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Napoli ha le ferite che soffiano musica

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Crediti FotoMontaggio Immagini: FareMusic - FMD Copyright ©
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di Michele Caccamo

Appaiono dai bassifondi: come arrivassero dalla camera delle fiammelle o dal cilindro della magia. E i ritmi diversi sembrano capaci di disperdere la polvere che hanno le anime: di Posillipo di Mergellina o dei Quartieri Spagnoli. E i canti sono gridi e uragani.

Napoli ha le ferite che soffiano musica, e le stelle e le luci sono labbra che si tormentano.

Napoli ha le lacrime negli occhi, e un’ira nera smerciata per allegria. Noi non sappiamo come affrontarla, e l’accusiamo di incoscienza, e la condanniamo: come anche il suo panorama ne fosse responsabile: odorosa di meraviglia, davvero messa in capo al mondo, è diventata un ornamento in mano ai malviventi: che non ci fossero gli uccisi potremmo pensarla una leggenda.

Napoli è percossa dall’abbandono alla miseria, come non avesse nulla da offrire; come fosse un campo di baraccati, come avesse il buio disegnato nel paesaggio. Ma quella Città ha le note mai secche, al suono della chitarra le armonie che insegnano la melodia lirica: la canzone è un manifesto di sovversione e libertà. Più della politica.

Nei napoletani le corde vocali sono fili di seta che diventano braci: hanno un timbro che batte, e che sgrana ogni cuore; hanno nella voce l’unica forma d’amore, anche se mostrano nella schiena gli insetti le larve le cimici il pugnale della condanna, senza alcuna vergogna.

Napoli è chiamata alla Bellezza perfino da Dio, ma ha le sopracciglia finte, le gocce per la sopravvivenza sotto al cuscino; e miliardi di moscerini intorno al suo miele.

E ci hanno bestemmiato Musici e Poeti: Viviani, Scarpetta, De Filippo, Bovio, De Simone, Di Giacomo, Nisa, Carosone, Murolo, Barra, Daniele: rimasti alla fine pannelli curvati dalla dimenticanza. E ci lottano, ancora: Ranieri, Gragnaniello, Sastri, Montercorvino, Bennato.

Con loro si continuano ad alzare le voci dai vicoli, per segnalare la passione del dolore; per cantare la tristezza dell’amore. E si incrociano, i suoni, creando un telaio musicale, un allegro fermento di gioia, aprendo una mano che passa per carezzare e dare speranza. Più della politica.

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