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Radio – Tormentoni: come è cambiato nel tempo questo rapporto. E’ la rete che determina ora un successo

Radio & Tormentoni estivi, un rapporto che è cambiato molto nel tempo Ora è la rete che determina un successo

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di Marco Stanzani

Radio – Tormentoni estivi, un rapporto profondamente cambiato nel tempo…
Indimenticabili i tempi in cui le radio gestivano un reale potere promozionale. Quelli si che erano bei tempi!!!

No dico, esattamente 18 anni fa scorrazzavo radio per radio, con una scassatissima Volvo, a presentare personalmente da Trento a Catania il progetto Lùnapop sul quale faticavo a raccogliere consensi dai direttori artistici dell’alta discografia. Il mio intento era quello di incontrare tutti i capi delle programmazioni radio e convincerli che “50 Special” fosse la nuova “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”.
Ora non potrei più farlo.

Non potrei più farlo

perché la musica viaggia attraverso la rete e non necessita di supporti fisici.
Ma soprattutto, non potrei più farlo perché la programmazione musicale in radio è cambiata e la musica non è per lei un elemento preponderante, ma solo un collante che serve a fare in modo che chi ascolta non abbia la tentazione a cambiare canale in attesa che ci sia un nuovo intervento in voce.

L’intervento in voce

in quel periodo aveva il ruolo nella radio che invece ora ha la musica.
Era il periodo ancora nel quale la radio decideva davvero quali sarebbero diventati i tormentoni estivi, non come ora che ci si limita a programmare i brani di artisti già consacrati dal punto di vista della notorietà e non si rischia più su giovani musicisti che non abbiano preso parte ad un talent. E comunque anche lì non è detto eh.

La differenza tra ieri e oggi sta nel fatto che la Lambada dei Kaoma ti trapanava il cervello partendo dalla radio.

Nel nuovo millennio “Happy” di Pharrell Williams, o “Andiamo a comandare” di Rovazzi, li senti alla radio fino all’ossessione solo dopo che hanno ottenuto 500 milioni di views su youtoube.

Anche il Pulcino Pio diventò un tormentone, ma non lo programmava la radio, tranne quella che lo aveva inventato naturalmente.

Eppure tutti quanti avevano, al periodo, la percezione netta che quello fosse il tormentone di quella estate.

E quindi?

Nulla. Solo la consapevolezza che, rispetto a una quindicina di anni fa, al di là di alcuni network che effettivamente ancora un minimo si sforzano lo fanno per uscire dal coro della “programmazione uniformata”, la radio non è più il primo anello della catena alimentare del “successo fino alla nausea”, ma probabilmente solo l’ultimo.

Ormai è tardi per decidere il contrario. E’ la rete che determina un successo. La Radio gli pone solo una ciliegia in testa.

Playlist by red&blue music relations di tormentoni che hanno segnato le estati passate e presenti

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