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Michele Bravi: vi spiego perché siamo tutti “anime di carta” – INTERVISTA

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di Mariafrancesca Mary Troisi

Dopo aver ascoltato e recensito in anteprima sul nostro magazine il suo nuovo album, “Anime di carta” (leggi nostra recensione), oggi vi presentiamo la piacevole chiacchierata scambiata con Michele Bravi, in occasione dell’uscita del nuovo album.

Bravi, reduce dal suo primo Sanremo (dove con la sua “Il diario degli errori” si è classificato al quarto posto), sta vivendo un periodo di grande ribalta, raccogliendo finalmente i frutti degli ultimi anni di lavoro.

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Ciao Michele, benvenuto. La prima cosa che devo fare è farti avere i saluti e i complimenti di Alberto&Mara.

(sorride, ringraziandomi)

Come stai? Sono settimane impegnative per te. Dopo Sanremo, che è il tuo debutto su un palco importante, non ti sei fermato un attimo; dalla presentazione del tuo nuovo album, “Anime di Carta”, agli Instore!

Sono sicuramente tanti impegni, ma di certo non mi lamento (sorride); raccontare il proprio lavoro è un piacere, da egocentrico quale sono (sorride ancora), sentirsi al centro dell’attenzione per quello che fai è sempre piacevole.

Partiamo da Sanremo dai, anche se ormai non ne potrai (forse) più di parlarne; sei contento di com’è andata? Avevi un pezzo bellissimo in gara, “Il diario degli errori”, che è arrivato al quarto posto.
La tua canzone è tra quelle che sta vendendo di più. Ti aspettavi tutto questo?

Guarda… contavo sul fatto di presentare un pezzo importante, speravo fosse accolto bene, ma di certo non mi aspettavo un risultato così importante. Quello che speravo era di arrivare in finale, per poter cantare su quel palco il più possibile. “Quando mi ricapita?!?” pensavo.

Avevi dei riti scaramantici prima di salire sul palco? (Domanda di intermezzo)

Mi piacerebbe dirti di sì, ma in realtà essendo un gran distratto mi sarei sicuramente dimenticato di portare l’oggettino con me. Riscaldavo però la voce, direi che quello era il mio rito.

Michele tu vieni dal talent, sei stato vincitore di nel 2013.  Dopo il talent sono seguite delle scelte, diciamo particolari, in cui (forse) non hai approfittato del momento di grande popolarità fino in fondo, decidendo quindi di non partecipare a Sanremo subito dopo. Non ti sentivi ancora pronto per calcare quel palco?

Ma vedi… io avevo appena 18 anni! E a 18 anni devi ancora capire come indirizzarti e dove indirizzarti; sentivo di non avere ancora nulla di importante da raccontare, avevo bisogno di tempo per crescere personalmente e professionalmente.

Abbiamo avuto modo di ascoltare il tuo nuovo album, “Anime di carta” (troverai nostra recensione sul nostro magazine), e ti faccio prima di tutto i complimenti. Mi è piaciuto molto. Mi ha incuriosito sin dal titolo, “Anime di carta”. Perché? Cosa vuol dire “Anime di carta”?

 

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Copertina dell’album “Anime di Carta”

Grazie! (sorride)

In realtà volevo riflettere su questa metafora, “Anime di carta”, che rappresenta un po’ la condizione di quando stai con un’altra persona, finendo per assomigliarle, per prenderne la forma.

Quel pezzo di carta può accartocciarsi, rovinarsi, o diventare un bellissimo origami; apparentemente non ha valore, tutti hanno un pezzo di carta a portata di mano, ma su quel pezzo di carta scrivi la tua storia. E mantenerlo bello e vivo per sempre è la sfida di tutti noi. Perché siamo tutti anime di carta”.

Quest’album, come hai appena detto (lo accenna “timidamente” durante la chiacchierata), è “costruito” sulla fine della tua prima storia d’amore importante. Racconti il vissuto dei tuoi 20 anni, senza maschere. Ed è frutto di un lavoro durato tre anni, anni non facili, in cui hai anche cambiato etichetta, da Sony a Universal.
E’ sicuramente l’album del tuo ritorno, ma forse anche della tua rivincita? Su chi sosteneva che a soli diciotto anni “eri finito?”

E’ sicuramente un nuovo inizio per me… ma per il resto, no, non ho quel tipo di rancore verso chi non ha più creduto in me. Sono le leggi del mercato, forse al loro posto anche io avrei fatto uguale, chi può dirlo?!?

Nell’album ti avvali della collaborazione di tante firme prestigiose e firmi tu stesso gran parte dei brani.

Hai scelto come lingua dominante l’italiano, dopo un ultimo Ep “I Hate Music”, in cui cantavi interamente in inglese. Come sono nate queste collaborazioni? E come mai hai deciso di suonare quasi esclusivamente in italiano? (Due tracce sono però in inglese, “SHIVER” e “BONES”, con firme di autori internazionali)

Le canzoni sono frutto di incontri, dello stare bene insieme, non si può certo pianificare quando e come scrivere. (sorride)

Poi da questi incontri sono nate delle idee, e quindi le canzoni dell’album. Ho scelto l’italiano proprio perché non volevo nascondermi, ma raccontarmi liberamente, e non potevo farlo se non nella nostra lingua.

