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Levante sold out all’Alcatraz di Milano: cronaca di una conversione -RECENSIONE

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Crediti Foto: Marina Mazzoli Copyright © - Il esclusiva per FareMusic - FMD

Di Corrado Salemi

Premetto che ho molto imbarazzo nel raccontarvi la performance di Levante ieri 16 Maggio all’Alcatraz di Milano, ultima tappa del “Nel Caos Tour” in attesa dei prossimi impegni estivi.

A scanso di equivoci vi anticipo il motivo: il concerto è stato davvero notevole e ha messo in crisi molte mie convinzioni sul valore di questa artista e sul mio personale concetto di bello in musica.

Ma andiamo per ordine.

Come tanti ho conosciuto la musica di Levante con “Alfonso” e soprattutto con il suo “…che vita di merda…“, efficacissimo ritornello che però suonava (per le mie orecchie) come un’abile astuzia: immaginavo già i cori ai concerti e l’enfasi su quella lunga parola finale. Questo mio preconcetto non si è spento con l’ascolto dei suoi album “Manuale Distruzione” (2014, INRI) e “Abbi cura di te” (2015, Carosello Records). Proprio nel 2015 avevo visto la sua performance al concertone del Primo Maggio a Roma, senza però ricredermi.

Ma “Nel caos di stanze stupefacenti“, uscito ad aprile scorso per la Carosello Records (qui la nostra recensione), ha mostrato da subito una marcia in più grazie all’allargamento dei mondi raccontati (non solo e sempre “io”) ed una indubbia maturità nella scrittura. Ma da questo ad ammettere che il disco sia davvero così bello da catapultarsi subito in TopTen…

Eccomi quindi con moltissima curiosità, ma con poche aspettative, all’Alcatraz di Milano: ancora una volta trovo una folla infinita di gente che riempe ogni spazio di questo altare dedito alla musica.

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Crediti Foto: Marina Mazzoli Copyright © – Il esclusiva per FareMusic – FMD

Il palco è a un passo da me. Il set-up è standard: batteria, chitarra elettrica, basso e tastiere. Sullo sfondo lo schermo per le proiezioni video. Nessun altro elemento scenografico.

Ore 21.45. Levante si presenta sul palco. Vestita in body fucsia e jeans (“anni 80” come dirà successivamente) esce sulle note di “Le mie mille me“: evidente l’intento di auto-presentarsi in una sorta dichiarazione di intenti messa in campo sin da subito. Il pubblico, interamente composto di fan, risponde nel migliore dei modi: ogni parola è cantata all’unisono. Grande inizio, dal forte impatto sonoro.

Scorrono senza sosta, e senza fiato, i primi sei brani del repertorio: “Non me ne frega niente“,”Le lacrime non macchiano“,”Ciao per sempre“,”1996 La stagione del rumore” e”IO ero io“. Bella la scelta del repertorio: umorale, ben studiata, capace di costruire un senso e senza la frenesia di spiattellare subito l’ultimo lavoro pubblicato.

A dispetto del fisico asciutto e costantemente ricurvo in se stesso, Levante appare davvero padrona del palco. La performance canora è francamente perfetta: il timbro è davvero sensuale e rigoroso, suadente ma non sottomessa, oramai davvero personale e che per fortuna ha perso quelle tinte già sentite (e mi riferisco ovviamente a Carmen Consoli) ed eccessivamente presenti in “Manuale Distruzione“.

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Crediti Foto: Marina Mazzoli Copyright © – Il esclusiva per FareMusic – FMD

Riprendiamo fiato: l’emozione di Levante è palese, appena appena smorzata da un flebile “Come state?” rivolto alla folla numerosissima. Si riparte con la musica: ecco in sequenza “Mi amo“, “Sbadiglio” e “Cuori d’artificio“.

E sempre difficile imparare a ricevere i vostri applausi e il vostro affetto. Ma questa cosa mi piace, davvero!“: questo il ringraziamento che Levante rivolge al pubblico davvero molto coinvolto.

