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Viaggio tra le tracce e la storia di un album: “The Nightfly” di Donald Fagen

Viaggio tra le tracce e la storia di un album "storico", "The Nightfly" del 1982 del leader degli Steely Dan, Donald Fagen.

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donald fagen
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di Stefano De Maco

Donald Fagen pubblicò The Nightfly nel 1982. Eclettico musicista fondatore degli Steely Dan, decise che era giunto il momento di pubblicare un album solista senza i consueti compagni di viaggio, eccetto Walter Becker. Spalla storica nel gruppo. Classe 1948, nato a Passaic, piccolo centro del New Jersey, nel 1971 fondò il suo gruppo, in un periodo ricco d fermenti musicali. La parola d’ordine era contaminazione, ma filtrata da una conoscenza musicale solida. La caratteristica principale era un mondo musicale in cui #funky, #jazz e #pop coesistevano con testi assolutamente non superficiali, ma attenti senza diventare “pallosi”. Della serie, per fare del buon pop e comunicativi, non necessariamente bisogna essere banali. The Nightfly fu registrato a New York e Los Angeles, con il grande Gary Katz come produttore e Roger Nichols come tecnico del suono, team che aveva già collaborato con Fagen nei precedenti album degli Steely Dan.

donald fagen

The Nightfly

Già dalla copertina, l’atmosfera è retrò, in bianco e nero in un’epoca in cui i colori accesi esplodevano. L’immagine dell’artista nei panni del personaggio Lester the Nightfly, di Baton Rouge, Louisiana, richiama la figura iconica del dj, con dischi e sigarette e l’immancabile piatto e microfono. Compagno notturno di molti ascoltatori solitari, come il giovane personaggio protagonista di questo Concept Album. Uscito nel 1982, è uno dei dischi riconosciuti all’unanimità come pietra miliare, insieme ad altri forse più famosi, come Sergeant’s Pepper (Beatles) o The Dark side of the moon (Pink FloydZiggy stardust (David Bowie). Perchè sono dischi come questi che hanno fotografato in chiave sonora e lirica un momento storico, hanno colto lo spirito del tempo. Rimanendo ancora adesso attuali. Potere della musica creativa e non di plastica. Non si tratta di snobismo quanto piuttosto di raffinatezza musicale e tecnologia. Primo disco ad essere interamente registrato con la nuovissima tecnologia digitale, ha permesso a Fagen di espandere la sua estrema cura, quasi ossessiva, sia agli arrangiamenti che alla produzione.

donald fagen

Composizioni curate al millesimo, definizione sonora degna di registrazioni di musica classica. Al punto che per decenni il disco è stato usato come reference per la taratura di impianti audio hi-fi e nei concerti live in tutto il mondo.

Tra CD ed LP quest’ultimo viene considerato superiore e resta uno dei riferimenti in campo audiofilo. (Wikipedia)

Eppure nell’ascolto si percepisce un feeling quasi da improvvisazione con riff e licks di chiara impronta jazzy o bluesy. Nonostante nemmeno una nota sia stata lasciata al caso. È un concept album dedicato ai ricordi di un ragazzo della middle class Americana, a cavallo di un epoca che aveva lo spettro della minaccia atomica e della guerra fredda (New Frontier), delle rivoluzioni sudamericane (The Goodbye Look) dei primi amori (Maxine), delle prime feste senza genitori (Ruby Baby). Con la colonna portante di una radio in cui il dj, appunto The Nightfly, trasmetteva canzoni per i vari stati d’animo di chi era in ascolto. Oltre ad aver composto tutti i brani (ad eccezione di Ruby Baby) Fagen ha curato tutti gli arrangiamenti.

donald fagen
La copertina dell’Album “The Nightfly”

Le tracce

Oggi iniziamo un viaggio tra le tracce e la storia di questo album. Partiamo dalle prime 3 tracce.

I.G.Y.

