Home Musica Interviste Emanuele Fasano: La favola del ragazzo prodigio che suona in stazione e...

Emanuele Fasano: La favola del ragazzo prodigio che suona in stazione e diventa una star – INTERVISTA

797
0
SHARE
emanuele fasano
Voto Utenti
[Total: 6 Average: 3.5]

di Antonino Muscaglione

Quella di Emanuele Fasano sembra una favola moderna, una di quelle che si potrebbero raccontare sui libri per ragazzi e non solo; una di quelle favole che mai immagineresti che possano realizzarsi e concretizzarsi nella realtà.
E invece quella del giovane Emanuele, pianista talentuosissimo, è una favola vera, tangibile e reale.
Cominciamo con il dire che il ventenne Fasano è figlio d’arte: il padre è il cantautore Franco Fasano.

La storia (reale) racconta che nel periodo di Natale del 2015, Emanuele era presso la stazione centrale di Milano per prendere un treno che lo avrebbe portato a Roma per le feste natalizie.

emanuele fasano

Nell’attesa dell’arrivo del treno, il ragazzo si accorge che c’è un pianoforte nell’atrio e non ci pensa due volte: si siede sullo sgabello e comincia a far volare magicamente le dita sulla tastiera. Si forma subito, attorno a lui, una folla incuriosita e allo stesso tempo colpita dalla bravura del ragazzo.

Nella folla c’è anche un certo Alberto Simone, regista e sceneggiatore che vive tra Milano e Los Angeles, anche lui quel giorno in procinto di prendere un treno. Alberto, cellulare alla mano, comincia a riprendere tutta l’esibizione del ragazzo e alla fine posta tutto sul Web.

Bene, quella performance è diventata virale su internet tanto da portare il giovane Emanuele all’attenzione di Caterina Caselli che gli offre un contratto discografico con la Sugar Records. E così, da “pianista della stazione” Emanuele diventa una star, in giro su palcoscenici a suonare, compresi quelli Londinesi, e a Febbraio scorso viene addirittura invitato come ospite da Carlo Conti all’ultimo Festival di Sanremo.

Noi abbiamo intervistato il ragazzo prodigio e di seguito vi proponiamo la chiacchierata fatta con lui.

emanuele fasano
Emanuele con Mara

Ciao Emanuele, intanto ti ringrazio per questa chiacchierata, ne sono davvero felice. Mi piace l’idea di fare questa intervista in previsione dell’uscita del tuo primo cd, ma andiamo per gradi. Ascolto le tue composizioni e mi diverto a vedere l’energia che metti quando ti avvicini ad un pianoforte. Qual è stato il tuo approccio con la musica? Come ha alimentato la tua famiglia questa tua passione?

Ciao Antonino, grazie a te. Si, per adesso sono molto preso da questo lavoro, mi sta dando molta carica. “Approccio con la musica e famiglia” sono strettamente correlati, infatti c’è stata una spinta da parte di papà (Franco Fasano, nda), secondo lui ero molto portato, ho iniziato grazie al suo imprinting. Da piccolo mi svegliavo e lo sentivo suonare al pianoforte, era come un oggetto magico quel pianoforte bianco a coda, mi chiedevo cosa ci facesse in casa mia… poi papà mi faceva ascoltare i “Fivelandia” con Cristina D’Avena, per cui ha scritto diverse sigle…

Emanuele, qui con me sfondi una porta aperta, sono un estimatore di Cristina e ho sempre apprezzato l’eleganza che tuo papà ha apportato al suo repertorio. Quindi, tornando a te, raccontami, com’è stato il passaggio da fruitore privilegiato a musicista?

Il mio percorso in maniera più seria è cominciato andando in conservatorio grazie a Paolo Zavallone, uno dei produttori di molte canzoni dello “Zecchino D’Oro”, storico arrangiatore di Bologna. Prima di Celso Valli, Fio Zanotti e Mauro Malavasi, prima di loro tre c’è stato Paolo Zavallone. Ci tengo a ricordare un episodio, avevo sette anni, mi aveva sentito suonare e mi fece un discorso: “vuoi suonare la tastierina Bontempi per la nonna o vuoi diventare un pianista serio?” io gli risposi senza indugiare: “voglio diventare un pianista serio”! Mi consigliò subito di andare a lezione, studiare al conservatorio, “devi leggere la musica per bene”. La scrittura è venuta successivamente. Quando ho cominciato a studiare pianoforte mi veniva in mente qualche “motivo”, anche giocando a calcetto con gli amici mi suonava qualche motivo in testa, spesso era un motivetto che non c’era, una canzoncina che rimaneva in testa.

Ti ho visto la prima volta dal vivo come ospite, al teatro Dal Verme di Milano, per una Serata Bella dedicata a Bigazzi. Di recente sei stato ospite al Festival di Sanremo come artista Sugar. A cosa pensi quando entri in scena davanti ad una così grande platea?

