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NOSTALGIA CANAGLIA – IN TELEVISIONE UN’OVERDOSE DI VECCHIUME

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di Roberto Manfredi

No. Non sono impazzito se cito una canzone cantata da Albano e Romina, è che il titolo e una parte del testo sono perfetti per introdurre il tema di questo articolo.

Nostalgia, nostalgia canaglia
Di una strada, di un amico, di un bar
Di un paese che sogna e che sbaglia
Ma se chiedi poi tutto ti dà

Come noterete, la canzone è di un’attualità straordinaria. Siamo talmente sommersi dalla nostalgia imposta dalla tv, che definirla canaglia è il minimo che possiamo fare. Le canzoni e i temi narrativi che vanno in onda ogni giorno, fanno parte di una micidiale macchina del tempo che viaggia solo a marcia indietro. Nei talent show, per mostrarsi più fighi, le chiamano Cover. Ma sono talmente tante e vecchie, che potremmo anche chiamarle Ri-cover perché ascoltarle tutte insieme ti fanno venir voglia di essere ricoverati in una casa di riposo per vecchi musicisti. Già mi vedo l’ex pianista in carrozzella con il plaid di lana sulle ginocchia, che ripete in continuazione : “Menopausa più ritmo, menopausa più ritmo, menopausa più ritmo”.

Battute a parte, siamo tutti invecchiati di colpo, almeno come telespettatori. La Rai ha recentemente trasmesso la fiction ispirata all’antico “Studio Uno”. Mancava solo che fosse presentato da Nicoletta Orsomando (classe 1929), la prima storica “signorina buonasera” della Rai. Poi ci si stupisce che i giovani passino il tempo al computer o pistolando sul cellulare. Ovvio.

Nostalgia canaglia, tutti i giorni, tutte le sere. Un’overdose di vecchiume micidiale. Mi chiedo, dove diavolo sono finiti i giovani in tv? Provo a cercarli su Amici e mi sembrano usciti dalle pagine di “Cuore” di Edmondo De Amicis. In una recente puntata una concorrente “ballerina” si è messa a piangere a dirotto, perché una giurata/insegnante le ha detto che era in sovrappeso. Ma Santissimo Iddio, se a diciotto anni hai la pancia Adinolfi oriented come fai a fare danza classica? “Come è cattiva…” mormorava tra i singhiozzi all’insegnante. Se avesse alzato il dito medio l’avrei ringraziata di cuore. Finalmente una reazione rock, quasi punk. Macchè… solo lacrimucce.

Questa gioventù divenuta ormai “gerontofila” fa davvero impressione. Quando ho visto Loomy, il rapper di Arisa, che a X Factor cantava” “Il corazziere” di Renato Rascel, pensavo di aver preso per sbaglio un acido lisergico al posto del dolcificante. Invece era proprio vero. Quel ragazzino con le mutande in vista e i pantaloni alla “saltafosso” cantava un brano di Rascel, a un passo dalla finale del talent più gggiovane della tv. Si potrebbe continuare per ore.

Durante l’ultimo Sanremo, sono stato ospite a una diretta di MTV dove c’erano giovani come Francesco Sarcina, Mandelli e Marco Carta. Quest’ultimo in quanto a trasgressione sembrava il figlio di Daniele Piombi. Per carità, bravissimo ragazzo e ben gentile, ma come si fa a non prendere per il culo Sanremo, se hai poco più di vent’anni? A una certo punto è entrata in studio la Rettore, che non è proprio di primo pelo, ma a confronto dei gggiovani presenti, sembrava la figlia di Lady Gaga.

Ora non vorrei continuare a fare esempi del genere; lungi da me promuovere qualsiasi forma di “gap generazionale”. Io con i miei coetanei mi annoio. Detesto le nostalgie di ogni tipo, per cui preferisco frequentare persone e amici che, almeno culturalmente, siano un po’ più “freschi” dei nostalgici. Certo è che mi sento davvero a disagio quando mi capita di incontrare un “giovane vecchio”, in particolare un telespettatore ventenne affetto da sindrome di invecchiamento precoce.

In questi giorni sta girando sul web un meraviglioso video di Henry Rollins,  frontman dei Black Flage. Vi invito a condividerlo. Davanti a una platea di giovanissimi entusiasti, si scaglia contro le star deejay, rei di “fare musica” rubando la musica dei vecchi, attraverso i campionamenti, poi alla fine urla:

“Che cazzo vi è successo ragazzi? Io a vent’anni volevo solo fare sesso sul pavimento e suonare, a trent’anni fare sesso sul pavimento e suonare, oggi a quarant’anni ho ancora voglia di fare sesso sul pavimento e suonare… voi dove siete finiti?”

Il pubblico dei giovanissimi gli tributa un’ovazione. Mi sarebbe piaciuto vedere la stessa scena qui in Italia, magari con Vasco. Peccato che non accadrà mai. Qui si trasuda nostalgia canaglia in ogni dove, non solo nella musica. Ai provini di “Eccezionale Veramente”, contest di comici su La7, si è presentato un venticinquenne che ha fatto un monologo sulla sua crisi matrimoniale. Parlava di sua moglie, come fosse suo padre, con battute talmente “old fashion” che sembravano scritte da suo nonno. Un altro suo coetaneo ha portato un monologo sulla suocera. Come se non esistessero temi come l’immigrazione, le nuove mura ai confini, le nascite surrogate, i robot nelle fabbriche, la fuga dei cervelli, la disoccupazione giovanile al 40% e quant’altro. Tutti temi che si prestano inevitabilmente a una rilettura comica o almeno satirica. Ma per fortuna molti concorrenti di quest’anno si ispirano al vincitore della prima edizione, Roberto Lipari, che è uno dei pochi giovani comici contemporanei che fa comicità su temi attuali, e questo è un bel segno.

Ma che dire nel campo dell’editoria? Vanno di moda le autobiografie musicali. Ok, vanno benissimo se le scrivono Keith Richards, Bob Dylan, Celentano o De Gregori… tutta gente che ne avrebbe da raccontare; ma l’altro giorno alla Feltrinelli ne ho trovata una di Alvaro Soler. Un’autobiografia di Alvaro Soler? Data la sua giovane età, pensavo a un libro di non più di venti pagine… macchè. Mi sono chiesto: “Ma cosa avrà da raccontare di così straordinario? E perché scrivere un’autobiografia quando uno ha tutta una vita davanti da scoprire?”

Poi mi sono ricordato dei gggiovani che vedo in tv, di quelli che usano la parola “percorso”, come quando noi giovani di ieri usavamo la parola “matusa”. O di quei ventenni che ripetono frasi alla Marzullo come: “L’importante è essere sè stessi”, che peraltro, in un epoca di clonazioni come questa, fa davvero ridere. Ci ho pensato su… e mai come ora mi sono convinto che lo slogan “Largo ai giovani” potrebbe avere un senso, a patto che non si vada in tv a fare i tronisti o gli imitatori di Albano e Romina, cantando “Nostalgia canaglia”.

Solo voi giovani potete sostituire il cavallo della Rai di viale Mazzini, con un eccitato e scalpitante Pony. Fatelo anche per noi “matusa”. Grazie.

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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