Home Le pillole di A. Salerno Viaggio nelle canzoni: Emozioni – Lucio Battisti

Viaggio nelle canzoni: Emozioni – Lucio Battisti

129
0
SHARE
lucio battisti
Crediti del FotoMontaggio Immagini: FareMusic - FMD Copyright ©
Voto Utenti
[Total: 5 Average: 4.6]

di Alberto Salerno

Emozioni è di sicuro uno dei testi più celebri scritti da Mogol per Lucio Battisti. La canzone è pubblicata su Dischi Ricordi nell’ottobre del 1970 e ha come facciata B il brano Anna. Ho un ricordo ancora molto vivo di quando, una mattina alla Numero Uno, nata da qualche mese, Mogol mi fece sentire entrambe le canzoni per avere il mio parere. Benché Emozioni mi avesse colpito moltissimo, gli dissi che ritenevo Anna più di impatto immediato, più “forte”. In seguito venni a sapere che la stessa cosa gli fu detta da Arbore e Boncompagni, che all’epoca facevano il “bello e il brutto tempo” in radio. Il disco vendette moltissimo e alla fine, delle due canzoni, Emozioni ha vinto la sua battaglia contro Anna, restando una delle colonne portanti di tutta la produzione di Battisti. Vorrei farvi anche notare che il tipo di atmosfera che si trova in Emozioni la si può respirare anche in “Impressioni di settembre“.

lucio battisti
Mogol e Battisti

Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
Ritrovarsi a volare
E sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare
Un sottile dispiacere…

Diciamo subito che la forma utilizzata da Mogol in questa canzone è “fotografica”, dato che si ha proprio la sensazione di vedere un film mentre nel contempo viene “offerto” un protagonista malinconico che si trova a riflettere sulla propria vita facendone un bilancio.

E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
Dove il sole va a dormire
Domandarsi perché quando cade la tristezza
In fondo al cuore
Come la neve non fa rumore…

In questa seconda strofa la frase che ci “stende” letteralmente è quella della tristezza che cade in fondo al cuore, che come la neve non fa rumore. In questo caso specifico, Mogol utilizza in modo spettacolare l’immagine di un profondo senso di malinconia…

E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte, per vedere
Se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
Qualcosa che
E’ dentro me
Ma nella mente tua non c’è…

Seguendo l’improvviso andamento più prepotente della melodia, le parole si adeguano, e Mogol picchia duro, passando improvvisamente all’atto inconsulto di chi ha deciso di farla finita tentando di “schiantarsi” con l’auto… ma ecco che tutto rientra, ed è forte la delusione del protagonista verso colei che le sta parlando senza essere, però, in grado di condividere tutte le sue (di lui) disperate sensazioni.

Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Tu chiamale se vuoi
Emozioni…

Grande Mogol; con quale maestria conclude la prima parte piazzandoci il titolo per ben due volte, un titolo che da solo varrebbe tutto il testo.

Uscir nella brughiera di mattina
Dove non si vede ad un passo
Per ritrovar sé stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
Per ore ed ore
Per non sentir che dentro qualcosa muore…

Ecco il momento in cui il testo finisce per avere punti in comune con Impressioni di settembre e Il Pescatore di De Andrè, ma la chiusa è stupenda… “e non sentir che dentro qualcosa muore…

E ricoprir di terra una piantina verde
Sperando possa
Nascere un giorno una rosa rossa
E prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po’ scortese
Sapendo che quel che brucia non son le offese…

E qui che aggiungere? Folgoranti le parole che descrivono un uomo così deluso da stesso al punto da desiderare di fare a botte pur di liberarsi dai pesi della vita…

E chiudere gli occhi per fermare
Qualcosa che
E’ dentro me
Ma nella mente tua non c’è
Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Tu chiamale se vuoi
Emozioni…

Il finale lascia un senso di vuoto, di non finito, del protagonista incompreso dalla propria acompagna, incapace di condividere con lei sue emozioni

lucio battisti
Emozioni – Lucio Battisti – 1970 VIDEO

Commento su FMD