Altri tre brani con la band: “Diamante“, “Lasciami andare” e “Contare fino a dieci”. Gli arrangiamenti sono profondamente rock, fortemente votati al ritmo grazie alla batteria e ai loop di percussioni costantemente in primo piano, costantemente supportati dal basso. L’armonia dei brani è soltanto sostenuta dalle chitarre e dalle tastiere, con pochissima concessioni a parti strumentali e nessuna improvvisazione. Impeccabili i musicisti: Alessio Sanfilippo alla batteria, Mattia Bonifacino al basso, Eugenio Odasso alle chitarre e Alessandro Orefice alle tastiere, ai quali si aggiunge la stessa Levante alla chitarra acustica.

E’ il momento acustico: Levante imbraccia la chitarra acustica e affronta in solitudine “La scatola blu” e “Non stai bene” dimostrando di essere una musicista davvero completa. Brava, davvero.

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Crediti Foto: Marina Mazzoli Copyright © – Il esclusiva per FareMusic – FMD

Segue un momento assolutamente impensabile, una perla esecutiva che da sola meriterebbe tutti i soldi del biglietto: Levante si immobilizza al centro del palco, imponendo con la sua fisicità (e tutto il suo carisma) un silenzio surreale in sala: parte una chitarra acustica senza amplificazione, fuori campo. Levante intona “Abbi cura di te”, senza microfono. Tutto il pubblico risponde cantando perfettamente a tempo, perfettamente intonati, di fatto a cappella. Magico, suggestivo, estasiante, inimmaginabile. Che altro aggiungere? Il finale del brano è un delirio di applausi e di cori, un’emozione difficile da dimenticare. Levante, qui sei stata divina!

Ecco, se un’artista riesce a coinvolgere il suo pubblico a tal punto, se crea una così delicata alchimia di emozioni, se riesce a far entrare ogni suo fan nel proprio universo raccontato, e se addirittura riesce a fare del suo pubblico la parte essenziale della perfomance, allora devo ammettere di aver sbagliato in pieno il mio giudizio iniziale.

Levante è molto più che una ragazza fortunata il cui sogno si realizza: coscientemente o meno lei ha compreso l’essenza dell’arte ed è in grado di aprire un varco, oltre quel palco, attraverso il quale parlare direttamente alle anime.

Il concerto continua con tutti gli altri brani in scaletta, compreso l’attesissimo “Alfonso“, ma per fortuna (e non me ne vogliate male) senza “Pezzo di me” che francamente… ma che immagino sarà il tormentone della prossima estate.

E’ stato senza dubbio un grandissimo concerto nel quale Levante ha pienamente dimostrato le sue qualità di artista completa (e non più potenziale) giustificando ampiamente il grande successo di “Nel caos di stanze stupefacenti“, ininterrottamente nella classifica ufficiale Fimi sin dalla sua uscita.

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Crediti Foto: Marina Mazzoli Copyright © – Il esclusiva per FareMusic – FMD

Ecco la scaletta completa:

  1. Le mie mille me
  2. Non me ne frega niente
  3. Le lacrime non macchiano
  4. Ciao per sempre
  5. 1996 La stagione del rumore
  6. IO ero io
  7. Mi amo
  8. Sbadiglio
  9. Cuori d’artificio
  10. Diamante
  11. Lasciami andare
  12. Contare fino a dieci
  13. La scatola blu
  14. Non stai bene
  15. Abbi cura di te
  16. Duri come me
  17. Memo
  18. Di Tua Bontà
  19. Alfonso
  20. Io ti maledico
  21. Gesù Cristo sono io
  22. Caos (preludio)

 

I Copiryght delle foto (vedi QUI) sono della Fotografa Marina Mazzoli.
Si ringrazia: Stefano Di Mario​ dell’Ufficio Stampa MN Italia​

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