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“Spirit”, il disco politico dei Depeche Mode senza deriva revival – RECENSIONE

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Crediti del FotoMontaggio Immagini: FareMusic - FMD Copyright ©
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di Alessandro Filindeu

Spirit” dei Depeche Mode, “è un disco sull’umanità”.
Così ha dichiarato Dave Gahan a “Rolling Stone” nell’unica intervista rilasciata finora riguardo l’ultimo lavoro della celebre band inglese, pubblicato recentemente dalla Sony.

Un disco, anticipato dal singolo Where’s The Revolution“ (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), già molto discusso, d’altronde non potrebbe essere altrimenti trattandosi di una band di culto che in oltre trent’anni di carriera ha visto avvicendarsi dei componenti essenziali come soprattutto il tastierista di uno dei periodi considerati più creativi, Alan Wilder, e il produttore Ben Hillier, responsabile dei lavori degli ultimi dieci anni.

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Photo Credit Anton Corbijn

Entrare nella discussione eterna sui periodi più o meno aurei e sull’importanza di questo o quell’altro musicista, appare equivalente ad avventurarsi in un fossato popolato di coccodrilli. Una band con una storia così lunga e intensa offre decine di spunti di discussione in cui probabilmente tutti hanno ragione e tutti hanno torto, figuriamoci che appare abbastanza difficile già pacificamente definire il genere musicale dei nostri eroi: synt pop, elettro pop, elettro rock, per arrivare ad almeno dieci rispettabili definizioni. In realtà è vero che i Depeche hanno subito tante evoluzioni estetiche, a partire dall’iniziale influenza dei Kraftwerk passando per contaminazioni new-wave, gothic rock, punk rock e addirittura disco anni ’80.

Una cosa è certa, “Spirit” è effettivamente un cd importante. Dal punto di vista dei contenuti letterari è stato definito, a ben ragione, il disco più politico del gruppo. Si parla di ideali, tensioni, smarrimenti e di capacità di reagire; il disagio che caratterizza i nostri tempi è presente e palpabile, l’atteggiamento è riflessivo e amaro, l’atmosfera è come sempre scura.

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La produzione musicale segue lo sviluppo di queste tematiche in maniera sensibilmente diversa dal periodo Hillier: l’uso delle tastiere è ovviamente protagonista e molto presente ma con delle caratterizzazioni molto musicali e intelligenti. In particolare le timbriche non sono sovrapposte ma gestite con buon criterio e alternano suoni vintage a plasticosità saturate, tappeti di calore fortemente analogico oppure di fredda e metallica sintesi volutamente enfatizzata. Le chitarre entrano sempre con gusto e cambiano efficacemente lo scenario sul quale si muovono alternativamente e contemporaneamente la voce di “The cat” Gahan (soprannominato così perché sopravvissuto a un numero incredibile di visite ravvicinate alla morte per droga) e di Martin Gore, gli strumenti ritmici si giovano di una bella stesura e di sonorità ora relativamente pulite ora distorte e apocalittiche.

Il tutto è sempre finalizzato, con efficacia, alla valorizzazione delle composizioni, fra le quali forse non c’è la nuova ”Enjoy the silence”, tanto agognata, ma ci sono delle buone idee melodiche ben sviluppate e supportate da armonie non banali.

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Risalta, ad un ascolto neanche tanto analitico, che non ci si rifugia solo nel facile abuso di triadi minori dentro e fuori dalla tonalità d’impianto o di intervalli di quinta diminuita che irrompono a gamba tesa un po’ ovunque, discutibilissimi e gratuiti luoghi comuni armonici di qualsiasi espressione musicale voglia appartenere ad una estetica definita gothic o giù di lì: la musica offre la possibilità di gestire lo sviluppo delle melodie anche semplicemente usando perlopiù le armonie proprie della tonalità con piccole digressioni, semplicemente usando delle normali sostituzioni o delle elementari raffinatezze come le terze al basso o le quadriadi maggiori di sesta o settima maggiore.

Il nuovo produttore usa efficacemente questo materiale e le timbriche di cui sopra, e per tanto il cd risulta interessante e vario, scorre gradevolmente e invita a ripetere l’ascolto. Non è poco, per una band di quasi quarant’anni di carriera e per la quale il rischio di deriva revival, con macchie di muffa, era sicuramente dietro l’angolo.

