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Amara: “Siamo quello che sentiamo”. La bellezza della natura e l’imperfezione umana – INTERVISTA

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di Paola Maria Farina

Incontro Amara in un uggioso pomeriggio invernale, di quelli in cui il solo uscire di casa costa una certa fatica, all’idea di incontrare il grigiore della città. Ma ci sono volte in cui il viaggio vale la meta e la chiacchierata con Erika Mineo lo vale tutto, e di più. La cantautrice – che ha firmato il brano Che sia benedetta con il quale Fiorella Mannoia è tornata al Festival di Sanremo – ha un’anima così limpida e autentica da riuscire a incantare a ogni parola, senza sforzo, senza sovrastrutture.

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L’intervista diventa così un piccolo momento di luce e distensione nel caos quotidiano. Amara racconta non solo il suo ultimo progetto, Pace, album di inediti prodotto da Carlo Avarello per Isola degli Artisti (distr. Believe Digital), ma anche un frammento di vita, un modo di viverla e guardarla togliendo tante difformità della società cosiddetta moderna.

L’ascolto di questo angolo di Musica sospende dal tempo imminente e conduce a una visione dell’umanità come dovrebbe essere, nel suo lato migliore fatto di condivisione e sentimento, rispetto ed emozioni. Le nove tracce sono un viaggio in cui si alternano arrangiamenti squisitamente orchestrali a dosi di elettronica che danno pienezza ai temi cantati: ci sono l’amore, la libertà, la terra, la gratitudine e la bellezza ma anche fantasia e coraggio. Queste le trame della scrittura di Amara che intona un inno alla vita fortemente ispirato da un viaggio in Africa.

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Amara, il tuo nuovo album si intitola Pace, una parola così breve eppure tanto impegnativa. Che cosa rappresenta per te? È uno stato, una ricerca o un desiderio?

La pace interiore è, forse, quella cosa che da sempre cerco e finalmente raggiungo. Stare bene con se stessi significa stare bene con il mondo intero: se l’uomo è in guerra con se stesso, lo è con il mondo. Quindi – come dice un verso di Pace – significa “riscoprire il senso della vita che respira ricominciando da se stessi perché siamo noi la Vita”. È rendersi conto della grandezza, del dono e del vero miracolo che è essere vita. Non siamo quello che guardiamo, siamo quello che sentiamo. Finché siamo in conflitto con la nostra parte mentale, quell’aspetto dell’essere umano diventa il nostro miglior nemico, di cui si finisce per diventare schiavi. Pace racchiude, dunque, il senso dell’esistenza in sé. 

Prendo spunto dalle tracce del tuo album: in un mondo che ci mostra tante brutture, quanto sono importanti e che spazio hanno bellezza, fantasia e amore?

Bella questa domanda, grazie. Io vivo l’attualità e la società come tutti, ma a un certo punto mi sono detta “non vivere la tua vita come una dottrina”: ognuno di noi ha un proprio punto di vista e vive della propria verità interiore. Credo che il senso dell’esistere per ogni essere umano sia la ricerca della propria verità e della vita che impari perché la senti, la vivi, la capisci. La canzone Grazie, per esempio, è il risultato di quello che ti sto dicendo perché quando capisci che ogni cosa che vivi è l’insegnamento per arrivare alla totalità che cerchi forse la vera cura è distaccarsi un attimo da quello che influenza, da ogni interferenza.

Lo hai fatto anche tu nella tua vita?

Sì, a un certo punto nel vivere ho deciso di scollegarmi completamente dall’aspetto sociale e ho scelto l’isolamento. Non dico di essere eremita, ma non faccio diventare dipendenza i media, dalla tv ai social, e cerco di stare più a contatto con la parte reale della vita, ovvero la natura. Questa si esprime con una frequenza, vibra, ci inonda, ci fa respirare e assorbire l’energia del sole. Ritorno, così, alla bellezza del colore, della luce e di ogni piccola cosa; la natura, come i bambini, è una grande maestra che insegna quanto sia importante saper aspettare perché ogni cosa ha il proprio tempo. In un mondo che va così veloce sembra che il tempo non ci basti mai e tutto diventa un casino mentre il caos della natura è meraviglioso, ha un suo ordine. Per questo ho staccato la spina.

Ritornare all’individuo e al sé diventa, quindi, salvifico? Che tipo di influenza si crea da parte della società sul singolo?

La condizione di cui ti parlo finisce per creare un disordine mentale e morale, fatto di paura, in un sistema che si concatena. Siamo tutti in relazione, in connessione e in questo momento, parlando di pace, abbiamo creato un rapporto di armonia che non ci sarebbe se, invece, parlassimo di altro. Siccome siamo in relazione, tutte le influenze negative portano alla frequenza della paura, a non essere più padroni di quello che c’è dentro di noi ma a essere vittime di ciò che sta fuori ed entra in noi.

Quanto la musica entra in questo percorso di consapevolezza e ricerca di armonia anzitutto personali?

Tutto questo nasce dal cominciare a sentire la frequenza e me l’ha insegnato proprio la musica: scrivere una canzone significa lavorare con la magia, perché crei qualcosa che prima non esisteva visivamente. Cos’è che senti e fermi in una canzone? È il “momento cosmo”. Se mi arriva una frase la devo scrivere, per non perderla, e nella parte più sottile, quella della frequenza c’è tutta la relazione che diventa la magia di un brano.

