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Linus e il suo rancoroso addio a X Factor – La produzione Sky gli risponde a tono

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di Alessandro Filindeu

Fresche novità nel frizzante mondo dello spettacolo italiano: il notissimo Linus smuove gli animi e le coscienze (ma anche no) comunicando di non condividere più la linea di X Factor; nel frangente coglie l’occasione per un colpetto a Rtl, la radio che guarda caso subentrerà a Radio Deejay, di cui il nostro è direttore, nei rapporti privilegiati con il Talent Show che costituisce l’oggetto del contendere.

Ipermercato della musica”, così Linus definisce il network di Suraci, e la cosa effettivamente lascia perplessi i più dato che Rtl è ormai considerata una potenza inattaccabile, sia in termini di ascolti che a parole. Di rimando lascia interdetti anche i meno, cioè quella minoranza di ascoltatori a cui ancora non risulta che la musica pop di un qualche spessore artistico (non tocchiamo la Classica, il Jazz, il Rock e le altre) sia quella propinata, in maniera esclusiva ed ossessiva, negli ultimi anni, dalla maggior parte delle radio e delle televisioni, Radio DeeJay compresa.

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Proviamo ad andare per ordine: per prima cosa la diatriba tratta sicuramente di “Ipermercati” ma che la mercanzia sia “la musica” è una piccola inesattezza, probabilmente sfuggita involontariamente nella foga di dichiarazioni rilasciate a caldo dal nostro caro Linus. Successivamente però viene il dubbio che forse questa “imprecisione” non abbia un’origine così superficiale, come dire, estemporanea, ma che sia avvisaglia di una “Sindrome di Stoccolma”, quella per cui il prigioniero si affeziona al proprio aguzzino e comincia a ritenere normale, se non addirittura gradevole, la propria condizione di cattività.

La terapia è data da ciò che è additato come stessa causa del male: Internet.

Si dice che Internet abbia fatto crollare definitivamente le vendite dei CD e probabilmente è vero, ma ci sono anche altre responsabilità; in ogni caso la rete ci offre la possibilità di ascoltare veramente tutto o quasi tutto immediatamente e pressoché gratis.

Abbiamo quindi sottomano la possibilità di ripristinare velocemente delle unità di misura e dei termini di paragone, ripeto senza cercare la Classica o il Jazz che, evidentemente, sono state sottoposte a cordone sanitario senza avvisare la popolazione: orsù, consultiamo Internet e riempiamo le caselle!

Ieri, cito a caso, Beatles, Pink Floyd, Deep Purple, AC/DC, Hendrix, Clapton, Elton John, Stevie Wonder, James Taylor, Mina, Dalla, Battisti, Daniele, PFM, Vasco; il fatto che in troppi casi la vita abbia già fatto il proprio corso in maniera implacabile purtroppo non giustifica che di rimando oggi, a parte pochissime eccezioni, abbiamo altrettante caselle vuote.

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Alcuni dei nostri (pochi) eroi, che oggi dibattono sulla mercificazione della musica pop in Italia, hanno saltato un passaggio fondamentale: se c’erano, si sono probabilmente distratti nel frattempo in cui quello che a suo tempo veniva considerato immondizia diventava la regola, nel frattempo in cui la stonatura e la squadratura venivano sdoganate, nel frattempo in cui la compulsiva produzione di insulse cellule melodiche, peraltro incompiute ma ripetute ossessivamente ed in compenso mal confezionate, veniva spacciata per encomiabile prodotto di una nuova generazione autoriale, nel frattempo in cui gli ambiti armonici venivano ridotti ai quattro accordi di “Let it be” ma in presenza di melodie indegne del paragone, nel frattempo in cui gli arrangiamenti venivano ridotti alla campionatura-ricalcatura delle strutture e delle sonorità dei contemporanei hit dei coevi idoletti stranieri.

Linus è un professionista di esperienza, non è possibile che si sia accorto solo ora della deriva in atto di cui parla, la stessa “deriva” da cui anche la sua radio si è abbeverata fino a ieri in quanto partner di un talent come X Factor. Diciamo che lui ed altri hanno preferito non prendere posizione mentre avveniva questa trasformazione epocale, anni ed anni, almeno due lustri, una coincidenza interessante con l’aumento in misura esponenziale dell’importanza (alcuni la definirebbero in altro modo…) dei Talent uno in particolare, e delle radio, una in particolare.

