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Manchester, Saffie Rose: Ero piccola come le mie unghie

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Crediti del FotoMontaggio Immagini: FareMusic - FMD Copyright ©
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di Michele Caccamo

Ero piccola come le mie unghie.

Sotto a quel palco, a Manchester, ero un uccellino, e mi perdevo davanti a quei due metri di altezza. E avevo il cuore che zompava, come la musica nelle casse.

Avevo messo sopra alla frangetta le orecchie lucenti. La ghirlanda del coniglio.

Eravamo tutti felici con le stelline lanciate nel tetto dell’arena di Manchester. Sembravamo ai giardinetti: l’aria era deliziosa e le luci si alzavano come fossero alberi dorati.

Io pensavo che sarebbe stato bello riuscire a dare un nome a ognuno: perché era come fossimo gocce e foglie di un unico giardino, come fossimo gemme di un unico fusto.

Ariana era la nostra acqua importante, la nostra esplosione di gioia.

E ci sentivamo grandi, decisamente capaci di esistere senza uno spreco di fiato con le sue canzoni. Eravamo un affollamento bianco, di amore e amicizia. Eravamo nelle molte migliaia un solo cuore.

Ariana era una scintilla, un fuoco d’artificio.

E noi cantavamo senza pensare alla paura del futuro, senza pensarci.

Eravamo fiori speranze coriandoli.

Nessuno di noi si aspettava quell’uomo con la noia dello sciacallo, nessuno di noi si aspettava quel rovescio di piombi.

Mi avevano detto che eravamo nella terra di Dio e che la musica fosse il viatico per il Paradiso.

Mi avevano detto che avrei avuto i baci nella vita, che avrei avuto un rossetto alle labbra e un marito, e anche un figlio come me.

Nessuno mi aveva detto che avrei invece visto un uomo che sarebbe stato un’arma di guerra; che mi avrebbe fatto impallidire di morte.

Sono un uccellino, e ho le zampe rivoltate. E ho nel petto dieci chiodi. E il mio sangue scorre tra la folla che grida.
A casa mia a quell’ora di solito si preparava il tè.

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