Home Le pillole di A. Salerno Viaggio nelle canzoni: Dio è morto

Viaggio nelle canzoni: Dio è morto

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di Alberto Salerno

Il titolo del brano riprende il celebre aforisma di Friedrich Nietzsche, ma per stessa ammissione di Francesco Guccini la canzone ha attinto al poema Urlo di Allen Ginsberg, almeno per quanto riguarda l’incipit. Questa è la prima canzone depositata alla Siae a nome di Guccini (che nel frattempo aveva superato i due esami come autore di testi e come musicista non trascrittore) sia per il testo che per la musica, ed è sicuramente una delle sue canzoni più famose.

Il brano fu scritto per i Nomadi e con questa canzone il gruppo partecipò al Cantagiro 1967. Nello stesso anno il brano fu incluso nell’album Per quando noi non ci saremo. Il pezzo, ritenuto blasfemo dalla Rai e subito censurato, fu invece trasmesso da Radio Vaticana, non nuova ad azioni di questo tipo.
Dio è morto è senza dubbio uno dei pezzi più conosciuti dei Nomadi, tanto che viene suonato ininterrottamente nei loro concerti a partire dal 1967, ed è stato più volte reinciso, sia in studio che live. (Fonte Wikipedia)

Ho visto
La gente della mia età andare via
Lungo le strade che non portano mai a niente
Cercare il sogno che conduce alla pazzia…

Ho visto è già da solo una dichiarazione di guerra. E’ un punto esclamativo gigantesco che prelude a tutto quello che seguirà… e che segue, perché Guccini comincia ad elencare tutte le cose che non vanno bene nella società di quell’epoca, che poi non sono tanto diverse, purtroppo, da quelle che infestano la società attuale.

Nella ricerca di qualcosa che non trovano
Nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate
Lungo le strade da pastiglie trasformate
Dentro le nuvole di fumo del mondo fatto di città
Essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà…

Guccini con questo testo è stato davvero un precursore, in tutti i sensi, perché è la prima volta che in una canzone vengono denunciati i danni terribili dell’alcol e delle anfetamine… ed è una denuncia che non risparmia nessuno.

E un dio che è morto
Ai bordi delle strade, dio è morto
Nelle auto prese a rate, dio è morto
Nei miti dell’estate, dio è morto

Ed ecco che qui arriva il titolo, come una mazzata, perché in questo terribile scenario Dio è morto… ed è morto ai bordi delle strade … la prostituzione… nelle auto prese a rare… il consumismo… nei miti dell’estate… la dolce vita.

Mi han detto
Che questa mia generazione ormai non crede
In ciò che spesso han mascherato con la fede
Nei miti eterni della patria o dell’eroe

L’attacco alla Chiesa, nelle sue istituzioni, con la frase “in ciò che spesso han mascherato con la fede” obbligherà la Rai a non trasmettere la canzone in radio, una censura che oggi sarebbe impensabile.

Perchè è venuto ormai il momento di negare
Tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura
Una politica che è solo far carriera
Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
L’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto…

E qui un nuovo attacco al sistema, all’intreccio politica-religione… e Guccini lo fa senza tanti giri di parole, andando dritto al cuore.

E un dio che è morto
Nei campi di sterminio, dio è morto
Coi miti della razza, dio è morto
Con gli odi di partito, dio è morto
Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano
A una rivolta senza armi
Perchè noi tutti ormai sappiamo
Che se dio muore è per tre giorni e poi risorge
In ciò che noi crediamo, dio è risorto
In ciò che noi vogliamo, dio è risorto
Nel mondo che faremo, dio è risorto

In questo scenario da sfacelo sociale, proprio nel finale, Guccini ci da’ una speranza, perché come Dio muore poi risorge… mamma mia, che testo! Così lucido e innovativo per quei tempi, e ancora così valido oggi più che mai!

 

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Nomadi – Dio è morto VIDEO LIVE

 

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