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Bob Marley trentasei anni fa moriva a soli 36 anni, ma il suo grido di redenzione rimarrà immortale

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di Mela Giannini

Oggi il numero “36” ha un duplice e suggestivo significato: 36 anni fa, a soli 36 anni, moriva una “coscienza”, moriva chi poi ha vinto anche la morte e il tempo, avendo letteralmente bagnato con la sua anima vivida ogni nota e parola scritta e cantata, ogni melodia e ogni testo che raccontava la storia di tante storie fatte di dolore, umana sofferenza, discriminazione, lotta vissuta sulla propria pelle, sgorgata dalle proprie lacrime, impregnata del proprio sudore.

bob marley

L’11 Maggio del 1981 Robert Nesta Marley, universalmente conosciuto come il “profeta” Bob Marley, terminò con la morte il suo incompiuto sogno (o almeno così pensava lui), l’ambizioso sogno di raccontare al mondo intero delle realtà che nascevano dal fondo di baratri in cui la miseria umana diventa invisibile a causa delle diseguaglianze, delle ingiustizie e della parte più oscura e malvagia dell’essere umano, l’ambizioso sogno di diffondere un messaggio di “resistenza” fatto di spiritualità e coraggio per la conquista di diritti negati e calpestati.

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Bob Marley – Could You Be Loved (Uprising Live!)

Lui, Bob, ha convissuto per molto tempo e coscientemente con l’ombra stessa della morte, morte che lo ha accompagnato, nemmeno tanto discretamente, fino alla fine, LEI specchio di un insormontabile e inevitabile destino, LEI sempre accanto a lui affinché non dimenticasse neanche per un istante che il suo tempo sarebbe finito a breve. E Lei, proprio lei, la morte, è stata paradossalmente il motore propulsore che ha spinto l’animo creativo e geniale di Bob a macinare, giorno dopo giorno e ininterrottamente, canzoni, messaggi, grida di lotta, concerti… e tutto affinché si “sapesse”, si conoscesse, si condividesse un messaggio di lotta, resistenza e redenzione.

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Bob Marley – Get Up Stand Up [HQ Sound]
Quello che Bob invece non sapeva è che quel suo sogno si sarebbe invece realizzato dopo la sua morte, perchè quello che ha seminato nel breve tempo in cui è rimasto sulla terra, è germogliato orgoglioso, forte, maestoso, trasformando la morte in una semplice porta che chiude un uscio ma che non riesce a trattenere gli ideali, gli insegnamenti, le parole, i ricordi, i pensieri che si dilatano nel tempo e per tutto il tempo, cavalcando anni, epoche e storie dopo storie, di generazione in generazione, fino ad arrivare a noi e oltre, a noi che continuiamo a ballare e cantare sulle note reggae di sue canzoni che oggi sembrano premonizioni che arrivano dal passato, perchè raccontano le stesse storie di dolore per cui quelle melodiche e irresistibili nenie a ritmo di reggae sono nate, ieri uguali a oggi, magari con dettagli e sfumature diverse, ma uguali e simili solo a se stesse, storie che purtroppo si ripetono dannatamente in modo ciclico, storie di gente che soffre e di altra gente che di quella sofferenza si nutre e “ingrassa”.

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Bob Marley “No Woman No Cry” 1979

Dopo la sua morte, mai nessuno, lui stesso compreso (quando era in vita), avrebbe immaginato quanto in profondità l’anima nobile di Marley fosse arrivata nei cuori della gente, la stessa gente che onorò la sua memoria durante una veglia e un funerale degni di un re. Migliaia e migliaia di persone erano radunate alla Kingston National Arena per vedere il suo corpo senza vita, fino a quando un furgone, con cassone aperto, trasportò le sue membra attraverso ali di folla, ai bordi delle strade. E muovendosi verso il suo luogo natio, un piccolo paese della Giamaica, Nine Miles, si formò un corteo spontaneo inimmaginabile, con centinaia e centinaia di auto che seguirono lentamente il furgone con la salma di Marley.

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Bob Marley – Is this Love

E quando il suo corpo fu tumulato in una sorta di mausoleo, la fiumana umana restò lì ad evocarlo e omaggiarlo fino a sera, mentre dalle casse di amplificatori si ergevano maestose le note dell’ultima “preghiera” scritta dal profeta, Redemption Song, una delle ultime che lui stesso cantò prima di morire, specie in quel indimenticabile concerto del 23 settembre 1980 a Pittsburgh, in cui lui da solo con la sua chitarra e la morte accanto, con le poche forze rimaste e il tanto sudore profuso, cantò come non mai, strappando l’anima e il cuore di chi lo ascoltava.

Non starò qui ora ad elencare il repertorio di questo grande artista, tutto quello che ha fatto, tutti i concerti (compreso quello a San Siro con più di 100mila persone allo stadio), perchè è davvero inutile parlare di certe frivolezze giornalistiche al cospetto di cotanta grandezza, quale fu (e rimane) quella di Bob Marley.

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One Love Bob Marley official video (HD)

Quello che farò (e spero facciate anche voi e soprattutto lo facciate fare ai vostri figli) è riascoltare ancora e ancora le sue canzoni, cantando semmai con lui “One Love”, o “Get Up Stand Up”, o “Is this Love”, o “No Woman No Cry”, o “Redemption Song”… o tante altre, senza mai dimenticare quello che succede ancora oggi lì, fuori le porte delle nostre comode case, rinunciando alla confortante indifferenza che ci evita dolori che graffiano la coscienza, senza smettere di lottare in qualsiasi modo (pacifico) sia possibile, proprio come lo stesso Bob ci ha insegnato ogni volta che una ingiusta prevaricazione si palesa a discapito dei più inermi e indifesi della società:

Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Solo noi stessi possiamo liberare la nostra mente
Non aver paura dell’energia atomica
Perchè nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora dovranno uccidere i nostri profeti?
(Redemption Song)

bob marley
Redemption Song audio (live version Pittsburgh)

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