È sempre una grandissima emozione, nella serata dedicata al maestro Bigazzi non ho suonato pezzi miei, infatti ho anche “ciccato”, ero molto emozionato, penso sempre a fare il mio meglio. Al Festival di Sanremo ho suonato un mio pezzo, l’emozione era altissima, ma mi sono concentrato sull’esibizione e non ho pensato ad altro, un po’ come quando devi andare a parlare con una ragazza che ti piace, trovi la forza e vai… certo, mi fa piacere avere calcato quel palco, averlo fatto mi darà maggiore consapevolezza per i prossimi che calcherò. Lavorare con la Sugar mi fa star bene, sono a mio agio, non mi sento un prodotto che deve essere impacchettato, mi stanno facendo crescere step by step per non dare tutto subito e al massimo, stiamo facendo un passo per volta. Dopo Sanremo mi avevano invitato in parecchie trasmissioni ma abbiamo preferito chiuderci in sala d’incisione per lavorare al meglio al cd, ai nuovi pezzi.

Sei anche noto al grande pubblico per via di un video, diventato virale, postato da Alberto Simone. Ho visto sulla tua pagina Facebook che qualche giorno fa sei tornato a suonare a Milano, stavolta vicino a Piazza Duomo. Cosa succede quando suoni tra la gente? Che sensazione provi nel regalare questi input di gioia che emani dalle tue note?

Si, qualche settimana fa stavo facendo un giro in Duomo con la mia ragazza che viene da Barcellona, non lo aveva mai visto. C’erano due artisti che suonavano, uno la tastiera, l’altro il violino, ho chiesto di poter suonare e mi ha detto di no perché non avevo i permessi, ho insistito promettendogli che le mance che sarebbero arrivate non le avrei volute. Ho insistito ancora, poi ha ceduto, ho suonato per soli due minuti, s’è fermata più gente di quanta se ne fosse fermata ad Amsterdam e in Stazione Centrale messa insieme, purtroppo non s’è visto nel video, c’era una marea di gente, mi sono sentito accerchiato.

Come possiamo definire il tuo genere? Quello che suoni?

Sai, il mio genere è sicuramente pop, non puoi definirlo classico, jazz, né tanto meno soul, c’è qualche canzone minimalista nel disco, ma tante sono ricche di note. Mi piace definirlo genere “pop al piano”.

È uscito il sette aprile il tuo primo cd prodotto da Mauro Malavasi su etichetta Sugar. Il cd contiene dieci tracce, la prima è proprio “Non so come mai” che ti ha fatto conoscere al grande pubblico. Come fai a mettere il titolo ad una composizione che non ha le parole?

Stiamo lavorando molto e sono felice per questa pubblicazione. Trovare il titolo ad una canzone può dipendere da tante cose. Nel caso de “Il silenzio è la risposta”, ad esempio, l’idea è venuta a Mauro Malavasi. Stavo suonando, c’è la parte centrale in cui parti musicali si contrappongono al silenzio, per cui è venuto naturale che “il silenzio fosse la risposta”. Oppure, quando non mi viene il titolo penso al ritornello (nelle mie composizioni c’è sempre un ritornello) e provo a cantarlo, è lui stesso che mi suggerisce le parole, “Non so come mai” è nata così, stessa cosa per “Un pugno nell’anima”. (Per dimostrarmelo me le canta)

E invece “La mia ragazza è il piano”? Com’è nata l’idea e soprattutto l’idea che quella traccia desse il nome al tuo cd in uscita?

(sorride nel ricordare l’episodio e me lo racconta).

Quest’estate ero al telefono con Caterina (Caselli, nda), dalla conversazione percepisce che non andava benissimo, ero un po’ giù perché avevo chiuso una storia e le dico per tirarmela “tanto la mia ragazza è il piano”. Da lì le è venuta l’idea di far sì che questo diventasse il titolo del cd.

Emanuele ti ringrazio, grazie per la piacevole chiacchierata, aspetto l’uscita del tuo cd, non vedo l’ora di acquistarlo. Posso solo augurarti il meglio, continua così, con quest’entusiasmo e con l’umiltà che hai nel DNA, davvero grazie, buona musica.

Grazie a te, mi fa piacere salutare Mara Maionchi e Alberto Salerno, erano in commissione per una manifestazione per cantanti emergenti qualche settimana fa, c’era anche Caterina, che mi ha portato come ospite musicale, mi ha fatto piacere vederli. Ciao Antonino, ancora grazie, a presto.

 

emanuele fasano

TRACKLIST

Non So Come Mai
Lost In Your Eyes
Il Silenzio È La Risposta
Waves On The World
On The Paddleboard
Il Buio Nell’anima
Amsterdam Sky
La Mia Ragazza È Il Piano
Disperso
Mare Catalano

 

emanuele fasano
Emanuele Fasano – Non so come mai VIDEO

 

 

Commento su FMD