Che dire? Nessuno è stato costretto con un revolver alla tempia a comprare le canzoni di Kekko dei Modà, o di Emma, nessuno è stato costretto ad ascoltare Rtl o Radio Deejay, o a vedere “Amici”, la cui alternativa peraltro era “Ballando con le Stelle”. Il pubblico ha deciso liberamente di premiare le uniche cose che gli venivano propinate; ma forse una pistoletta ad acqua sporca era puntata su tutti gli operatori del settore, Linus compreso, o la Sindrome di Stoccolma faceva il suo corso.

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Riguardo a chi, come lui, è sempre stato dall’altra parte del bancone dell’Ipermercato rimane irrisolto il dubbio: non sarebbe stato meglio almeno provare, prima, ad opporre un freno a questa presunta deriva qualitativa di cui parla, e a quel nucleo accentratore di potere mediatico-discografico che l’ha determinata e che con essa si è consolidato (Radio DeeJay compresa)?

Comunque, piaccia o meno, bisogna prendere atto che i Talent fanno parte integrante del costume e della cultura, compresa quella musicale, dei nostri tempi, tempi in cui la crisi derivata dagli effetti collaterali della rete, ha spinto la discografia a ripiegare su altri lidi e ad “adattarsi” per abbattere dei costi e rimanere a galla. Questo va anche detto.

Intanto “quelli di X Factor”, o meglio “quelli di Sky” rispondono a tono a Linus. Lo ha fatto lo stesso Nils Hartmann in persona, produttore e responsabile dei programmi e delle produzioni Sky Italia, tra cui anche X Factor, che diversamente da Linus ha affermato che la parte televisiva e quella musicale del Talent si muovono all’unisono e sullo stesso piano.

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Hartmann ha detto:

Non è vero che oltre a Marco Mengoni e Francesca Michielin da X Factor non sia uscito nessuno. Penso a Lorenzo Fragola, Chiara, Michele Bravi, Urban Strangers… e se gente come gli Street Clerks, ad esempio, fanno un percorso diverso dalla Michielin, non è che questi siano dei falliti. X Factor è prima di tutto un’opportunità per i sogni, degni di rispetto, di tanti ragazzi che si mettono in gioco. Noi non li ridicolizziamo come fanno altri format all’estero […] Comunque parliamo di 12 dischi d’oro e 16 di platino usciti dalle nostre edizioni del Talent, e non solo di Mengoni e Michielin. Certo, bisogna crederci. Linus dice di non ricordare ‘chi ha vinto l’anno scorso’, e io dico che i Soul System sono stati ospiti della sua radio prima, durante e dopo la vittoria. Noi ci crediamo, e forse Linus non ci credeva come noi. Peccato lui l’abbia detto solo cinque giorni dopo aver chiuso la partnership con in Talent. Rtl ha dimostrato un diverso entusiasmo”.

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Alessandro Filindeu

Vivo a Roma, non sono un giornalista, sono musicista professionista da quando avevo ventidue anni, ambito pop ma formazione jazz, ho suonato in una cinquantina di programmi Rai, ho ottenuto la idoneità per insegnare in Conservatorio nel 2005, lavoro con un importante produttore come assistente musicale e di produzione e come chitarrista, ho collaborato con vari musicisti, scritto e arrangiato un po’ di cose, avuto a che fare con il Festival di Sanremo in varie “vesti” a partire dal 1993.

Insegno chitarra moderna in varie scuole di area romana, armonia moderna e tecnica dell’ascolto presso la “Accademia Spettacolo Italia” di Roma.

Ho collaborato come “ghost writer” a due tesi di laurea in storia della musica pop italiana, ho partecipato alla organizzazione di varie Master Classes di grandi musicisti italiani e stranieri, in tempi recenti ho co-prodotto due cantanti esordienti, con ambedue fallendo clamorosamente ma acquisendo di conseguenza una grande conoscenza del mondo del pop italiano degli ultimi anni.

Ho una maturità classica, ho frequentato due facoltà universitarie e un Conservatorio per un totale di 21 esami sostenuti ma non ho finito nessuna delle tre cose, inevitabilmente la mia prima attività è quella dell’insegnante.

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