La traccia di apertura fa riferimento alle attese per un futuro prossimo e immaginario in cui la tecnologia stravolge la quotidianità con viaggi velocissimi, un’evoluzione nelle scelte eco-friendly di risorse energetiche, stazioni in spaziali, e gente che può viaggiare tra New York e Parigi in 90′. Cosa effettivamente poi cambi nella vita delle persone, traspare dall’ironia di Fagen, in una visione post-guerra dichiaratamente occidentale; come a dire che tutto questo progresso sarà davvero realistico e benefico? Tutta questa velocità e modernità cambierà in meglio le nostre vite? Fu anche il primo singolo estratto dall’album, nel settembre 1982.
Ascolta I.G.Y. su Spotify
Credits:

  • Drums: James Gadson, Jeff Porcaro
  • Bass: Anthony Jackson
  • Guitar: Hugh McCracken
  • Backing vocals: Frank Floyd, Gordon Gordy, Valerie     Simpson, Zack Sanders
  • Piano: Greg Phillinganes
  • Keyboards: Rob Mounsey
  • Percussion: Roger Nichols, Starz Vanderlocket
  • Sax: Michael Brecker, Dave Tofani, Ronnie Cuber
  • Trombone: Dave Bargeron
  • Trumpet: Randy Brecker

Green Flower Street

Strizzatina d’occhio allo standard On Green Dolphin Street in un ossessivo riff tra Piano Rhodes e e chitarre che fa da spina dorsale. Cori curatissimi, come nel corso di tutto l’album, con un impasto che ha fatto scuola. Soul e Jazz. Ma sopratutto groove. Tensione e adrenalina nelle vicende narrate in un tappeto sonoro e ritmico che richiama i riff ripetitivi della dance floor con aperture armoniche e melodiche nel refrain. Una sorta di versione più filtrata del celebre brano Beat it di Michael Jackson ma con più sfumature e ironia. Anche qui si parla di gang, di confronti diretti, ma ci si apre ad un (there’s a special place for lovers) in un inciso che si distacca nettamente dall’andamento ossessivo del verse.
Ascolta Green Flower Strett su Spotify
Credits:

  • Drums: Jeff Porcaro
  • Bass: Chuck Rainey
  • Guitars: Larry Carlton, Dean Parks
  • Backing vocals: Daniel Lazerus, Frank Floyd, Valerie Simpson, Zack Sanders
  • Piano: Greg Phillinganes
  • Keyboards: Rob Mounsey
  • *
  • Percussion: Starz Vanderlocket

Ruby Baby

Unico brano che non è uscito dalla penna di Fagen, bensì della premiata coppia Stoller&Leiber, autori di tantissimi successi soul e RnB Fagen ammise di aver ascoltato diverse versioni, principalmente quella dei Drifters, ma anche altri brani del periodo, per assorbire meglio l’impasto sono o e rielaborarlo secondo la propria estetica. Gli anni ’50 furono gli anni dell’ottimismo per gli americani, come per l’Italia lo furono gli anni ’60. La guerra era passata, il benessere economico permetteva alle nuove generazioni di vivere una spensieratezza e un’agiatezza impensabile pochi anni prima. Sono gli anni di Elvis, dei primi ammiccamenti espliciti ad una sessualità sempre meno velata (The Pelvis). Ruby Baby fu persino cantata dai Beatles in una cover con Tony Sheridan (Ascoltala qui). La versione di Fagen ovviamente non è semplicemente un omaggio, quanto una vera e propria rilettura, a partire dal suo timbro vocale che poco ha a che fare con lo stile vocale degli anni ’50. Un aneddoto racconta che la meticolosità di Fagen ha portato a registrare la parte di piano con i due musicisti sotto indicati, uno per la mano destra, uno per la sinistra….
Ascolta Ruby Baby su Spotify
Credits:

  • Drums: James Gadson, Jeff Porcaro
  • Bass: Anthony Jackson
  • Guitars: Larry Carlton, Dean Parks
  • Backing vocals: Donald Fagen, Valerie Simpson
  • Piano: Greg Phillinganes, Michael Omartian
  • Keyboards: Rob Mounsey
  • Percussion: Starz Vanderlocket

Nei prossimi articoli, andremo avanti.

donald fagen
Steely Dan – Green Flower Street live in Nashville 1993

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