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Bimbi che si prostituiscono: dal servizio choc de Le Iene – Il degrado di una comunità e l’infanzia negata

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di Alessandra Zacco

Esiste un parcheggio del sesso a pagamento. Esistono bambini. Esistono adulti che li usano. Esistono tariffe: 100 euro per “spassarsela” con un cucciolo di 5-6-7-8 anni; 50 ma anche 30, 20,15 euro per incontri sessuali con un ragazzino o una ragazzina di 12 anni, massimo 15.

Il servizio de Le Iene di Nadia Toffa e Marco Fubini sulla prostituzione minorile a Bari nei pressi dello stadio San Nicola, andato in onda domenica 19 marzo in seconda serata su Italia Uno, ha dato voce ai piccoli Rom che si prostituiscono quotidianamente sotto gli occhi di genitori e parenti consenzienti.

L’infanzia negata che culturalmente accompagna il fenomeno del nomadismo Rom e che fino a qualche tempo fa ci faceva commuovere di fronte ad un minore costretto a chiedere l’elemosina o a commettere piccoli furti, oggi ha una connotazione ancora più feroce: lo sfruttamento sessuale sin dalla più tenera età.

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Nel caso denunciato da Le Iene, si tratta di bambini e bambine provenienti da Bosnia, Ex Jugoslavia, Romania che vivono in un campo limitrofo allo stadio di Bari, non vanno a scuola e si prostituiscono a bordo strada accompagnati da cugini “più grandi” (15-17 anni) che fanno lo stesso mestiere. E’ facile e non si va in galera.

Cosa fai? Chiede l’inviato de Le Iene, avvicinandosi in auto a un bambino e fingendosi un qualunque cliente. Lui, piccolissimo, si affaccia al finestrino abbassato e risponde: “Tutto”. Con il preservativo o senza? “Come vuoi tu”.

Il bambino sale. Si siede. Fa fatica ad allacciare la cintura di sicurezza. Lo aiutano i cugini. Le gambette rimangono a penzoloni. Ha 8 anni. Indossa pantaloni firmati e una bella felpa rossa.

Appena l’auto parte il bimbo inizia a massaggiarsi le parti intime nel tentativo di eccitare il cliente, poi la voce si fa suadente e in un italiano stentato dice quel che ha imparato a memoria, parole inequivocabili adatte a un mestiere sbrigativo: Scopiamo. Soldi. 100 euro”.

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Sorpreso dalla proposta dell’inviato de Le Iene in incognito di parlare e basta, dice che suo papà chiede l’elemosina, la mamma è al paese e i soldi gli servono per andare al centro commerciale a comprare le scarpe. Andare con lui costa tanto perché è molto piccolo.

Non ti fa schifo andare con gli uomini? “No”.

Ci vai per i soldi? “Si.”

La prima volta quanti anni avevi? “5 anni.”

E cosa hai pensato? “Niente. Vado. Andiamo. Scopiamo. Soldi. Lasciami. Ciao ciao”. Una sequenza logica, un racconto stringato che pronunciato da un bambino di pochi anni strazia il cuore.

Sale in auto un altro piccolo Rom che non potrà avere più di 10-11 anni. Ha una bella acconciatura, dice che da grande vorrebbe fare il parrucchiere ma non sembra interessato a cambiare vita perché quella che conduce lo soddisfa, naufragato com’è in un’incoscienza infantile priva di etica.

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ANSA/JALIL REZAYEE

E’ consapevole, però, del valore di mercato del suo corpo e sa che tanti uomini coi capelli bianchi e altri più giovani sono pronti a pagare – e bene – per un po’ di sesso con lui: “attivo, passivo, tutto”. Anche a lui i soldi servono per andare al centro commerciale, comprare vestiti, scarpe, da mangiare, divertirsi, ma anche per andare con le prostitute perché a lui gli uomini non piacciono”.

Sale ancora sull’auto de Le Iene una ragazzina di 12 anni minuta con un seno che s’intuisce appena. Cosa fai? “Mi faccio toccare, mi faccio guardare, faccio sesso orale”.

Con o senza preservativo? “Senza”.

Cosa vorresti fare da grande? “Questo. Mi piace”.

E poi racconta della sua prima volta, delle lacrime e delle paure che le “giravano in testa”, della cugina che le diceva di stare tranquilla e del cliente che le diceva di fare silenzio e poi, per consolarla, l’ha portata al centro commerciale a comprarle un paio di scarpe, dei leggins, una felpa.

Chi sono i tuoi clienti? “Italiani, uno lavora in un supermercato, uno in un bar, uno fa il panettiere”.

I tuoi sanno quello che fai? “Si. Tutta la famiglia lo sa”.

E tua mamma non ti dice che è una cosa sbagliata? “No”.

