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Un vinile ci salverà? – La Sony Music ricomincerà a stampare dischi in vinile

Vinile di nuovo in auge. La Sony Music ricomincerà a stampare dischi in vinile e addirittura aprire una fabbrica in Giappone.

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di Luigi Calivà

È di qualche giorno fa la notizia che la Sony Music ha deciso di ricominciare a stampare dischi in vinile, e addirittura aprire una fabbrica in Giappone. Parliamo di un mercato che potrebbe diventare da 1 miliardo di dollari nel 2017, così almeno dicono le previsioni di mercato.

I dati raccolti da Idealo confermano pienamente la crescita positiva nelle vendite dei supporti anche in Europa. Negli ultimi due anni, l’interesse verso il mondo del vinile è aumentato circa dell’80%, soprattutto per quanto riguarda quelli di musica rock e pop degli anni ottanta e, a sorpresa, dei primi Duemila, quando il vinile ha cominciato timidamente a risalire la china (fonte Onstageweb.com).

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Certo si tratta ancora di numeri piccoli in termini di vendite, ma c’è più di un valido motivo per sperare che il vinile salverà il mercato della musica.

Un LP è un prodotto bellissimo,

dove il suono analogico rende caldo e accogliente l’ascolto della musica. E non è solo per orecchie fini. Inoltre mettere su un piatto un disco è un rito che chi ama la musica adora perpetrare. In un LP si possono valorizzare i testi e le fotografie, e la grafica torna ad avere una importanza fondamentale per chi lo compra e per il marketing. Alcuni album del passato sono dei veri capolavori, non solo per il contenuto. Un esempio su tutti le copertine di Andy Wharol negli album dei Velvet Underground.

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Il packaging nel marketing è una specie di “vestito su misura” cucito ad hoc da un bravo “sarto” (un grafico) o da un visivo, un fotografo o un pittore, artisti in grado di evocare sensazioni al pari del contenuto musicale, e soprattutto in grado di rendere diverso un prodotto dall’altro, richiamando l’attenzione e risvegliando il gusto estetico dei probabili consumatori, ormai addormentato dalle copertine francobollo dei file audio.

Tutto questo favorisce il senso del possesso dell’oggetto di vinile, oltre che del suo contenuto

Un altro motivo non meno importante è che il vinile costringerà le case discografiche a tornare ad essere un’industria che produce, fabbrica, promuove e distribuisce dei prodotti in modo autonomo.

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Oggi i padroni della musica e del mercato non sono certo gli artisti

né tantomeno le case discografiche.
Ormai il mercato è totalmente in mano a player del web come Apple con iTunes che distribuisce file digitali alle condizioni di mercato che lei stessa detta. Oppure alle società di streaming audio come Spotify o Apple Music, oppure del video come YouTube che dispensano royalties bassissime e difficili da conteggiare, e che non compenseranno mai il calo delle vendite di prodotto fisico che con il loro colpo di stato digitale, e lo spazio che gli è stato concesso da colpevoli distratte case discografiche hanno provocato.

Queste aziende non potranno mettere mai le mani sul mercato del vinile.

Un LP in vinile ha un costo che comprende tutto e che speso da chi lo acquista appaga tutti i sensi.

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Poi c’è l’indotto per la produzione del vinile:

fabbriche di vinile, operai e tecnici, l’importanza del Master Audio da realizzare in uno studio di registrazione con tecnici in grado di farlo. Una rete di distribuzione, il possibile salvataggio o rinascita del negozio di dischi. Infine il mercato del Wi Fi analogico di recupero (io ho un impianto degli anni 80 restaurato) o nuovi impianti audio del nuovo secolo.
C’è solo da sperare che le case discografiche non si distraggano di nuovo, facendosi scippare l’opportunità che gli offre il nuovo boom del vinile

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