Home Società e Cultura Il reale contro-spazio dell’immaginazione e dell’arte, da Ágota Kristóf a Franco Mazzucchelli

Il reale contro-spazio dell’immaginazione e dell’arte, da Ágota Kristóf a Franco Mazzucchelli

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riappropriazione
Crediti del FotoMontaggio Immagini: FareMusic - FMD Copyright ©
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di Laura Valente

Cari lettori di FareMusic, tra le parole che vorrei aver scritto, ci sono quelle di un libro che sto finendo di leggere in questi giorni, “Trilogia della città di k” di Ágota Kristóf. Non c’è bisogno che lo finisca per pensare che sia un vero capolavoro. Lo si capisce dalle prime pagine, che ti attanagliano come manette. Tre parti, ognuna stilisticamente differente dalle altre ma, soprattutto, ognuna con la sua verità, col risultato che il lettore vive la storia galleggiando rassegnato nella non-verità. Sono visuali prospettiche che la mente architetta per sopportare destini non voluti. In fondo è quello che facciamo anche noi tutti i giorni, ossia metabolizziamo gli eventi tragici delle nostre vite, dai più piccoli ai più eclatanti, in modo del tutto soggettivo.

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A tutti sarà capitato qualche volta di avere un confronto con persone vicine riguardo un’esperienza del passato che abbiamo condiviso, ed accorgersi che in realtà questa esperienza è stata memorizzata da ognuno in modo completamente diverso, a volte diametralmente opposto.

Questo libro non ci dà speranza ma ci dà un metodo. E la bellezza della descrizione psicologica dei personaggi che lo animano ha il sapore di una sapiente follia.

Siccome credo che nella vita non ci sia nulla di casuale, ieri un’amica mi ha portato a vedere un’installazione spettacolare, nella chiesa sconsacrata di San Paolo, qui a Milano, in piazza Sant’Eufemia. E il senso della “Trilogia” si è materializzato improvvisamente ai miei occhi!

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L’invenzione di uno spazio nuovo all’interno di uno spazio precostituito; in questa magnifica chiesa affrescata e decorata, Franco Mazzucchelli, geniale artista di fama internazionale, ha “rubato” un contro-spazio con un gigantesco pallone gonfiabile di polietilene, che si appropria così della Chiesa, reinventandola. L’installazione si intitola, appunto, “Riappropriazione“.

Questa vita non la possiamo cambiare, come non possono farlo i due gemelli Lucas e Claus (il nome dell’uno è l’anagramma dell’altro; forse si tratta di una sola persona…), ma, con la forza dell’immaginazione e dell’arte, possiamo inventarci un reale contro-spazio nel quale sopravvivere.
Con tutto l’amore che conta davvero

 

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