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Ermal Meta: all’Alcatraz un trionfo, tra fan con malori e dediche di canzoni – RECENSIONE

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di Veronica Ventavoli

Alcatraz sold out, domenica sera, per Ermal Meta.

Salutato da più di un’ovazione, l’ex frontman della band La fame di Camilla ha convinto pubblico e critica con uno show dalla scaletta serratissima che ha visto protagonista assoluta la musica: pochissime infatti le parole “dette”, tantissime quelle “cantate”.

ermal meta
Ben 23 le canzoni portate sul palco, da Odio le favole (che segnò la svolta solista di Ermal) a Lettera a mio padre (uno dei pezzi più intensi della serata), accompagnate dai cori del pubblico che esplodono letteralmente quando attacca Vietato morire, brano con cui Ermal si è guadagnato il terzo posto fra i big dell’ultimo Festival di Sanremo.

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Ermal Meta – Lettera a mio padre (Live Alcatraz, Milano)- Crediti Video Elisa Pretto

Stop imprevisto durante l’esecuzione di Schegge, quando il cantautore, di origini albanesi, si accorge del malore di una fan in platea. Solo con l’arrivo dei soccorsi e la situazione sotto controllo il concerto può ripartire e lo fa nel segno dell’affetto che lega l’artista e i suoi “Lupi”: Ermal riprende a cantare Schegge dedicandola alla ragazza.

La serata scivola via adrenalinica fino alla fine, segnata dal pezzo A parte te, sulla cui coda c’è la presentazione della band che accompagna Ermal nel “Vietato morire tour”.

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Seguono gli inchini di rito e la corsa nel dietro le quinte, accompagnati da un’ultima pioggia di applausi.

“La normalità è il vero incantesimo“, canta Ermal in Voodoo Love. E “incantare” è forse il verbo più adatto a descrivere non la “normalità”, bensì la grandezza di quel che questo giovane artista sa fare: donare al pubblico tutto se stesso artisticamente e, soprattutto, umanamente.

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Questa la scaletta della serata:

Odio le favole
Pezzi di paradiso
Lettera a mio padre
Gravita con me
Piccola anima
Ragazza paradiso
Bob Marley
Voodoo Love
Volevo dirti
New York
Amara terra mia
Umano
Buio e luce
Come il sole a mezzanotte
Vietato morire
Rien ne va plus
Schegge
La voce del verbo

BIS

La vita migliore
Bionda
Straordinario
Era una vita che ti aspettavo
A Parte te

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Veronica Ventavoli
Pistoiese di nascita, prima di laurearmi in Storia medievale all’Università di Siena e poi in Storia contemporanea a La Sapienza di Roma, ho lavorato per oltre dieci anni come cantante solista e in vari gruppi di cover toscani. In tale veste, vincendo quella che al tempo si chiamava Accademia della Canzone di Sanremo, ho avuto l’opportunità di partecipare all’omonimo Festival del 2005 classificandomi al terzo posto nella categoria Giovani. I primi ricordi nitidi che ho mi vedono impegnata a inventare e disegnare cartoni che non si sono mai animati, a imitare nei cortili parenti e personaggi famosi, a consumare i tanti 45 e 33 giri ricevuti in regalo da zii, cugini, vicini di casa: fra le sigle di Fantastico e il prog italiano degli anni Settanta, tra Pupo e i Beatles, anche se priva di fratelli e sorelle non mi sono mai sentita sola! Gli amici mi chiamano “scimmietta” perché sono tuttora curiosissima di conoscere canzoni, libri e film. Sono – da sempre, mi pare – devotamente innamorata di gatti, pastasciutte, David Bowie, Anna Marchesini e “Cipì” di Mario Lodi.

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