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La stampa musicale: pillole di storia dei magazine di musica

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di Veronica Ventavoli

La stampa musicale: un mondo in continua evoluzione.

Le prime riviste musicali compaiono in Italia nel 1945: Musica Jazz, periodico su jazz e black music, e la longeva Musica & Dischi, pubblicazione di musica classica che col tempo abbraccerà ogni genere musicale.

Per sfogliare la prima rivista dedicata anche alla musica leggera bisogna attendere la fine degli anni ’50, quando il rock’n’roll esplode anche da noi e le cover de Il Musichiere ospitano icone quali Mina, Adriano Celentano e Domenico Modugno.

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La pubblicazione ha però vita breve (nasce e muore insieme all’omonimo programma televisivo) ed è soltanto nel decennio successivo, segnato dalla diffusione del beat e del garage rock, che la produzione editoriale musicale nostrana si avvia a diventare un fenomeno giovanile di un qualche rilievo. Grafica e titolistica, così come la scelta dei protagonisti degli articoli, sembrano in realtà continuare a riflettere il gusto “editoriale” generale del tempo: le copertine di Qui Giovani e Ciao Amici, con i primi piani su sfondo monocolore di personaggi prevalentemente italiani (spicca, per numero di apparizioni e per ampiezza del sorriso, il sempreverde Gianni Morandi) e i titoli dal taglio velatamente scandalistico giocato sul detto/non detto (La casa segreta di Gianni Morandi, si legge per esempio sul n. 20/’66 di Ciao Amici), sono assimilabili a quelle dei coevi settimanali dal target più adulto come TV Sorrisi e Canzoni (Processo alla ragazza dell’estate, recita la didascalia al grande primo piano su sfondo bianco di Raquel Welch il 17 luglio ‘66).

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Con i ’70 delle radio libere, del cantautorato e del rock progressivo il panorama si fa più ricco e sfaccettato, così come diversificato è l’arcipelago delle culture giovanili; la difficile convivenza fra istanze differenti pare trovare un importante veicolo in questo tipo di pubblicazioni: a testimoniarlo è lo scontro che vede alcune voci del movimento underground, le cui riviste sono numerosissime (da Fallo!, espressione del movimento hippie, a Il Pane e le Rose, supplemento dei Quaderni Piacentini, passando per la rivista controculturale per antonomasia Re Nudo), opporsi a pubblicazioni molto diffuse come Ciao 2001 accusate di essere marionette del mercato discografico nazionale, strumenti “di persuasione occulta a comperare assolutamente, non i prodotti migliori, ma a rigor di logica, i più vendibili”. Fra le riviste-cardine di questo decennio, sul versante della musica alternativa (rock o meno) si segnalano Muzak e Gong, figlie dell’inventiva del padre della critica musicale rock italiana Riccardo Bertoncelli; nel campo del rock tradizionale regna invece Il Mucchio Selvaggio, nata nel ’77 e col tempo interessatasi anche al cinema, alla politica e all’attualità in genere. In quello stesso anno nasce inoltre Tutto Musica, fortunata costola del settimanale Tv Sorrisi e Canzoni che alterna articoli musicali a rubriche di cinema e sulle tendenze giovanili.

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La variegata offerta musicale degli ’80 trova sbocco in una pletora di pubblicazioni sempre più specializzate: Il Blues è allora e continua ad essere oggi un periodico dedito unicamente alla musica blues; Musica 80, che tra le firme annoverava Bertoncelli, è stata sempre vicina al punk, alla new wave americana e al creative jazz europeo e americano; anche Rockerilla nasce come rivista specializzata, interessata com’è all’universo punk e new wave, ma il suo impatto, per dirla con Mario Ruobbi è spettacolare: se Gong era una rivista soltanto per specialisti, Rockerilla arriva a tutti i giovani italiani alla ricerca di un’alternativa alla musica leggera italiana. Per tutti gli anni ’80 Rockerilla detiene di fatto il monopolio sull’informazione rock, contrastato dal Mucchio Selvaggio soltanto sul fronte dei cantautori, del country e del blues.

Nonostante secondo alcuni critici la fine del decennio segni l’inizio del percorso d’impoverimento di una critica rock italiana sempre meno originale, ancora nei primi anni ’90 emergono realtà d’importanza non secondaria: impossibile non citare almeno Blow up, fanzine presto trasformatasi in rivista mensile di “rock e altre contaminazioni”, e soprattutto Rumore che, c’informa il sito della rivista mensile in edicola dal ’92, “si occupa di musica rock e di tutto quello che le ruota intorno”.

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I Duemila sono attraversati dalla crisi dell’editoria cartacea, non solo musicale, strettamente connessa alle modalità di lettura proprie dell’utenza del web (le riviste più rinomate di quest’epoca sono Rockstar, ora chiusa, OnStage, Buscadero, Vinile, Noi Siamo Cantautori e Rolling Stone sede Italiana); le webzine (i web-magazine musicali in Internet) sono dunque oggetto di peculiare attenzione da parte di appassionati ed esperti del settore: “Solo per dirne una”, scrivono Guido Sfondrini e Pasquale ‘wally’ Boffoli in un lungo articolo sul tema, sono naturalmente più veloci del mezzo cartaceo e dei suoi tempi di pubblicazione, ma i contenuti si bruciano altrettanto velocemente. Le webzine per essere credibili dovranno dimostrare professionalità, capacità critiche e di approfondimento pari alle gloriose riviste cartacee.

La sfida è ancora tutta da giocare.

 

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento segnalo due articoli reperibili on line: Sfondrini G., Boffoli P., “La stampa musicale e rock specializzata cartacea in Italia. Dagli anni 60 al 2000”; Ruobbi M., “Storia della critica rock italiana”.

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