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“Musica sulla frontiera”: Alessandro Mannarino ha incontrato gli studenti dell’Università di Milano-Bicocca

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di Veronica Ventavoli

A qualche mese dall’uscita del fortunato album Apriti cielo, tra una data e l’altra dell’omonimo tour, Alessandro Mannarino ha trovato il tempo di partecipare all’incontro Musica sulla frontiera che si è tenuto l’altro giorno nell’Aula Magna dell’Università Bicocca di Milano, nell’ambito del ciclo di appuntamenti culturali “ConFronti”.

Durante l’incontro, moderato dalla giornalista Marta Cagnola di Radio24, il cantautore è riuscito a conquistare l’inusuale platea di studenti trasformando una “lezione” sul concetto di frontiera in un’interessante riflessione sulle contaminazioni artistiche, culturali e sociali.

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“Ci sono frontiere personali e culturali da percorrere, non solo fisiche
” – ha spiegato Mannarino – “La vita stessa è una frontiera: ogni giorno, la mattina, quando mi sveglio, passo tanti fili spinati e ogni persona, in fondo, è una frontiera. Ogni momento della vita rappresenta una nazione e l’importante è stare bene qui e adesso. Se uno vive la vita così, allora cade quella barriera mentre la diversità diventa ricchezza e ogni posto si fa occasione per conoscere”. Poi un doveroso rimando all’importanza della musica come elemento capace di unire pur rispettando le diversità, dato che “è stato l’incontro tra generi diversi a generare gli stili musicali più amati al mondo, a partire dal blues”.

Il cantautore romano ha anche sottolineato il ruolo della donna nell’auspicabile processo di abbattimento delle frontiere in senso lato: “La ribellione oggi deve passare attraverso le donne. Per secoli è stata negata loro l’identità di essere umani, fin dell’antica Grecia su cui si basa il pensiero della società occidentale passato anche attraverso il cristianesimo. Abbiamo raggiunto risultati di tecnica sopraffina, ma umanamente come siamo messi? Questa è la vera frontiera”.

Infine un richiamo al nuovo album: “In quest’ultimo progetto ho voluto costruire un paese in cui le melodie trasmettono il vitalismo e la responsabilità della propria gioia” – ha concluso Mannarino – “Perché  è certo che l’uomo possa superare la frontiera”.

Si ringrazia Paola Maria Farina per i “virgolettati” di proprietà intellettuale del sito di webl0g.net. Leggi—> QUI

 

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Forse il senso di quanto affermato nel corso dell’incontro è già tutto racchiuso nel testo de La frontiera, ottava traccia dell’album Apriti cielo, che riportiamo integralmente:

Una voce più forte dell’altra parlò dal balcone
Una folla più grossa dell’altra decise il da fare
E venne il tempo che questo paese fu di un solo colore
Una riga più dritta dell’altra chiuse il confine
Due ballerini si ferirono i piedi sopra un filo di spine
Con una gamba più zoppa dell’altra provammo a fuggire
Con la pelle di un altro colore mischiammo le vene
Trovati, battuti e portati sopra un campo di neve
E il sangue cadendo sembrò dello stesso colore

Fu per paura dell’esecuzione o per il dolore
Che con un braccio più freddo dell’altro stringevo il mio amore
Lei mi disse “Sei freddo, fra le mie gambe c’è ancora calore”
Cominciammo a fare l’amore davanti ai soldati
Lei disse, tremando “Che vedano come son nati,
che vedano gli esseri umani come son nati”
Con gli occhi negli occhi dell’altro andammo a vedere
Due lastre di ghiaccio lasciate dalla bufera
Improvvisamente travolte dai primi raggi della primavera

Il soldato più orbo dell’altro prese a mirare
E quello più monco dell’altro era pronto a spirare
Ma il soldato più muto di tutti si mise a parlare:
“Fermi, abbassate i fucili, guardateli bene,
si lamentano l’uno con l’altro, son tutti contorti,
ecco che cadono a terra, guardate, son morti”
L’aquila vide la serpe strisciare la neve
I soldati, in fila per uno, se n’erano andati,
Noi invece eravamo appena venuti, appena rinati

 

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Veronica Ventavoli
Pistoiese di nascita, prima di laurearmi in Storia medievale all’Università di Siena e poi in Storia contemporanea a La Sapienza di Roma, ho lavorato per oltre dieci anni come cantante solista e in vari gruppi di cover toscani. In tale veste, vincendo quella che al tempo si chiamava Accademia della Canzone di Sanremo, ho avuto l’opportunità di partecipare all’omonimo Festival del 2005 classificandomi al terzo posto nella categoria Giovani. I primi ricordi nitidi che ho mi vedono impegnata a inventare e disegnare cartoni che non si sono mai animati, a imitare nei cortili parenti e personaggi famosi, a consumare i tanti 45 e 33 giri ricevuti in regalo da zii, cugini, vicini di casa: fra le sigle di Fantastico e il prog italiano degli anni Settanta, tra Pupo e i Beatles, anche se priva di fratelli e sorelle non mi sono mai sentita sola! Gli amici mi chiamano “scimmietta” perché sono tuttora curiosissima di conoscere canzoni, libri e film. Sono – da sempre, mi pare – devotamente innamorata di gatti, pastasciutte, David Bowie, Anna Marchesini e “Cipì” di Mario Lodi.

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