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Roger Waters: nostalgia, utopia e speranza in “Is This the Life We Really Want?” -RECENSIONE

Roger Waters è uscito con un nuovo album di inediti, “Is This the Life We Really Want?”. Il produttore dell'album è Nigel Godrich, produttore di Radiohead

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Voto Autore
di Athos Enrile

Quando Roger Waters ha annunciato che avrebbe lavorato con Nigel Godrichproduttore di Radiohead – per il sul suo primo album in studio dopo cinque lustri – risale al 1992 “Amused to Death” -, i conoscitori delle vicende rock hanno rivolto il pensiero alla sensibilità musicale e all’attenzione verso il sociale di Waters a cui, si pensava, potesse essere applicato un qualche tipo di filtro post-moderno; ma a giudicare dal risultato si potrebbe dire che Godrich abbia tirato fuori il fan dei Pink Floyd che risiede in lui.

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Roger Waters – ‘Is This the Life We Really Want?’

Nel nuovo rilascio, “Is This the Life We Really Want?”, è presente lo smell del lungo percorso dei Floyd, e questo potrà risultare al contempo la gioia e la frustrazione di chi segue da sempre le vicende della band di Gilmour e soci, una fascinazione work in progress che può contare  su un continuo flusso di nuovi adepti, anche tra gli adolescenti degli anni 2000.

La maggior parte dei brani è vicina alla meditazione messa in campo con “Mother” (“The Wall”) ma ciò non impedisce a Godrich di utilizzare nastri di annunci radiofonici della BBC, effetti sonori e parti di synth che suonano come contributo postumo a Richard Wright. Questo tocco di caldi seventies potrebbe rappresentare per il produttore inglese la presa di coscienza che, attraverso i ricordi consolidati, occorre controbilanciare l’amarezza e la cruda realtà che caratterizza da sempre la lirica di Waters, e che appare ancora fortificata dalle attuali e toccanti vicende mondiali.

L’impegno sociale traspare ad ogni passo, ad ogni concerto, ad ogni intervista, ed è sufficientemente realistica l’immagine di un Waters  che si alza al mattino e cerca le news su Trump per trovare un’immediata risposta attraverso i mezzi a sua disposizione, magari un “pig” volante con commenti personali.

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Con il passare degli anni il lato un po’ spocchioso di Waters si è fortificato, alimentato dal prolificare degli atti inumani che sono davanti agli occhi di tutti, apparentemente illogici, che lui spiega come attribuibili, sempre, al dio denaro.

Fatta eccezione per alcuni episodi pacati e dolci, “Is This the Life We Really Want?” vede Waters occuparsi di droni, di bombardamenti a distanza, di smartphone, di TV, del destino crudele dell’umanità, e così immagina un’opera di improbabile sostituzione e si chiede: “Come sarebbe oggi il mondo se io fossi stato Dio? Lo avrei reso un posto migliore?”.

Il susseguirsi delle liriche rappresenta quindi il flusso della sua coscienza, basato su musica e  parole, sonorità conosciute e solennità dei contenuti.

Quando si oltrepassano i tocchi nostalgici l’album si presenta come grande poesia che riesce ad incontrare melodie di spessore, con momenti di bellezza innegabile, grazie anche ad arrangiamenti particolarmente centrati.

Eppure… c’è sempre la sensazione che qualcosa manchi, un’entrata che ti aspetti da un momento all’altro, tra ticchettii, effetti vari  e campionamenti radiofonici… ma no, la chitarra di David Gilmour non arriva, anche se i fan irriducibili dei Pink Floyd l’avrebbero probabilmente benedetta.

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Roger Waters – ‘Is This the Life We Really Want?’ – Recording footage

Se il titolo -“Is This the Life We Really Want?” – contiene in sé la spinta alla riflessione, unita ad un po’ di rassegnazione, la rabbia e la denuncia sviluppata rendono questo concept una sorta di protesta, un urlo di disperazione verso un mondo che permette ogni tipo di ingiustizia, con poli estremi di ricchezza e povertà e con la possibilità che chi possiede le leve del comando sia lontano dal cuore e dalla testa delle persone sensate e giuste. E  l’”Us and Them” di antica memoria assume molteplici significati.

Che cosa ci può salvare secondo Roger Waters? L’amore, inteso come sentimento rivolto ai nostri simili, come cura per ogni malattia e deriva violenta, unica soluzione allo stato di serenità, quello a cui tutti quanti dovremmo propendere.

Us+Them è il nome del tour iniziato il 26 maggio  a Kansas City, che dovrebbe approdare in Europa il prossimo anno, uno spettacolo che promette di avvicinarsi alla teatralità del The Wall Tour e che conterrà brani del nuovo disco.

In queste righe ho provato a realizzare una fotografia oggettiva dei contenuti, che a mio giudizio sono quelli che, in questo caso, restano nella storia, perché la cavalcano e regalano qualche speranza, seppur accompagnata da una buona dose di utopia. Restando invece sulle sensazioni personali, quelle che la musica mi provoca al di fuori della razionalità, non riesco, almeno al momento, a catalogare “Is This the Life We Really Want?” come un capolavoro assoluto, affermazione che ho sentito spendere apertamente da molti, a mio giudizio un atto di fede incondizionato verso il mondo dei Pink Floyd.

Un buon disco – nulla più -, la cui iridescenza musicale porterà certamente soddisfazioni, ma anche soffuse malinconie.

E per farsi un’idea personale ecco l’album per intero…

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Roger Waters – “Is This the Life We Really Want?” – The new album

Line up

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Tracklist

1. “When We Were Young” 1:38
2. “Déjà Vu” 4:27
3. “The Last Refugee” 4:12
4. “Picture That” 6:47
5. “Broken Bones” 4:57
6. “Is This the Life We Really Want?” 5:55
7. “Bird in a Gale” 5:31
8. “The Most Beautiful Girl” 6:09
9. “Smell the Roses” 5:15
10. “Wait for Her” 4:56
11. “Oceans Apart” 1:07
12. “A Part of Me Died” 3:12

 

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