così, c’è ben poco da aggiungere. Segno che le belle canzoni si scrivono ancora. Segno che anche il nostro tempo ha i suoi grandi cantastorie.

brunori sas

Prossime date – A casa tutto bene Tour Estate 2017:

14 luglio a Sogliano al Rubicone – FC (Sogliano Summer Festival),
19 luglio a Collegno – TO (Flowers Festival),
5 agosto a Lamezia Terme – CZ (Color Fest),
10 agosto a Tindari – ME (Indiegeno Festival),
14 agosto a Santa Cesarea – LE (Cube Festival),
17 agosto a Diamante – CS (Teatro dei Ruderi di Cirella),
22 agosto a Brescia (Festa Radio Onda d’Urto),
23 agosto a Asolo – TV (Ama Music Festival),
30 agosto a Castagnole delle Lanze – AT (Festival Contro),
31 agosto a Prato (Settembre Prato è Spettacolo),
1 settembre a Modena (Arena sul Lago).

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Mariafrancesca Mary Troisi

Da sempre appassionata alla letteratura italiana, ho iniziato a scrivere da ragazzina.
Passione, insieme a quella per la musica, ereditata da mio padre, scomparso quando ero ancora piccola.
In breve tempo la penna e il foglio (o lo schermo di un pc) sono diventati il “mio amico fedele”, capace di comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo.
Dall’età di 6 anni, per circa 8 anni, ho preso lezioni di pianoforte classico, e per due anni consecutivi, ho fatto parte di un coro, partecipando a svariati concorsi, portando il folclore della mia terra (la Campania) in giro per l’Italia.
Esperienza, insieme a quella del pianoforte, volutamente accantonata, ma non conclusa, perché il “mondo della musica” ha continuato ad affascinarmi, anche se in altre “vesti”.
Ho iniziato, infatti, a scrivere testi di canzoni, sviscerandomi e “confidandomi” in ogni mio testo, scoprendo così, lati di me, sconosciuti anche a me stessa.
Per circa un anno ho collaborato con una rivista, scrivendo racconti.
Ho partecipato a diversi concorsi di poesia; le poesie sono sempre state scelte per la pubblicazione.
Ho avuto il piacere e onore di essere inserita lo scorso anno nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei, intitolata a Mario Luzi, patrocinata dal Senato della Repubblica, con 3 poesie.
Dall’inizio dell’anno ho una sorta di blog su fb, una pagina sui cui appunto considerazioni, riflessioni, e su cui pubblico periodicamente racconti e poesie.
Ho provato di recente anche l’esperienza della radio, facendo uno stage /laboratorio full immersion, con alcuni degli speaker più “quotati” attualmente.
Esperienza, quella della radio, che riprenderò a breve, senza abbandonare quello che è il mio sogno più grande, ossia continuare a scrivere.
Perché paradossalmente sono i sogni l’unica certezza che abbiamo.

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