Home Musica La musica, musa ispiratrice delle parole scritte del grande scrittore Haruki Murakami

La musica, musa ispiratrice delle parole scritte del grande scrittore Haruki Murakami

Il grande scrittore, profondo conoscitore di musica, solo con un suo libro ha favorito le vendite in Giappone di una raccolta di Franz Liszt, ma ha anche ispirato la nascita su Spotify di diverse playlist a lui dedicate.

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haruki murakami
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di Alessandra Zacco

In Giappone, nell’aprile del 2013, a pochi giorni dall’uscita del libro di Haruki Murakami L’incolore Tsukuru Tazaki e i suoi anni di pellegrinaggio, tutti i cd del compositore ungherese Franz Liszt, che contenevano il brano Années de pèlerinage (che aveva ispirato il titolo al romanzo) andarono esauriti.

Nessuno, oltre al successo del libro, si aspettava una ricaduta di tale portata sulla vendita di un disco. La Sony Music stessa dichiarò che non ci furono precedenti di un romanzo in grado di invogliare così tanto il pubblico all’acquisto di musica classica.

Haruki Murakami, nato nel 1949 a Kyoto, è uno degli scrittori più prolifici, letti e apprezzati dei nostri tempi ed è un grande appassionato di musica, parola da lui preferita tanto che in Kafka Sulla Spiaggia la cita ben 91 volte.

haruki murakami

Nei suoi numerosi e appassionanti racconti la musica non è un semplice sottofondo ma un punto fermo attorno al quale si sviluppano le trame. I protagonisti dei suoi romanzi ascoltano la musica, amano la musica, accendono la radio e in qualunque parte del mondo vengono rapiti da una melodia. E non mancano i riferimenti a canzoni, a partire da Norwegian Wood, celebre romanzo che riprende il titolo di una canzone dei Beatles.

Nel 2013 Murakami ha anche pubblicato Ritratti in jazz, che riprende nel titolo un disco di Bill Evans, nel quale racconta la sua grandissima passione giovanile per il jazz che lo spinse ad aprire un Club e a collezionare migliaia di dischi. Murakami mantenne questa occupazione anche mentre scriveva i suoi primi romanzi, pubblicati per la prima volta in Italia da Einaudi col titolo Vento & Flipper. Non a caso, il protagonista di A sud del confine, a ovest del sole è proprietario di un jazz club.

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Sempre Murakami, qualche anno fa, in occasione di un’intervista rilasciata al britannico “The Guardian” ha raccontato di aver bisogno di ascoltare musica mentre scrive e di aver imparato da essa: “L’armonia, il ritmo, l’improvvisazione”.

L’autore giapponese, quando si siede a scrivere, dice di non avere mai un’idea chiara della storia che andrà a raccontare ma di seguire la tecnica creativa del “flusso di coscienza”, non molto distante dai principi che sono alla base delle jam di jazz. E se nei libri di Murakami le parole contano, anche le musiche hanno un peso e un carattere specifico ed è come se le frasi, insieme alle note, fossero scritte su di un pentagramma ideale, lirico e musicale.

Ecco allora un piccolo viaggio attraverso i suoi libri, tra classica, jazz e pop:

“I raggi del sole pomeridiano che entravano dalla finestra. L’ombra proiettata dei cipressi del giardino. Le tende di pizzo mosse dalla brezza. Le tazze di tè sul tavolo. I capelli neri di lei legati sulla nuca, il suo sguardo concentrato sullo spartito. Le sue belle dita affusolate sulla tastiera. I piedi che spingevano con precisione sui pedali e nascondevano una forza inaspettata. E i suoi polpacci bianchi e lisci come porcellana smaltata. Quando le chiedevano di suonare qualcosa, spesso eseguiva quel pezzo. Le Mal Du Pays. La tristezza senza ragione che il paesaggio infonde nel cuore degli uomini. Nostalgia di casa, malinconia.”

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L’incolore Tsukuru Tazaki e i suoi anni di pellegrinaggio
, si ritrova solo dopo essere stato estromesso dal gruppo di amici con i quali aveva trascorso i felici anni dall’adolescenza. Da quel giorno non li vedrá più e si troverà a navigare nel suo dolore, nelle proprie memorie, nelle risposte mancate, ricordando i pomeriggi trascorsi ad ascoltare l’amica Shiro, mentre suonava Le Mal du Pays di Liszt. 

“Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la musica da sentire in un taxi bloccato nel traffico”.

In 1Q84, romanzo visionario e poetico dotato di quella carica magica, surreale e seducente che caratterizza la poetica di Murakami, la Sinfonietta di Janecek risuona nel taxi e nella mente della protagonista Aomame per molte pagine del libro; ci accompagna tra il traffico di Tokyo, il tramonto, i ricordi erotici, e scandisce lo spazio vuoto tra una parola e l’altra. Alla protagonista “non sfuggiva una nota” ed è un continuo gioco di opposti: la situazione urbana, i ricordi del personaggio e le armonie della musica.

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Avevo la pasta sul fuoco in cucina, quando squillò il telefono. Alla radio davano La Gazza Ladra di Rossini, il sottofondo musicale ideale per prepararsi un piatto di spaghetti e io l’accompagnavo fischiando. Fui tentato di non rispondere, gli spaghetti erano quasi cotti, e Claudio Abbado stava giusto per portare l’Orchestra Filarmonica di Londra all’apice dell’intensità drammatica. Pazienza, mi rassegnai ad abbassare il fuoco, andai nel soggiorno e sollevai il ricevitore. Poteva anche essere un conoscente con qualche nuova proposta di lavoro.”

Ne L’Uccello che Girava le Viti del Mondo, prima che la vita del giovane Okada Toru vada in pezzi e  che sua moglie improvvisamente scompaia, La Gazza Ladra di Rossini segna l’inizio di una nuova complicata esistenza.

“L’acqua gelida mi aiuta a calmare l’agitazione. Siedo sulla veranda a sentire con il walkman i Radiohead. Da quando sono scappato di casa, ascolto sempre la stessa musica: Kid A dei Radiohead, Greatest Hits di Prince e qualche volta My Favorite Things di John Coltrane.”

In Kafka Sulla spiaggia, l’adolescente Kafka scappa di casa dopo che il padre gli profetizza un destino tragico ed edipico: ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre. Così ha inizio la sua fuga con pochi beni e l’inseparabile walkman. I Radiohead fan parte della colonna sonora che accompagna il suo girovagare.

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“Lo Skylark. Una grande insegna al neon. Un enorme tavolo ben illuminato che si vede anche da fuori attraverso i vetri della finestra. Un gruppo di studenti, maschi e femmine, parlano, ridono, fanno baccano. Il locale è molto più affollato del Denny’s, poco fa. L’oscurità della notte che avvolge le strade qui non è autorizzata a entrare. Nella toilette dello Skylark, Mari si sta lavando le mani. Si è tolta il berretto. E non ha gli occhiali. Dagli altoparlanti sul soffitto esce a basso volume il suono di un vecchio successo dei Pet Shop Boys, Jealousy.

In After Dark tutto si svolge tra le 23:56 e le 6:52, una notte invernale di Tokyo, dove vari personaggi si scontrano e incontrano tra le loro solitudini.

La musica in Murakami è talmente importante che su Spotify sono state create diverse playlist con i brani citati nei suoi libri. Tra queste: “Haruki Murakami Music” e “Haruki Murakami: portrait in jazz”.

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