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AUTOMATON: La rivolta dei Led – RECENSIONE del nuovo album dei Jamiroquai

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Crediti Foto Hayley Louisa Brown - From highsnobiety.com
Voto Autore

di Adrien Viglierchio

I Jamiroquai, il gruppo del soul funk elettronico, superstar mondiali e vincitori di un Grammy Award, tornano con Automaton ottavo disco di studio della loro carriera, scritto e prodotto da Jay Kay e dal tastierista Matt Johnson. A sette anni di distanza dall’ultimo album: Rock Dust Light Star, che non fu un grande disco, puntano al rilancio, al rinnovo dei Synth e della lotta tecnologica contro il genere Umano.

Parlando di “AUTOMATON” Jay Kay ha commentato:
“L’ispirazione di Automation è una sorta di riconoscimento di quanto l’intelligenza artificiale, il mondo virtuale e la tecnologia abbiano accresciuto il loro ruolo nel nostro mondo oggi e di come gli uomini stiano iniziando a dimenticare le cose più piacevoli, semplici ed espressive della vita, incluse le nostre relazioni con gli altri esseri umani“.

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Crediti Foto Hayley Louisa Brown – From highsnobiety.com

Ed è seriamente un problema, quello della robotizzazione di noi esseri umani da quando prima Internet e poi Steve Jobs, hanno cambiato letteralmente il nostro mondo. Sta a noi decidere se e come usare i nostri telecomandi i nostri accessi al virtuale. Possiamo anche scordarci di averli. La stessa cosa, a dire il vero, accadeva già venti anni fa in Virtual Insanity, e veniva tradotta in musica in maniera anche più dettagliata.

Jay, oggi tra disco e tour, può raccogliere qualche fondo in più per avere la neve anche ad agosto e lo scettro di re del funk bianco da (S)ballo.

IL DISCO

Shake it On:
La sua Intro è cinematografica, Dandy anni ‘70, l’inconfondibile super fretless bass effettato che contraddistingue il suo marchio di fabbrica. Forse l’incipit è un po’ troppo Duft Punk e mi fa sentire dentro agli anni ’80: ma… wow! La cosa mi piace. Vorrei continuare a scriverne ma non ci riesco più, la musica mi prende e mi viene voglia di muovermi: tengo il tempo con la testa, con i piedi, le mie mani prendono a tamburellare sulla scocca del pc, devo alzarmi dalla scrivania voglio ballare: e così faccio, mi lascio travolgere e ballo fin dentro l’ultima nota sublime dell’emozione.

Automaton:
Nel suo primo Singolo, inizia il mondo di Tron, colonna sonora Duft Punk, non un caso, siamo nel Futuro, il suo cappello a led motorizzato si muove e mi fa muovere come un robot lontano dalla realtà della Vita. Sento una voce che mi parla, è la coscienza robotica del “NON IO”, e qui troviamo il senso del disco di cui parlavamo. Il sopravvento tecnologico sul genere umano. L’inciso e il suo messaggio centrale sono forti e chiari: «Ho messo la mia fede in un mondo digitale dove mi hanno dato occhi senza una faccia, mi piacerebbe rubare la luna, nelle notti d’argento, ricordare a me stesso che io sono una persona».

Cloud 9:
Ed eccolo il brivido che aspettavo, ehm… credo che dovreste ascoltarlo anche voi mentre leggerete la mia recensione: perché io nel frattempo torno a ballare. Sì! È sempre il Basso che mi trascina in questo mio travolgimento da ascolto mentre respiro il sound. E mi lascio condurre nel Settimo Cielo, anzi dentro la Nona Nuvola. Siamo al secondo singolo di lancio e non possiamo non aver notato il clip dove Jason Kay torna al suo amore per le auto d’epoca a bordo di una fiammante Ferrari GTO d’epoca, un modello rarissimo della casa del Cavallino. Altrettanto meravigliosa è l’attrice Monica Cruz, sorella minore di Penelope, che fa coppia con lui in un dancing a luci rosa rievocando i suoi balli da skater.

Superfresh:
Un brano superfresco e anche più insistentemente melodico se vogliamo. Ci si fa prendere un po’ troppo dai vocoder di cui sinceramente siamo un po’ stanchi. Da vero Fan delle animazioni anni ‘80 le voci robotiche sintetizzate mi ricordano un mio amatissimo Anime chiamato Ufo Diapolon, andate a sentirvi la meravigliosa Sigla, trovate nulla di simile? Non sarà certo fatto apposta ma anche se fosse uno spunto, sarebbe uno spunto buono.

Hot Propriety:
Arrivati al quinto brano ci piace pensare che questa volta Jason abbia dato una svolta sonora al suo genere aggiungendo tanta ma proprio tanta elettronica, a tratti eccessiva ma non per questo poco efficace. Gli arrange sono sempre intelligenti. Qui parliamo di una donna che per lui è una bollente proprietà, insomma è sua, ma bisogna stare attenti perché lei in russo risponde: «Non devo ricordare ancora una volta che io sono il comandante di questa operazione, si deve sempre obbedire ai miei ordini, in caso contrario, si trova un arresto immediato». E vince la donna, come sempre.

