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Bob Dylan abbraccia Sinatra, la tradizione del Crooning al terzo capitolo – RECENSIONE

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bob dylan
Voto Autore

di Stefano De Maco

Bob Dylan presta la sua voce alla grande tradizione dell’American Songbook con un triplo CD Triplicate (Columbia Records), pubblicato il 31 marzo scorso. Ovvero il patrimonio di una grande tradizione che è stato il cavallo di battaglia di Artsiti quali Frank Sinatra e tutti gli epigoni. Quelli che tradizionalmente vegnono definiti Standards, ovvero la prima forma di musica popolare (Pop) Motivi orecchiabili e cantabili, nati spesso sui palchi di Broadway per arrivare attraverso il primo mezzo di diffusione di massa dell’epoca, la Radio, in tutte le case. Fanno parte di quel repertorio chiamato Tin Pan Alley. Stiamo parlando di autori quali Gershwin, Porter, Hammerstein, Van Heusen, Cahn, Rodgers, Berlin e moltisimi altri dei quali conosciamo magari i refrain senza conoscerne la paternità.

Un disco in cui il Poeta, appena insignito del Nobel, con molta umiltà si mette ad esplorarne i colori, con un grande rispetto per le melodie e i testi. Per sua stessa ammissione, rispondendo alle critiche sollevate dai suoi seguaci per il modo più lineare in cui canta, ha voluto cantare con rispetto e grazia un repertorio che decenni fa (1985) non aveva esitato a definire morto, adattando le sue tipiche asperità timbriche al velluto dei brani.

Forse il corso degli anni gli ha permesso il necessario distacco per potersi avvicinare con un approccio meno polemico e più asciutto. Il risultato è un disco meraviglioso nella sua essenzialità, nel mix di sonorità e arrangiamenti che recuperano la sua eredità musicale con inserti di chitarra che spaziano dal Country al Blues, senza vergognarsi di usare sezioni di archi o sezione fiati da BigBand. Insomma un disco libero da pregiudizi e preconcetti. Fatto e cantato per il gusto di riprendere una tradizione musicale che permea la cultura americana e di conseguenza mondiale.

Questa pubblicazione segue altre due simili, Shadows in the night (2015) e Fallen Angels (2016) sempre dedicate a quel mondo sonoro che possiamo definire per comodità del Crooning, in cui Sinatra è stato maestro indiscusso, per stile e misura, oltre che per la magia unica di una voce irripetibile. Persino riviste dedicate al rock come Rolling Stone (edizione americana!), non esitano a esprimere ammirazione per una produzione così delicata, intensa e centrata.

Più di un semplice omaggio, non è assolutamente una banale operazione nostalgica, quanto piuttosto il desiderio di recupero di una radice culturale, che direi si sposa benissimo con la recente assegnazione del Premio Nobel, attribuita, vorrei ricordarlo, per onorare la sua “la Poetica”, e non per i successi musicali, in barba a polemiche sterili di chi è rimasto a bocca asciutta. Benchè Sinatra all’apice della sua carriera negli anni ’50 disprezzasse il Rock e derivati per forma e contenuti, vaticinandone una fine imminente e toppando clamorosamente, ci troviamo di fronte ad un Dylan, monumento del Rock e del Country-Folk, che si immerge in un linguaggio lontano dal suo mare nuotandoci alla grande, senza dimenticare assolutamente la propria dimensione artistica, senza scimmiottare, senza strascichi nostalgici.

Il risultato è un disco fresco nella sua linearità ed essenzialità, perfettamente in linea con lo Stile del Poeta. Echi vocali di un altro grandissimo cantante, Chet Baker, delicatissimo trombettista e essenziale voce nuda, senza vibrati e istrionismi che infettano spesso i virtuosi. I brani e i temi sono al centro dell’esecuzione, non un pretesto, restituendone smalto e vigore, che ancora brilla al di là dei decenni, senza essere una fotografia sbiadita.

Ci sono state parecchie produzioni simili, ad esempio Rod Stewart, che ci ha regalato con la sua voce graffiante ben 5 volumi sparsi negli anni non sempre interessanti (più soliti Xmas album e inutili versioni Deluxe). Tuttavia il sapore è completamente diverso, patinato come il pubblico cui sicuramente erano destinate. Affrontare il repertorio Crooner sicuramente può spesso essere una scelta facile, a volte di ripiego a fine carriera. Non lo è quando i presupposti sono il confronto con uno stile diverso dal proprio, quando non è la ricerca del facile consenso con scelte ruffiane di sonorità e arrangiamenti.

