Home Le pillole di A. Salerno La musica in TV non funziona se non c’è sfida e “sangue”

La musica in TV non funziona se non c’è sfida e “sangue”

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di Alberto Salerno 

L’Italia è uno strano paese, anche per quel che riguarda la musica. E’ come se fossimo rimasti ai tempi dei Romani. A noi italiani piace il sangue, non godiamo per chi vince, godiamo vedendo le espressioni di chi perde mentre si scaglia contro le ingiustizie delle giurie.

Non possiamo fare a meno delle giurie, non possiamo fare a meno del Colosseo, il pubblico televisivo segue i talent solo perché ci sono le eliminazioni, e meglio ancora se gli eventuali giudici se le dicono di santa ragione, e in quel caso il “godimento” sale.

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Questa è la realtà, inutile nasconderci dietro un dito: ecco perché Sanremo non potrà mai cambiare… ecco perché i talent continuano a fare buoni numeri di ascolto. Basta guardare quello che accadde nel 2008 quando Rai 2 decise di proporre Scalo 76, in cui c’era anche la coppia Maionchi/ Facchinetti, che non è che fossero proprio “nessuno”; eppure il programma non fece tanti ascolti, tanto che, l’anno dopo, fu cambiata la formula del programma stesso; ma anche questa non portò grandi risultati. Nella 3rza e ultima edizione, addirittura, il programma diventò una sorta di talent, ma “senza sangue e sfide”… idea che non reggeva al confronto dei vari X Factor e talent simili. E l’avventura di Scalo 76 finì con la 3rza Edizione.

Del resto, in precedenza, erano stai chiusi addirittura Top of The Pops, e un altro programma pomeridiano molto simile su Canale 5. E perché sono falliti tutti questi “esperimenti” di Musica in TV? Perché non c’erano i morti e i feriti che provocano Sanremo e i Talent.

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Mi chiedo se, in una società così becera come quella odierna, possa attrarre un programma come era negli anni Ottanta Mister Fantasy. Difficile rispondere, perchè a quel tempo Mister Fantasy portava, tra le altre, la novità dei video clip, che oggi inondano il web.

Dobbiamo dunque arrenderci a questo stato di cose? No, non possiamo arrenderci all’idea che in televisione non si possa fare musica senza una gara. A tal proposito inviterei tutti gli autori televisivi sensibili ad affrontare questo problema, a sforzarsi di trovare qualcosa di alternativo, che ci faccia tornare un po’ alle origini, quando la musica era anche fonte fresca di intelligenza, con quel tanto di cultura e aggregazione.

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