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I Guns N’Roses ritornano dagli anni novanta e fanno esplodere d’energia Imola

La storica band californiana di Axl Rose e Slash, i Guns N'Roses, si è esibita all'Autodromo di Enzo e Dino Ferrari ad Imola in un tripudio di rock ed energia allo stato puro.

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guns n roses
Crediti Foto Guns N'Roses
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di Davide Fragapane

I Guns N’Roses sono tornati più forti che mai, dimostrando sul palco del concerto all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola (leggi nostro articolo precedente) come si fa davvero il Rock.

Dopo 20 anni il miracolo è avvenuto, Axl e Slash sullo stesso palco e sembra che il tempo non sia assolutamente passato per quanto riguarda la grinta, la tecnica e la professionalità; fisicamente i nostri invece sono sicuramente appesantiti.

Lo show inizia esattamente con 5 minuti d’anticipo sul tramonto del sole, quasi a preannunciare la grande voglia di ritorno davanti ad un mare di folla (83Mila spettatori).

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Crediti Foto Guns N’Roses

Eccoli sul palco sulle note di “It’s so Easy”, Axl con voce graffiante, intonata e potente, vestito “anni 90”, stivali texani jeans strappati, camicione di flanella legata sui fianchi e t-shirt nera. Comincia a correre mentre Slash e Duff McKagan iniziano a macinare il riff. Un pugno in faccia quando finita “Mr Brownstone e “Chinese Democracy” arrivano le prime note di “Welcome to the Jungle” con cui gli acuti di Axl e il riff di Slash incendiano Imola che salta e canta.

Una botta di suono, energia, tecnica impressionante che, sinceramente, nessuno si sarebbe mai aspettato.

Dopo “Double Talkin’ Jive” è la volta di “Better” – primo singolo di “Chinese Democracy”, l’album della discordia con il solo Axl Rose senza la Line Up originale -, per poi passare ai capolavori “Estranged”, “Live and Let Die” (cover di McCartney con i Wings) e “Rocket Queen”, in cui il bravissimo batterista Frank Ferrer, con un tiro e una botta da far impallidire anche Jonathan Moffet (drummer di Michael Jackson/Madonna), tesse la sezione ritmica per permettere a Slash e all’altra chitarra, suonata da Richard Fortus, di scatenare un “duello” a colpi di note, tanta tecnica e precisione e, soprattutto, di un gusto sopraffino che caratterizza tutto lo show.

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Crediti Foto Guns N’Roses

Il piacevolissimo Richard Fortus, mai invadente, si scatena a colpi di Whammy pedal e un sapore più moderno e rock, mentre Slash riutilizza il Talk Box e la sua inconfondibile mano, usando pentatoniche blues intrecciate a scale minori armoniche che, da sempre, caratterizzano il proprio sound.

Giunge il momento di posare la Gibson Gold Top per far spazio alla B.C. Rich ed eseguire “You could be mine”, per poi arrivare ad acclamare Duff che canta “Attitude” (cover dei Misfits).

E’ la volta della ballata piano & voce “This I Love”, in cui Dizzy Reed, il tastierista, crea un tappeto ed una atmosfera che rendono giustizia alla voce di Axl, che così facendo si è ripreso una bella rivincita dopo anni bui, dimostrando di avere ancora molto da dire a livello canoro.

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Crediti Foto Guns N’Roses

La macchina del rock non intende minimamente fermarsi, e senza pause tra un brano e l’altro, quasi a correre per far in modo di suonare più brani possibili, la band sfodera “Civil War”, brano in cui Slash suona una “double neck” con un breve omaggio a Hendrix suonando in coda “Voodoo Child”, ” Yesterday” e “Coma”.

Si arriva così al momento più atteso, quando Slash inizia il suo show nello show, prima omaggiando con un riff Chuck Berry e poi proseguendo con “Speak Softly Love”, la colonna sonora del Padrino, e “Sweet Child O Mine”.

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Crediti Foto Guns N’Roses

L’intesa tra i componenti della band sembra totale. Per la prima volta, a mio avviso, dimostrano di essere la rock band più forte che ci sia in questo momento; ognuno ha il suo spazio, tanto che  Slash concede visibilità sul palco anche all’altra chitarra che, in maniera magistrale omaggia i Pink Floyd con “Wish you where here”.

Un ulteriore tributo viene fatto, questa volta, a Clapton, quando su “November rain” l’intro viene fatto con proprio con l’inizio di Layla. Il brano ha conquistato dei lunghi applausi che sono poi sfociati e continuati sulle note di “Knocking on Heaven’s door”, che sembrava essere cantata da tutta Imola.

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Crediti Foto Guns N’Roses

Ultimo pezzo della serata, preannunciato dalle trombe di un treno sul palco, è “Nightrain”: e si scatena ancora energia pura da dei musicisti visibilmente emozionati e soddisfatti del lavoro fatto.

I 4 bis iniziano con “Don’t cry”; si prosegue con un omaggio al compianto Chris Cornell, con un’emozionante “Black hole sun”, seguito da un altro omaggio agli Who con “The seeker”; si finisce con un’adrenalinica “Paradise City”, con tanto di fuochi d’artificio e un’uscita dal palco con tanto di verticale di Slash.

Sono andato al concerto un po’ per nostalgia e mi son incredibilmente ritrovato di fronte la band del ’92, sicuramente più matura, ma che si rivela essere ancora una delle più grandi rock band del panorama musicale mondiale.

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Crediti Foto Guns N’Roses

Scaletta – Guns N’ Roses Imola 2017

It’s So Easy
Mr. Brownstone
Chinese Democracy
Welcome to the Jungle
Double Talkin’ Jive
Better
Estranged
Live and Let Die
(Wings cover)
Rocket Queen
You Could Be Mine
Attitude
(Misfits cover)
This I Love
Civil War
Yesterdays
Coma
Slash Guitar Solo
Speak Softly Love
(Nino Rota cover)
Sweet Child O’ Mine
My Michelle
Wish You Were Here
(Pink Floyd cover)
November Rain
Knockin’ on Heaven’s Door
Nightrain

Bis:
Don’t Cry
Black Hole Sun (Soundgarden cover)
The Seeker (The Who cover)
Paradise City

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