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L’Epoca che respira, con Mariella Nava

Mariella Nava, uscita con l'ultimo lavoro "Epoca", raccontata da Michele Caccamo, che le pone delle domande a cui l'artista risponde con la sua voce in un'audio-video.

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mariella nava
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di Michele Caccamo

Perché il pop ha bisogno di un trionfo d’oro, dopo l’avvenuta scadenza. E sembra questa volta vi sia un nuovo nido di marzo, una primavera della poesia. Sembra vi sia davvero in atto la costruzione di un’Epoca fatta a mani nude, senza metodi furbi.

Le canzoni di Mariella Nava danno il sacramento favorevole alla rinascita, i tiranti per allargare le ali a ogni cuore. Sono note e versi battenti il canto dell’uomo, sono le spighe in salita verso il cielo.

Perché Mariella Nava è una fata, tra le altissime mura dell’indifferenza. E per i suoi mondi diversi toglie tutte le vite rimaste nell’ombra. E le armonie che le nascono dalla bocca sono attimi felici.

Lei che ha la sua terra nel petto sa essere universale, o lacrima particolare di ogni umano. Nessuna nota tenta la scorciatoia seducente, piuttosto la semplicità dell’infanzia: della pura e meravigliosa gioia.  E Mariella tiene stretta l’anima per il suo regno: che è ingegno di letteratura, che è cerchio di respiro o anche soffocamento.

Ah, quanto necessario delirio riesce a trovare nel nostro ascolto, quante case gloriose piene di perle e rubini nei nostri sogni; quante matasse nei nostri cuori riesce a slegare; quanti abiti a festa sa metterci addosso. Mariella con una mano umile ci porta nell’insuperabile fascino dell’Amore che nessuna alba può somigliare.

Epoca è la palma intima della musica, è la misura più breve per la bellezza: e avviene il tempo della fiamma e delle rose, avviene il tempo delle immagini immortali, degli amori andati a pezzi; avviene il tempo delle ballate o delle antiche campane del ricordo.

Mariella Nava pronuncia le parole dell’essenza come un Profeta, come una cerva ferita. E io che l’ascolto avrei desiderio di parlarle, perché è un’ancora sana, perché è una lama per il mio dolore; perché è senza maschera, perché se chiudo gli occhi riesco a guardarmi nel cuore.

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