Dove vai coi clienti? “Nel parcheggio dell’amore”.

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Il Lovely Park, sempre in zona stadio, è indicato da un cartello sbiadito. Per entrare si pagano 3 euro. Lo spazio è diviso in box. Una volta entrati si sceglie una piazzola libera, si parcheggia, si abbassa automaticamente la saracinesca e si può fare sesso indisturbati. In ogni box: distributori di profilattici, fazzolettini di carta e varie.

E’ raccapricciante pensare che bambini e bambine, dentro auto di pedofili sconosciuti, entrino volontariamente ed incoscientemente in quegli spiazzi e chiusi in gabbia consumino la loro prestazione, quel “faccio tutto” assurdo, stridente, inconcepibile.

Come a Bari, la cronaca nazionale ha denunciato lo stesso degrado in altre città. Tra queste Milano e Napoli. I baby gigolò sono un business che non possiamo più ignorare pensando a qualcosa di lontano da noi, legato al turismo del sesso in paesi esotici o a perversioni on line. Purtroppo, a causa della povertà crescente e delle gravi carenze sul piano del monitoraggio sociale, la prostituzione minorile anche in Italia è diventata realtà quotidiana e “merce” di scambio.

La polizia, i tribunali, gli assistenti sociali possono intervenire, come han fatto a Bari dopo la segnalazione de Le Iene e di molti cittadini, affidando i bambini a Comunità protette, ma la questione è complessa e la voracità dei pedofili senza fine, pronti come sono a scovare sempre nuove prede tra i disperati.

Chi sono i tuoi clienti? Chiede l’inviato tv a un ragazzino spavaldo di 17 anni.

Professionisti, ma anche idraulici e panettieri”.

Cosa vorresti fare da grande? “Il cameriere”.

 Cosa ti piace fare con i soldi? “Comprare scarpe e vestiti, ma anche aiutare la famiglia”.

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Questo è l’orizzonte, questa l’idea di futuro di decine e decine di ragazzini dall’innocenza rubata.

Fino ai primi dell’Ottocento il “sentimento dell’infanzia” non esisteva. Il bambino era considerato un adulto mancato, un uomo non ancora cresciuto che quanto prima avrebbe dovuto darsi da fare per “guadagnare il pane”. Il Novecento ci ha fortunatamente regalato la Pedagogia come scienza e a seguire la Psicologia dell’Età Evolutiva e la considerazione del bambino come essere in evoluzione bisognoso di cure, protezione, amore, affetto e buoni esempi.

Nonostante questo, ancora oggi in certe categorie sociali ed etnie, il “sentimento dell’infanzia” è estraneo a famiglie dove il denaro manca e dominano il degrado sociale e spirituale. Ed ecco madri che consentono alle loro bambine di prostituirsi per pochi euro.

I pedofili hanno mani sudate, sbavano nell’ombra, sfruttano corpi acerbi. Per loro nulla è più eccitante di un bimbo obbligato ad una sessualità precoce, pagata e vissuta con l’incoscienza di chi gioca a nascondino senza capire di essere stato privato per sempre dei sogni, del futuro, del diritto di andare a scuola, di giocare coi compagni, di oziare, di fare i capricci, di chiedere agli adulti le coccole o una favola prima di dormire.

E all’inviato de Le Iene che a uno di loro prova a dire: Ma lo sai che tutto questo te lo porterai dentro tutta la vita? Ti rendi conto di cosa significa per te, profondamente?

La risposta è distratta. Infastidita. Fine corsa. Fine chiacchierata.

“Cento euro” dice il bambino in felpa rossa con la sua vocetta fragile. Soldi alla mano, il piccolo scende veloce dall’auto. Gli vanno incontro due ragazzi più grandi ed è a loro che consegna il bigliettone. Si allontanano rapidi. Procedono in fila tra i campi desolati della periferia. Hanno ancora molto lavoro da fare. Il giorno è alto. La caccia è aperta. Le macchine dei clienti in agguato.

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Alessandra Zacco
La mamma era una ballerina. I miei primi dieci anni di vita li ho trascorsi dietro le quinte dei palcoscenici, respirandone la magia e quel silenzio sospeso prima di ogni rappresentazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Genova, giornalista professionista, dopo oltre un decennio da cronista nelle redazioni savonesi de Il Secolo XIX e de La Stampa, lascio i quotidiani per dedicarmi all’attività di freelance. Tra le mie principali occupazioni: gestione uffici stampa di enti pubblici e privati, gruppi musicali, compagnie di danza; organizzazione e direzione artistica di eventi in collaborazione con alcuni assessorati al Turismo della mia Regione. Ho lavorato per il Festival di Sanremo. Ho frequentato e frequento corsi di recitazione, danza, musical, discipline che amo infinitamente. Per me scrivere è una meravigliosa forma di meditazione.

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