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Intervista a Paolo Vallesi: la musica come “Un filo senza fine” – «In questo disco ho messo tutti i miei anni di silenzio»

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di Paola Maria Farina

Dopo aver pubblicato un brano estivo durante il 2016, Paolo Vallesi è tornato a farsi ascoltare con un ricco album che fa incontrare passato, presente e futuro. Non a caso il disco si intitola Un filo senza fine, proprio come quello che lo unisce da sempre alla musica.

Il progetto raccoglie tre successi riarrangiati con un’Orchestra Sinfonica di settantaquattro elementi, una cover di Ivano Fossati e cinque inediti. E l’asse portante della tracklist – che mette significativamente al centro le tracce del passato – trova un incrocio sostanziale in Pace, il duetto che vede al fianco di Vallesi la cantautrice Amara (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo). Incuriositi anche da questo incontro, abbiamo chiesto all’artista di raccontarci il suo ritorno discografico.

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Ciao Paolo, come è nata la voglia di ributtarti nel mondo musicale con un nuovo progetto e come hai lavorato a quest’album?

È un disco un po’ particolare che non neanche io so bene come definire: contiene inediti, il duetto con Amara e tre canzoni del mio repertorio storico che ho rifatto nell’arrangiamento con un suono molto strano per un album che rientra nella logica pop. In più c’è la cover di Una notte in Italia di Ivano Fossati, un brano che ho sempre amato e che non ho mai avuto il coraggio di ripresentare anche perché non ho mai fatto cover nei mei album; l’idea, però, di poter utilizzare quest’Orchestra magnifica dal suono meraviglioso mi ha dato l’idea di una versione nuova.

Quindi come definiresti questo disco?

È un contenitore strano che spazia dalla musica sinfonica alla musica elettronica ed è rappresentato proprio dal titolo, Un filo senza fine, che simboleggia in qualche modo il mio rapporto con la musica.

Riguardando la tua discografia, questo album arriva dopo un EP uscito a fine 2015 e un singolo nell’estate 2016. Come è stato questo tuo riavvicinamento per tappe al mondo discografico?

È stato proprio un riavvicinarmi alla musica. Avevo smesso di produrre perché mi ero dedicato ad attività collaterali come la scrittura di colonne sonore o la produzione di altri artisti e non avevo più trovato l’occasione giusta, o forse la voglia, di tornare con qualcosa di nuovo. Per fare un disco ci vuole una forza che sia davvero importante e questo album mi ha permesso di trovarla mettendoci dentro tutti questi miei anni di silenzio. Le canzoni sono in realtà nate più o meno tutte negli ultimi anni, ma arrivare al disco è stato complesso e le tappe intermedie sono state un modo per avvicinarmi a un’uscita vera e propria. Quei tentativi sono serviti per arrivare al disco completo sentendomi pronto.

Guardando all’ordine delle tracce dell’album mi pare di ritrovare un percorso preciso, in cui i tre successi del passato sono incastonati esattamente al centro. È così? Quale valore aggiunto danno alla sequenza complessiva?

Hai colto una cosa giusta, perché ho proprio messo nel cuore del disco le canzoni già conosciute. Ho immaginato la tracklist come fosse un concerto, partendo dalla mia immagine musicale di adesso (con un cantautorato che tocca anche l’elettronica) per poi scendere nel passato e ultimare l’album con brani veramente intimi. Solo chi ascolta fino alla fine può calarsi in un mondo più raccolto, che è giusto venga apprezzato solo se uno ha davvero voglia di sentire tutto il disco. È una costruzione particolare perché, da ascoltatore, avrei voluto sentire le canzoni proprio con quest’ordine.

Il disco si apre con Pace, il duetto con Amara, per poi lasciare subito spazio al brano che dà il titolo al progetto e porta in primo piano quasi il retro della medaglia. Il filo senza fine, qui, è quello della violenza: ci racconti questo brano?

Credo siano due modi di vedere la stessa cosa e per questo ho trovato che la canzone di Amara si legasse con le mie tematiche. Un filo senza fine è contro l’uso delle armi in qualsiasi forma ed è fondamentalmente un’estensione della canzone Pace, che sostiene come innanzitutto la serenità vada trovata dentro se stessi prima di cercarla attorno a noi. Quindi, il discorso di Un filo senza fine, in cui sostengo che violenza genera violenza, prosegue quel discorso.

È curioso come il filo senza fine della musica sia qualcosa di auspicabilmente ininterrotto mentre nel brano da cui l’album prende il titolo sia invece qualcosa da spezzare…

Assolutamente sì. Nella canzone srotolo bobine andando a cercare l’origine della violenza, a chi ha sparato per primo generando una catena ininterrotta di violenze, ma è un filo di cui non si trova il capo. È un discorso che i fatti quotidiani portano in primo piano, a partire dalle frequenti stragi causate dalla facilità di accesso alle armi… La speranza, però, è che una fine ci sia perché la violenza non porta a risolvere i conflitti, l’unica strada sono il dialogo e la comprensione. Il fatto, poi, che Un filo senza fine sia diventato il titolo dell’album è per un motivo diverso ed esprime il mio rapporto con la musica.

