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Dalla Food Tv ai Branded Content – E intanto Cracco lascia “Master Chef”

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di Roberto Manfredi


Spegni la tv, si mangia!
era una frase che un tempo si sentiva spesso a ora di cena. Sembra che presto tornerà di moda. Il motivo è molto semplice. La Food Tv sta arrivando alla frutta.

Carlo Cracco, l’ha capito prima di tutti, e nonostante continui a condurre “Hell’s Kitchen”, dove comunque è l’unico protagonista, lascia “Master Chef” per aprire un nuovo ristorante a Milano, addirittura in Galleria, dove gli affitti sono più alti del grattacielo Unicredit. Suo nuovo socio è Lapo, noto buongustaio e uomo dal palato eccentrico. Sembra che qualcuno abbia già prenotato per l’inaugurazione. Da fonti in nostro possesso, sembra che la primissima cliente sia Conchita Wurst, che peraltro ha la stessa barba di Cracco.

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Tornando alla tv, sappiamo bene che serve soprattutto a tavola. Sono ormai dieci anni e più che ogni rete televisiva nazionale, dalle generaliste alle regionali, trasmette ogni giorno un programma di cucina. Non sto qui a elencarli tutti perché vi verrebbe voglia di digiunare per oltre un mese, ma certo la food tv ha dato da mangiare a molti personaggi che senza ricette, avrebbero avuto minor fortuna, partendo dalla Clerici, a Benedetta Parodi (i cui libri hanno venduto più di quelli di Saviano), fino ai numerosi concorrenti dei talent show gastronomici.

Dopo questa grande “abbuffata” mediatica, sembra però che la food tv interessi molto meno. Come al solito i primi segnali arrivano dall’estero. Gli ascolti calano, tranne quelli dei brand più solidi, come per l’appunto “Master Chef” e pochi altri. Il fatto è che la cucina in tv, pur in continua evoluzione, prima o poi è destinata a esaurire il suo “appeal”. Dopo aver visto tutti i ristoranti possibili, dai stellati a quelli da incubo, lo street food in tutte le salse, i cuochi “unti e bisunti”, le gare a “rischio diabetico” di adulti e bambini che preparano ogni tipo di torta o dolce di vecchia o futura invenzione, cos’altro potremmo vedere di nuovo?

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Certo, mi è capitato di vedere persino dei format in cui si mostravano cibi estremi disgustosi, come cavallette fritte, insetti bavosi, occhi, code, cervelli, cuori, ossa tritate di animali allucinanti, insomma tutta roba più nociva di un comune olio di palma. Ho visto persino ricette assai improbabili, spacciate per piatti gourmet, come il coniglio con le cozze, le rane alla panna, le lumache al pompelmo e via col disgusto. Abbiamo assistito anche alla nascita del veganesimo estremo, con chef che chiedevano scusa ai semi di papavero prima di tritarli. Insomma abbiamo visto così tanto cibo da farci credere che la fame nel mondo sia una bufala da web.

Ora si sta avvicinando il tempo delle diete, perlomeno quelle televisive. Ci chiediamo quindi quale sarà il prossimo filone tematico che sostituirà la food tv? Un buon metodo, sempre utile, è quello di studiare i broadcast americani.

L’intrattenimento regna incontrastato, ma “udite udite” vanno in onda anche programmi di una certa utilità sociale, i cosiddetti format tutorial dove ti insegnano a riciclare oggetti, utensili, materiali destinati alle discariche, o come rendere più sicura la tua casa, dal punto di vista della sicurezza generale o strettamente ambientale. Sono tutti prodotti audiovisivi prestati alla tv, che generalmente utilizzano le aziende come video di formazione professionale.

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Ora si chiamano “branded content” e vanno di moda per varie ragioni. Le aziende hanno bisogno di veicolare nuovi contenuti e mostrare il cosiddetto vissuto dei loro prodotti, vale a dire come gli utenti li usano nella loro vita reale, per stimolare l’affezione del telespettatore. L’angoletto delle telepromozioni, con il prodotto. inutilizzato, presentato dal testimonial- venditore è roba destinata a sparire. L’altro motivo è per ragioni strettamente economiche. I broadcast investono sempre meno nella produzione di contenuti originali, per cui si fanno pagare dalle aziende parte di essi, ottimizzando i costi commerciali e i costi di produzione.

Sta insomma alle aziende, cambiare il menù dei palinsesti e rilanciare l’affezione al mezzo televisivo.

I format in branded content cambieranno il gusto del telespettatore? Stimoleranno in lui l’appetito a consumare tv? Noi ce lo auguriamo, perché sinceramente la tv di oggi è sempre più indigesta, anche se la marmellata ce la preparava il “boss delle torte”.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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