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Tracklist “Spirit” – Depeche Mode 

Standard Edition – CD 1:

  1. Going Backwards – 5:42
  2. Where’s the Revolution – 4:59
  3. The Worst Crime – 3:48
  4. Scum – 3:14
  5. You Move – 3:49
  6. Cover Me – 4:51
  7. Eternal – 2:24
  8. Poison Heart – 3:17
  9. So Much Love – 4:29
  10. Poorman – 4:25
  11. No More (This Is the Last Time) – 3:13
  12. Fail – 5:07

Deluxe Edition – CD 2 “Jungle Spirit Remix”:

    1. “Cover Me” (Alt Out) 4:27
    2. “Scum” (Frenetic Mix) 5:26
    3. “Poison Heart” (Tripped Mix) 4:16
    4. “Fail” (Cinematic Cut) 5:38
    5. “So Much Love” (Machine Mix) 7:20

 

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Depeche Mode – Where’s the Revolution VIDEO

Depeche Mode – Where’s the Revolution, Traduzione

Sei stato contenuto
Sei stato maltrattato
Ti hanno mentito
Ti hanno fornito verità
Chi sta prendendo le vostre decisioni?
Voi o la vostra religione
Il tuo governo, i vostri paesi
Voi drogati patriottici

Dov’è la rivoluzione?
Forza, gente
Mi state deludendo
Dov’è la rivoluzione?
Forza, gente
Mi state deludendo

Ti hanno pisciato addosso
Per troppo tempo
Diritti abusati
Le vostre opinioni sono state rifiutate
Vi manipolano e minacciano
Con il terrore come arma
Vi spaventano fino a rendervi stupefatti
Vi sfiniscono fino a portarvi dalla loro parte

Dov’è la rivoluzione?
Forza, gente
Mi state deludendo
Dov’è la rivoluzione?
Forza, gente
Mi state deludendo

Il treno è in arrivo
Il treno è in arrivo
Il treno è in arrivo
Il treno è in arrivo
Quindi, salite a bordo
Salite a bordo
Salite a bordo
Salite a bordo

ronzio del motore
ronzio del motore
ronzio del motore
ronzio del motore
Quindi, salite a bordo
Salite a bordo
Salite a bordo
Salite a bordo

Il treno è in arrivo
Il treno è in arrivo
Il treno è in arrivo
Il treno è in arrivo
Quindi, salite a bordo
Salite a bordo
Salite a bordo
Salite a bordo

ronzio del motore
ronzio del motore
ronzio del motore
ronzio del motore
Quindi, salite a bordo
Salite a bordo
Salite a bordo
Salite a bordo

Dov’è la rivoluzione?
Forza, gente
Mi state deludendo
Dov’è la rivoluzione?
Forza, gente
Mi state deludendo

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Alessandro Filindeu
Vivo a Roma, non sono un giornalista, sono musicista professionista da quando avevo ventidue anni, ambito pop ma formazione jazz, ho suonato in una cinquantina di programmi Rai, ho ottenuto la idoneità per insegnare in Conservatorio nel 2005, lavoro con un importante produttore come assistente musicale e di produzione e come chitarrista, ho collaborato con vari musicisti, scritto e arrangiato un po' di cose, avuto a che fare con il Festival di Sanremo in varie "vesti" a partire dal 1993. Insegno chitarra moderna in varie scuole di area romana, armonia moderna e tecnica dell'ascolto presso la "Accademia Spettacolo Italia" di Roma. Ho collaborato come "ghost writer" a due tesi di laurea in storia della musica pop italiana, ho partecipato alla organizzazione di varie Master Classes di grandi musicisti italiani e stranieri, in tempi recenti ho co-prodotto due cantanti esordienti, con ambedue fallendo clamorosamente ma acquisendo di conseguenza una grande conoscenza del mondo del pop italiano degli ultimi anni. Ho una maturità classica, ho frequentato due facoltà universitarie e un Conservatorio per un totale di 21 esami sostenuti ma non ho finito nessuna delle tre cose, inevitabilmente la mia prima attività è quella dell'insegnante.

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