A proposito di filo, il tuo disco si lega a quello di Amara sia per il duetto con lei sia per la scelta di una cover di Fossati. Come è nata questa sintonia?

Per quanto riguarda le cover di Fossati, pensa che lo abbiamo scoperto a fine disco e ci siamo accorti di averla messa entrambi come quarta traccia! Tra me ed Erika ci sono delle coincidenze davvero incredibili, dalla genesi della canzone Pace al nostro incontro fino ad alcune passioni musicali comuni come l’amore per Fossati che ci ha regalato tante perle. Io e Amara ci siamo conosciuti a giugno, a Prato, a giugno 2016 e prima di allora ricordo che mi ipnotizzò quando al Festival cantò Credo, per la sua presenza sul palco e per la sua sensibilità. Da quell’incontro è poi nata un’amicizia spontanea, senza scopi discografici: abbiamo pure fatto le otto del mattino a ragionare di accordi e parole! All’epoca mi fece anche sentire il provino di Che sia benedetta che poi Fiorella Mannoia ha magistralmente interpretato a Sanremo. Nacque solo dopo l’idea di fare qualcosa insieme e credo che il brano Pace, a due voci, abbia preso una linfa nuova.

E insieme ad Amara hai calcato il palco dell’Ariston come ospite: che esperienza è stata tornare al Festival, a 20 anni di distanza e non in gara? E quanto è stato importante esserci proprio con Pace?

All’inizio non ci credevamo nemmeno: insomma fare gli ospiti a Sanremo è un gran compito ma il direttore artistico ci ha voluti proprio perché ha trovato nella canzone un messaggio vero e importante da dare. Non so se ci avrebbe voluto in gara e poi i meccanismi che entrano in gioco nella composizione del cast lo abbiano reso impossibile, ma il valore della canzone ci ha comunque portato lì. La fiducia che ci è stata data e il fatto che eravamo in due non ci ha fatto sentire tesi durante l’esibizione; ricordo le mie vecchie esibizioni all’Ariston, ero terrorizzato e avrei preferito buttarmi dalla finestra. In quest’occasione ero davvero rilassato, ci siamo goduti la canzone e ci siamo subito resi conto che stava venendo fuori qualcosa di bello.

Hai accennato al tuo coinvolgimento nella scrittura di colonne sonore: come ti sei trovato in quest’avventura?

È stata un’esperienza bellissima che vorrei replicare quanto prima. È stato meraviglioso potersi confrontare su dei minutaggi che non sono quelli della canzone: io mi ritengo un musicista che si è prestato al canto e una colonna sonora ti permette di poter dare la tua punteggiatura. È emozionante veder scorrere davanti a te delle immagini e avere una tastiera con cui cercare di mettere del tuo dentro il film. Trovo che musica e immagine insieme sia qualcosa di magico.

A proposito di mondi collaterali a quello musicale, da sempre fai parte della Nazionale Italiana Cantanti: che cosa ti ha dato quest’esperienza e che cosa pensi di aver dato tu?

Per me è una seconda famiglia perché sto con loro da 25 anni e alcuni dei miei compagni sono le persone che ho frequentato più a lungo nella mia vita. Chiaramente c’è un grande rapporto di affetto verso chi ne fa parte e un amore per l’associazione che, se all’inizio poteva essere un bieco amore per il calcio, ha lasciato presto spazio alle vere finalità solidali. La Nazionale si è costruito una grande credibilità grazie alla propria onestà e si è conquistata un enorme affetto da parte del pubblico: questo non può che farmi sentire parte di un progetto importante, a prescindere dal fatto di giocare o meno. Anzi, per fortuna ora ci sono nuovi ingressi giovani e non sgomito più per scendere in campo quanto per andare in panchina! Fa piacere essere parte della squadra e magari ogni tanto dare anche due calci al pallone.

Dopo le date instore, sono in arrivo anche appuntamenti dal vivo?

Ormai è abitudine fare questi instore – non li chiamo firmacopie perché trovo orrenda già la parola –  ma è stata una bella occasione per incontrare le persone che avevamo voglia di vederci per parlare di musica e fare due chiacchiere insieme. Abbiamo rivisto vecchi amici e tante persone davvero interessate alla musica con cui abbiamo parlato del disco e dei suoi temi. Per quanto riguarda, invece, i live, stiamo progettando con Amara otto concerti in varie città italiane e da metà giugno ci sarà un tour estivo con cui presenterò il nuovo disco. Sarà un concerto con cui torno sul palco con rinnovata energia.

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Tracklist dell’album “Un filo senza fine”:

  1. Pace
  2. Un filo senza fine
  3. In questo mondo
  4. Una notte in Italia
  5. La forza della vita
  6. Le persone inutili
  7. Grande
  8. I miei silenzi
  9. A guardarti divento
  10. Il mio pensiero
  11. Il mio amore

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