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Alberto Salerno, Mogol, Lavezzi e Mussida lanciano una petizione per rinnovare il Festival di Sanremo

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di Veronica Ventavoli

A chi non è capitato di pensare che il Festival di Sanremo sia sempre più un contenitore televisivo di successo e sempre meno l’evento incentrato sulla musica italiana che è stato dalle origini fino a non molti anni fa?

Finora il destino “naturale” di questa riflessione, più o meno condivisa, sembra essere stato ciclico: si palesa durante lo svolgimento della manifestazione per tornare a inabissarsi in un silenzio generalizzato che dura almeno fino all’annuncio del cast del Festival successivo.

Da ieri, però, qualcosa è cambiato. Quattro colonne portanti della canzone italiana – Mogol, Mario Lavezzi, Alberto Salerno e Franco Mussida – con una conferenza stampa convocata a Milano hanno deciso di lanciare una petizione che vuole riportare la canzone italiana al centro del Festival di Sanremo cambiandone il regolamento: la selezione dovrà essere fatta partendo non dall’interprete ma dalle canzoni.

Oggi al centro dell’attenzione c’è il mondo degli interpreti, cosa che di per sé non è un male, ma le canzoni sono sacrificate”, ha spiegato Mussida, “ed è un peccato, perché fuori dall’Ariston e dal giro delle major c’è un mondo di ragazzi che continuano a scrivere cose bellissime, che però – purtroppo – il pubblico si sta perdendo. Occorre quindi spostare il baricentro del festival dall’interprete alla canzone, lasciando che il cantante assecondi la sua vera natura“.

Alberto Salerno, autore di successi senza tempo come Io vagabondo, ha aggiunto: “È il repertorio che fa la storia di un artista e questa petizione potrebbe aprire la strada a tanti giovani che hanno voglia di scrivere. Nel nostro piccolo abbiamo avviato il progetto Officina della musica e delle parole, dove invitiamo ragazzi sconosciuti che vogliono misurarsi con la musica e li aiutiamo a sistemare le canzoni, perché la scrittura è alla base di tutto”.

La petizione, già firmata da artisti come Tony Renis, Ornella Vanoni, Marcella Bella e inviata al direttore generale della RAI, al sindaco di Sanremo e al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, si articola in pochi punti ambiziosi ma essenziali che, se concretizzati, potrebbero davvero rivoluzionare il Festival: formare una giuria composta da professionisti di lunga esperienza in grado di selezionare 20 canzoni da assegnare, su indicazione del direttore artistico della manifestazione, a 20 interpreti proposti da major e indipendenti, pur con la libertà di operare scelte diverse col consenso della commissione.

Immaginate una giuria collegata solo alla musica di qualità“, ha concluso Lavezzi richiamando l’anno in cui da giurato scelse i giovani per Sanremo selezionando artisti come Gianluca Grignani, Daniele Silvestri e Irene Grandi: “Non selezionammo artisti poi diventati noti perché nella scelta basta valutare solo musica e parole“.

Non più “Festival di Sanremo” ma “Festival della Canzone italiana”, dunque.

Durante la conferenza stampa è stata annunciata la seconda edizione di Campus Band, un concorso nazionale per studenti di età inferiore ai 25 anni sostenuto dalla Siae, il cui vincitore avrà l’opportunità di pubblicare un singolo e ricevere una borsa di studio. Il regolamento è disponibile sul sito www.campusband.it

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