C’è un brano dell’album a cui sei legato particolarmente? Personalmente ho dei preferiti, lo ammetto, anche se, come ho già scritto nella recensione, è difficile trovare i cosiddetti riempitivi, sono quasi tutti potenziali singoli.

Sono stati 3 anni di lavoro, in cui si è scritto tanto; i pezzi scartati sono stati tanti, e con cura abbiamo scelto quelli che compongono l’album: scegliere tra questi un preferito mi risulta sinceramente difficile.

Sei seguitissimo sui social, sul tuo canale youtube (che hai aperto due anni fa); dici infatti sempre che questo album è stato scritto coi tuoi fans. Senti di dovere molto al tuo pubblico?

Credo che la parola fan sia usata impropriamente, mi fa sentire come una sorta di divo, e non è quello che mi sento di essere. Mi sento di dire invece che sono delle persone che mi hanno accompagnato, permettendo questa sorta di miracolo, riuscendo a ricostruire i percorsi dettati dalla discografia. A loro sento di dovere sinceramente tanto.

 

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E’ partito l’instore per presentare “Anime di carta”, occasione in cui potrai “abbracciare” i tuoi fan letteralmente uno per uno. Subito dopo, a maggio, ci saranno due live, due anteprime del tuo tour (20 maggio – MILANO, Fabrique; 21 maggio – FIRENZE, Viper Theatre)

Come affronti gli instore e come ti stai preparando a questi live? Cosa ascolteremo ai concerti?

Gli Instore sono una scusa mia che mi permette di vedere tutte le persone che mi hanno portato a questo risultato.

Sui live, le due anteprime del tour, ci stiamo lavorando; non avrò una band, ma dei musicisti mirati che accompagneranno la mia vocalità. Sulla scaletta (a domanda, risponde) vorrei creare un po’ di aspettativa.

Mi riallaccio a una delle domande che ti avevo fatto prima, chiedendoti: cosa ti sentiresti di dire a tutti i ragazzi, più o meno della tua età, che si affacciano in questo mondo, quello dell’arte, della musica, e che si trovano le porte sbattute in faccia, liquidati sbrigativamente, senza possibilità di seconde occasioni?

Sinceramente… non credo di potermi erigere a consigliere di nessuno, perché non ho fatto tutto da solo; ho avuto delle persone che hanno creduto in me, nel mio progetto.

Va sempre tenuto a mente poi che un conto è la musica e un conto sono i riscontri discografici. Questo nessuno dovrebbe mai dimenticarlo. Quindi crederci, facendo quello che si ama, è l’unico consiglio che mi sento di dare.

Nel chiudere la nostra chiacchierata realizzo che Michele non è cresciuto solo professionalmente.
Le sue risposte, sempre sicure, contornate da una profonda maturità e consapevolezza, mi hanno conquistato.

In bocca al lupo per tutto Michele, sei una splendida “anima”, tutt’altro che di carta.

Di seguito i Saluti di Michele ai lettori di FareMusic

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Mariafrancesca Mary Troisi

Da sempre appassionata alla letteratura italiana, ho iniziato a scrivere da ragazzina.
Passione, insieme a quella per la musica, ereditata da mio padre, scomparso quando ero ancora piccola.
In breve tempo la penna e il foglio (o lo schermo di un pc) sono diventati il “mio amico fedele”, capace di comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo.
Dall’età di 6 anni, per circa 8 anni, ho preso lezioni di pianoforte classico, e per due anni consecutivi, ho fatto parte di un coro, partecipando a svariati concorsi, portando il folclore della mia terra (la Campania) in giro per l’Italia.
Esperienza, insieme a quella del pianoforte, volutamente accantonata, ma non conclusa, perché il “mondo della musica” ha continuato ad affascinarmi, anche se in altre “vesti”.
Ho iniziato, infatti, a scrivere testi di canzoni, sviscerandomi e “confidandomi” in ogni mio testo, scoprendo così, lati di me, sconosciuti anche a me stessa.
Per circa un anno ho collaborato con una rivista, scrivendo racconti.
Ho partecipato a diversi concorsi di poesia; le poesie sono sempre state scelte per la pubblicazione.
Ho avuto il piacere e onore di essere inserita lo scorso anno nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei, intitolata a Mario Luzi, patrocinata dal Senato della Repubblica, con 3 poesie.
Dall’inizio dell’anno ho una sorta di blog su fb, una pagina sui cui appunto considerazioni, riflessioni, e su cui pubblico periodicamente racconti e poesie.
Ho provato di recente anche l’esperienza della radio, facendo uno stage /laboratorio full immersion, con alcuni degli speaker più “quotati” attualmente.
Esperienza, quella della radio, che riprenderò a breve, senza abbandonare quello che è il mio sogno più grande, ossia continuare a scrivere.
Perché paradossalmente sono i sogni l’unica certezza che abbiamo.

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