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La canzone italiana esiste ancora o esistono canzoni cantate in italiano?

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canzone italiana
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di Roberto Manfredi 

Da tempo si fa un gran parlare di musica italiana, soprattutto nell’ambito della canzone. Dato che noi, culturalmente, siamo rimasti ancora ai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini, inevitabilmente si sono formati due schieramenti ideologici: quelli che sostengono che i discografici italiani hanno ammazzato il rock e tutte le scuole musicali provenienti dal mondo e quelli che sostengono che la canzone italiana è pura melodia, per cui i discografici sono stati costretti a investire su ciò che siamo, vale a dire sulla tradizione melodica derivante dal melodramma e dalla canzone napoletana.

Hanno ragione entrambi per cui tanto vale mettersi d’accordo.

Gli untori che si scagliano contro la vecchia discografia assomigliano un po’ ai pentastellati: ostentano poca memoria storica e scarsa capacità di approfondimento. Dimenticano che certi fenomeni musicali, divenuti poi linguaggi internazionali, come lo swing, il jazz, il blues, il soul, il rock’n’roll, il gospel, il beat, il funky, il r&b fino al rap, li hanno inventati gli afroamericani, gli americani e gli inglesi. Sono arrivati da noi insieme ai jeans, alla Coca-Cola e alla canapa indiana (che non è italiana a differenza della cicoria).

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Come tutti i fenomeni di colonizzazione culturale, queste musiche si sono imposte nel mondo e anche da noi, dal dopoguerra in poi. Natalino Otto ha importato lo swing, Adriano Celentano il rock’n’roll facendo un Bignamino americano completo: dalle cover degli hit statunitensi alle movenze di Elvis. Il fenomeno beat è stato importato da gruppi come l’Equipe 84 e Dik Dik sempre a suon di cover e di imitazioni persino esagerate (Maurizio Vandelli aveva la fissa della Roll Royce beatlesiana, e del negozio di abbigliamento alla Carnaby Street).

E che dire del Prog? Se non ci fossero stati i Genesis, gli Yes, i Gentle Giant, I King Crimson, sarebbero nati la PFM e Il Banco del Mutuo Soccorso? E che dire dei nostri cantautori? De Gregori si ispirava a Bob Dylan (anzi, ne era e ne è un fan), Renato Zero ha importato il glame rock a suon di travestimenti e make up anglosassoni, Gianna Nannini, dopo un inizio da cantautrice melodica, si è buttata sulle orme di Janis Joplin e così tutti gli altri. Persino Fabrizio De Andrè una volta mi confessò che si era ispirato totalmente ai cantautori francesi come Brassens e Brèl.

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Non è quindi sbagliato affermare che gran parte degli artisti italiani, che non si sono legati alla tradizione melodica italiana, sono musicalmente italiani fino a un certo punto.

Quelli che invece sostengono che i discografici italiani facevano bene a produrre solo la canzone melodica italiana considerandola un autentico patrimonio nazionale, sembrano un po’ troppo democristiani, tradizionalisti e musicalmente populisti. Sono quelli che credono ancora nella “canzone sanremese”, quella intrisa di lacrime e violini, con la tipica stesura di strofa-ritornello-strofa-ritornello- ritornello con salto di tonalità e con un testo di rime baciate (cuore-amore-amore-dolore- etc…).

Costoro ritengono che la canzone italiana autentica sia quella della Pausini, di D’Alessio, di Al Bano e di Amedeo Minghi, che per sua stessa ammissione ha sempre strizzato l’occhio al melodramma e alle larghe melodie di Puccini.

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La realtà è che hanno ragione e insieme torto, entrambi.

La verità, molto spesso, sta in mezzo. Vero è che la discografia italiana è sempre stata consapevole che i fenomeni musicali di importazione, come il rock o il soul ad esempio, non potevano funzionare come nei Paesi dove erano nati, se non per singole canzoni tradotte (cover) una tantum. Si spingeva sul modello Sanremo perché rappresentava lo specchio della nostra tradizione canora. Piaccia o non piaccia, è così. Anzi, addirittura, per difendere le nostre tradizioni, in molte edizioni di Sanremo, si costringeva i cantanti stranieri a cantare in italiano le “nostre” canzoni. Chi non si ricorda Louis Armstrong, Stevie Wonder o addirittura gli Yardbirds cantare brani come Paff Bum ostentando un italiano più che risibile?

In ragione di ciò, bisogna considerare una “terza via”, una strada di mezzo che ci mostri come sentirsi italiani con uno sguardo rivolto al mondo e non ristretto ai confini nazionali. Una differenza essenziale la fanno i testi, cosa di cui si parla sempre poco a proposito di canzoni. Se i testi delle canzoni parlano di fatti, personaggi e situazioni “nostre”, allora non è fondamentale il giro di Do piuttosto che un ritmo hip-hop. Può esserci una matrice italiana, indipendentemente dalla musica o dall’arrangiamento. Come è vero il contrario. Il testo può ispirarsi a tematiche di interesse internazionale, mentre invece la musica può ricordare la “nostra” tradizione melodica.

Facciamo qualche esempio.

Prendiamo “Vita Spericolata” di Vasco. E’ considerata una canzone rock. Forse per il testo ma musicalmente non lo è affatto. E’ un classico lento con una melodia tipicamente italiana. Il testo invece ha riferimenti americani: whisky, rock star, Steve Mc Queen, etc. Possiamo quindi considerarla una canzone italiana?

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Lo è certamente come lo è anche “Certe notti” di Ligabue, che è una classica ballata rock ma dove si canta di Bar Mario, di zanzare, di nebbia e di autogrill, anche se si cita Neil Young. E’ un film di notti emiliane sognando la mistica on the road americana. Ci sono invece canzoni italiane di gusto americano (temi, melodie, ritmi, e suoni), ma cantate in lingua italiana come “Buffalo Bill” di De Gregori che risulta difficile considerarla una tipica canzone italiana. C’è un testo di Ivano Fossati che descrive molto bene questa situazione di doppia identità. Trattasi di “La mia banda suona il rock”. Un rock un po’ bambino e un po’ latino. In una strofa Fossati canta :

La mia banda suona il rock 
e cambia faccia all’occorrenza
da quando il trasformismo
è diventato un’esigenza.

Il punto di equilibrio sta in questa strofa. Il trasformismo non è da intendere sempre in senso negativo. Se è diventato un’esigenza, potrebbe significare che oggi, nel mondo 2.0 e della globalizzazione, le identità culturali, quindi anche le canzoni, sono destinate a trasformarsi e a cambiare la loro origine, o radice o appartenenza geografica.

Ora i Guelfi e i Ghibellini, cioè i cittadini di Sanremo o i cittadini del mondo, potrebbero interrogarsi su questo semplice quesito: “la canzone italiana esiste ancora”? O più semplicemente esistono solo “canzoni cantate in lingua italiana”? A voi la risposta.

Credo che il quesito risulti più interessante della stantia polemica sui discografici, che poi, notoriamente, non scrivono canzoni, ma le pubblicano, spesso non sapendo interpretare i gusti degli italiani. A proposito… di quali italiani? Boh?

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Ivano Fossati – La Mia Banda Suona Il Rock LIVE
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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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