Something about You:
Si torna al Funk Dance piacevole e melodico di un pezzo sempre dedicato a una lei. L’arrangiamento riporta alcuni preset e suoni del singolo “Automaton” e va benissimo perché lega maggiormente il disco e l’ascolto. Jason racconta di sedici giorni magici passati in compagnia di una donna, sedici notti consumate nelle loro danze intime.

Summer Girl:
Da Cosmic Girl a Ragazza d’Estate. Torna a trovarci il basso incalzante, ma la verità è che ho smesso di ballare, questi due ultimi brani non mi hanno convinto troppo, non per la qualità ma per il groove che  manca di verve, manca di slempito come direbbe Zucchero.

Night Out in the Jungle:
Ed ecco la ritmica che non ti aspetti. Entriamo in una Giungla Notturna, la musica inizia a solleticare di nuovo i miei polpastrelli, la testa è in un moto di ascolto. Il giro di basso ormai me lo ricordo, il modo di cantare mi sembra un pezzo di Bruno Mars, perde un po’ di personalità ma si lascia gustare.

Dr Buzz:
Titolo molto interessante quello di Dr. Buzz perché finalmente caratterizza un brano da ricordare. Megu Megun di De Andrè lo ricordiamo tutti, vediamo se questo dottore lo ricorderemo altrettanto. Ne dubito, però promuovo il brano questa volta perché l’incedere è sensuale e ruffiano e condito con un buon videoclip potrebbe funzionare. E ritornano gli anni ’80 e la memoria delle Serie TV: il finale ricorda molto I-Zenborg: e c’è feeling.

We Can Do It:
Ritmica e basso bilanciati al meglio. In pratica un brano d’amore condito con riflessi
corali: «Insieme a te posso fare tutto, e possiamo amarci tranquillamente, non servono soldi, basta un sorriso e possiamo davvero amarci e fare tutto», questo è, e possiamo farlo.

Vitamin:
Vitamin è il pezzo che mi ha subito conquistato per la sua diversità, amo gli azzardi e di più chi sa osare, nella ritmica, nel godimento, nella ricerca. E qui c’è un incipit ritmico in levare con un BMP di livello vitaminico, potente e condito con ingredienti nuovi, ogni tanto compare un piccolo sassofono, ogni tanto un piano jazz in sottofondo che ricorda quasi l’epoca di Fame, il Musical. Bello, un’interessante ricerca.

Carla:
E si completa così il disco, chiudendo insieme a Carla. James Blunt tifava “Simona” mentre Jason tifa “Carla”, una persona per lui davvero speciale, sua figlia maggiore (a cui è dedicata questa canzone), e ce lo dice ampiamente in un testo d’amore intenso. «Hai reso la mia vita completa Carla, ti darei qualsiasi cosa, la mia luce, il mio mondo, il mio cervello». E lo fa distorcendo il suo amato basso in modo da far comprendere come questa donna abbia cambiato la sua Vita.

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Crediti Foto Hayley Louisa Brown – From highsnobiety.com

Questo è un disco diverso, un disco che funzionerà tanto anche perché molto atteso e soprattutto dannatamente più elettronico dei precedenti. A tratti eccessivo ma sempre sul pezzo, i messaggi giusti, un missaggio ben bilanciato e un sound ritmico che distingue sempre Jamiroquai come uno dei più grandi performer del Funk Acid Jazz Elettronico.Jason e tutta la sua band saranno presenti la sera del 2 Aprile da Fabio Fazio a Che Tempo che Fa per ed eseguiranno uno speciale Live sul brano Cloud 9.
Possiamo gustarne un assaggio nella recentissima esibizione come ospiti di The Voice UK qui di seguito.
…e io ballo.

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Adrien Viglierchio
Mi occupo di Musica e di Medicina Alternativa Olistica da oltre 22 anni. Unire queste 2 grandi Discipline Insieme è stato lo scopo della mia Vita. Il Pianoforte in Conservatorio, gli studi di Canto, le Esperienze col Jazz per 3 anni, con la Lirica per 7 anni e col Musical in Europa nei 4 anni successivi, mi hanno portato a realizzare il mio Disco d’Esordio Etno Pop “Il Dodicesimo Pianeta” come autore e compositore, mansioni che svolgo tutt’ora per altri Artisti ed Eventi. Ho unito la mia scrittura inserendomi con “La Voce che Guarisce” nel libro Accademia di Canto dell’amica e collega Vocal Coach Danila Satragno, conducendo la rubrica radiofonica “Vibrazioni Musicali” per Radio Oltre Roma e partecipando come special guest all’evento “Lumiere” San Gimignano 2014 con la colonna sonora ufficiale del 12°mo Pianeta. Sempre alla ricerca di Nuove Sculture Sonore in grado di far Vibrare i Grandi, ma soprattutto i Piccoli…i Nuovi Piccoli che dovranno cambiare la Nuova Era. Il Futuro per me è la Musicoterapia…realizzata con Studio, Evoluzione e Consapevolezza.

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