Sentire Mr Zimmerman in una bigband fa un certo effetto, anche perchè siamo anni luce lontani dagli esempi di Michael Bublè, che pure di quel repertorio ha fatto il tassello principale del suo notevole debutto. Il grande pregio di Dylan in questo caso è stata la coerenza con il proprio DNA artistico, tipico di chi non deve e no vuole dimostrare nulla. Come nel caso del rifiuto a presenziare alla cerimonia pomposa della consegna del premio più ambito per la Letteratura mondiale. Del resto, dopo aver vinto un premio Oscar (2001, Times Are Changed), un Pulitzer (2008), ben 8 Grammy Awards più uno alla Carriera, un Polar Prize (equivalente musicale del Nobel), cosa dovrebbe dimostrare ancora?

Quindi, mi metto le cuffie e mi lascio andare a melodie che ancora hanno un senso, con una voce che non diventa mai melliflua, ma che al contrario pulsa ancora in gola. Cos’altro chiedere ad un Artista? Niente, sedetevi ed ascoltate, lasciando liberi cuore, anima e cuore.

bob dylan

Tracklist

Disco 1 – ‘Til the Sun Goes Down

  • I Guess I’ll Have to Change My Plan – 2:27 (Arthur Schwartz, Howard Dietz)
  • The September of My Years – 3:25 (Jimmy Van Heusen, Sammy Cahn)
  • I Could Have Told You – 3:37 (Carl Sigman, Jimmy Van Heusen)
  • Once Upon a Time – 3:37 (Charles Strouse, Lee Adams)
  • Stormy Weather – 3:05 (Harold Arlen, Ted Koehler)
  • This Nearly Was Mine – 2:48 (Richard Rodgers, Oscar Hammerstein II)
  • That Old Feeling – 3:38 (Sammy Fain, Lew Brown)
  • It Gets Lonely Early – 3:10 (Van Heusen, Cahn)
  • My One and Only Love – 3:21 (Guy Wood, Robert Mellin)
  • Trade Winds – 2:40 (Ralph MacDonald)

Disco 2 – Devil Dolls

  • Braggin’ – 2:44 (Jimmy Shirl, Robert Marko, Henry Manners)
  • As Time Goes By – 3:22 (Herman Hupfeld)
  • Imagination – 2:34 (Van Heusen, Johnny Burke)
  • How Deep Is the Ocean? – 3:23 (Irving Berlin)
  • P.S. I Love You – 4:17 (Gordon Jenkins, Johnny Mercer)
  • The Best Is Yet to Come – 2:57 (Cy Coleman, Carolyn Leigh)
  • But Beautiful – 3:22 (Van Heusen, Burke)
  • Here’s That Rainy Day – 3:27 (Van Heusen, Burke)
  • Where Is the One? – 3:14 (Alec Wilder, Edwin Finckel)
  • There’s a Flaw in My Flue – 2:47 (Van Heusen, Burke)

Disco 3 – Comin’ Home Late

  • Day In, Day Out – 3:01 (Rube Bloom, Mercer)
  • I Couldn’t Sleep a Wink Last Night – 3:15 (Harold Adamson, Jimmy McHugh)
  • Sentimental Journey – 3:11 (Les Brown, Ben Homer, Bud Green)
  • Somewhere Along the Way – 3:18 (Van Heusen, Sammy Gallop)
  • When the World Was Young – 3:47 (Philippe-Gérard, Angèle Vannier, Mercer)
  • These Foolish Things – 4:11 (Eric Maschwitz, Jack Strachey)
  • You Go to My Head – 3:06 (John Frederick Coots, Haven Gillespie)
  • Stardust – 2:30 (Hoagy Carmichael, Mitchell Parish)
  • It’s Funny to Everyone But Me – 2:38 (Jack Lawrence)
  • Why Was I Born? – 2:50 (Jerome Kern, Hammerstein II)

Credits

  • Assistant Engineer – Steve Genewick
  • Bass – Tony Garnier
  • Design – Geoff Gans
  • Drums – George Receli*
  • Guitar – Charlie Sexton, Dean Parks
  • Horns Arranged and Conducted By – James Harper
  • Liner Notes – Tom Piazza
  • Mastered By – Greg Calbi
  • Mixed By – Al Schmitt
  • Photography By – John Shearer
  • Producer – Jack Frost
  • Recorded By – Al Schmitt
  • Steel Guitar – Donnie Herron
  • Vocals – Bob Dylan

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