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Beatles: Sgt. Pepper visto da una diversa angolazione

Beatles day, Sgt. Pepper day oggi, e per commemorare degnamente un "disco di confine" come questo mi è stato chiesto un ricordo personale.

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di Athos Enrile

Beatles day, Sgt. Pepper day oggi, e per commemorare degnamente un disco di confine come “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band mi è stato chiesto un ricordo personale che fornisco con piacere, ma che nulla aggiunge all’efficace disamina di Claudio Ramponi, appena pubblicata su questo Web Magazine, FareMusic (leggi articolo).

Per fornire qualche indicazione – e stimolare la curiosità – a chi è abituato a guardare verso i Beatles in modo univoco, vorrei dare significato alla definizione precedente, “disco di confine”: limite di che, e tra che cosa?

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Tra i miei più grandi amori musicali annovero la musica progressiva – ufficialmente nata nel 1969 con l’album “In The Court of Crimson King” -, movimento che ha brillato per poco più di un lustro, ma che ha oggi assunto il valore dell’immortalità; gli alfieri del periodo – e cito solo alcuni dei più conosciuti – sono i Genesis, gli YES, ELP, i Jethro Tull, i Pink Floyd.

Il genere ha caratteristiche precise: lunghe suite al posto dei brani da tre minuti, tempi ritmici composti, piena libertà espressiva con sconfinamento nella classica e nel jazz, virtuosismo esasperato, contaminazione, ricerca spinta di soluzioni armoniche inusuali, uso del tema concettuale.

Ma se, come abbiamo visto, il tutto ha una data di nascita precisa, viene naturale capire come i semi siano stati gettati antecedentemente, e chi segue un pò le vicende musicali sa che band come i Vanilla Fudge, i The Moody Blues e i Procol Harum siano considerate “proto”.

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Scavando a fondo si scopre che, probabilmente, il primo atto di quel movimento è proprio il Sgt. Pepper in questione, e così i Beatles diventano nuovamente anticipatori di un genere: prima il beat, poi il prog.

Dopo questo album nulla sarà più come prima.

Sgt. Pepper esce il 1° giugno del 1967, dopo quattro mesi di lavoro a tempo pieno e settecento ore di registrazione nei mitici studi di Abbey Road: il successo è immediato.

I Beatles propongo un disco tematico, suonato dai loro alter ego, La Banda del Club dei Cuori Solitari del Sergente Pepe, con pseudonimi previsti per ogni musicista.

Sulla carta un disco “non concettuale”, ma la novità dell’assenza di separazione tra un pezzo e l’altro, e la ripresa di Sgt. Pepper prima dell’ultima traccia riporta all’idea di lavoro legato da un unico filo conduttore, novità assoluta per l’epoca.

Ma il disco è anche la proposizione e il frutto di uno stile di vita alternativo, dove assumono un ruolo importante gli allucinogeni – utilizzati come stimolo creativo – e una certa filosofia quotidiana che fa il verso al modus orientale, sposato in pieno dal gruppo in quei giorni.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, With a Little Help from My Friends, Lucy in the Sky with Diamonds, A Day in the Life… brani che non hanno bisogno di una giustificazione per essere amati, e i ricordi adolescenziali – obiettivo iniziale Lennon e soci – diventano essi stessi il fil rouge che unisce i differenti episodi.

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Anche la copertina è destinata a passare alla storia (esposta al MoMA – Museum of Modern Art a New York), un’esplosione di colori che dà immediatamente l’idea della “rivoluzione musicale”, i doppi Beatles circondati da mille personaggi conosciuti, un puzzle che invita a curiosare, analizzare i dettagli, percepire la bellezza di impatto: una cover che spingerà verso una miriade di imitazioni e parodie.

Il disco è un trionfo assoluto, una risposta incredibile e immediata ovunque, in un periodo in cui si aspettava spasmodicamente una nuova uscita – musicisti e non -, cercando poi nuove fonti di ispirazione – addetti ai lavori.

Mi riesce difficile parlare al passato di Sgt Pepper, così come non sento la solennità del momento, perchè è un disco che ascolto con regolarità, appunto da cinquant’anni (ascoltavo i Beatles a sette anni!), e non riesco a giudicarlo come “storia passata”.

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Lo adoro, naturalmente, e mi auguro che le mie parole possano rappresentare uno stimolo per qualche giovanissimo, con la speranza che non ci si accontenti della bellezza dell’ascolto spensierato a tutti i costi, perchè qualche approfondimento darebbe il senso ad una storia che si è evoluta e che ora, a mio giudizio, sta segnando il passo. E per la terza volta i Beatles potrebbero segnare il percorso da seguire.

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