Quando sono a casa mia, nei miei silenzi e nei miei odori, a un certo punto sento che qualcosa si connette a un’emozione: in quel momento mi siedo e cerco il suono che accende la magia. Allora diventa luce e rapimento, è riportare quella cosa invisibile che senti anche al di fuori. Ed è bellissimo. Come adotto questa sensibilità nella musica, allo stesso modo la rapporto a tutto il resto cercando di vedere cose e persone, non solo di guardarle.

Nell’album hai collaborato con due colleghi. Partiamo da Paolo Vallesi, con il quale duetti nella canzone che dà il titolo al progetto: ci racconti come vi siete incontrati?

Non esiste il caso e, secondo me, ogni incontro ha un significato preciso. Io e Paolo ci siamo incontrati a Prato, in occasione di una manifestazione, e subito, dal primo sguardo, ci siamo riconosciuti. È nata subito una grande sinergia; è un artista che nella musica ha dato messaggi bellissimi e io scrivo la vita. Insieme abbiamo parlato di musica per una notte intera e da lì è nata l’idea di Pace, che abbiamo presentato a Sanremo. Il brano, poi, è rimasto fuori dalla gara ma al Festival è arrivato lo stesso (Amara e Paolo Vallesi sono stati ospiti all’Ariston nel corso della Serata Finale della kermesse, ndr). Questo ha avuto un valore importantissimo, esserci è stata la partenza.

Il secondo duetto è con Simona Molinari sulle note di C’è tempo, capolavoro di Ivano Fossati. Una scelta coraggiosa vista la diversità delle vostre voci, ce la spieghi?

Ringrazio davvero tanto Simona per questa collaborazione, è una cara amica oltre che un’artista che stimo profondamente; è una sorella in musica e la sua eccellenza ha reso magico questo disco. Vocalmente siamo due massimi agi opposti e facciamo convivere questa diversità; finalmente siamo riuscite a fare qualcosa di concreto insieme su un pezzo che reputo un’opera incredibile di Ivano Fossati. C’è tempo è un brano commovente, importante, che – anche coraggiosamente – ho voluto omaggiare per due motivi. Innanzitutto è il brano che mi ha insegnato veramente a non avere paura del tempo e che le cose sognate davvero, quelle in cui credi, se hai pazienza di attenderle arrivano. E in secondo luogo, mi ha insegnato il senso di responsabilità nella scrittura: come quella canzone è stata per me forza di vita così, magari, anche i miei brani potrebbero esserlo per altri. Fossati è stato un grande maestro in questo.

L’album si chiude con Filastrocca d’amore, intonata da una bimba…

La mia produzione mi ha dato della folle quando ho condiviso l’idea! È una filastrocca che racconta l’educazione del cuore, un manuale fantastico. Le canzoni arrivano da sé e quando questa è arrivata ho pensato a come raccontarla: chi è il miglior maestro di vita che potrebbe pronunciarla? Il bambino, per purezza e verità. L’ho voluta mantenere senza musica, per conservarne la sua originalità spontanea, e a intonarla è la nipotina di un mio carissimo amico. Attraverso la sua voce ci insegna che l’amore è la cosa più bella.

Dal punto di vista sonoro, questo disco suona coerente eppure vario, con orchestre e strumenti vintage ma anche elettronica. Come avete lavorato sotto questo profilo?

Ogni canzone quando arriva ti dà già un tempo, il suo tempo. E poi c’è il gusto musicale di Carlo Avarello, che ha prodotto e diretto artisticamente Pace: è stato un bel lavoro insieme. Ci sono pezzi che avevano bisogno di uno spessore musicale diverso, nel senso di un vestito proprio: da una parte il tuono di C’è tempo e dall’altra la leggerezza elettronica di Grazie. Carlo ha avuto la capacità di vestire ogni traccia con l’abito dal colore adatto.

Questo album nasce anche dalla suggestione che un viaggio in Africa ha esercitato su di te e sulla tua visione del mondo: quanto è stato importante?

Quel viaggio ha portato dentro di me un grande cambiamento perché innanzitutto mi ha fatto ritrovare il contatto con me stessa che non avevo, anzi che avevo perso. Andare lì mi ha portato a contatto con la parte primordiale, quasi animale, dell’umano e stare così vicina alla terra mi ha fatto sentire sua figlia; nessuno è schiavo, nessuno è padrone ma siamo tutti nati da questa Terra che ci permette di essere Vita perché ci ossigena, ci nutre e ci ama. È stato bellissimo conoscere quella realtà.

Ed è cambiato anche il tuo modo di guardare a quella terra?

Ai nostri occhi l’Africa appare povera ma è ricchissima di valore, odore, colore, di uso e non di abuso, di rispetto. Là ho vissuto la vera condizione del rapporto umano con il mondo. Quei popoli fanno quello che hanno sempre fatto, ignari di ciò che facciamo noi e di quanto noi inquiniamo la terra; è questo che li rende schiavi dei nostri comportamenti, sono schiavi della nostra arroganza. Loro si ammalano perché noi facciamo del male al pianeta e loro lo subiscono. Dobbiamo avere maggiore rispetto perché il rapporto con la natura ci fa riscoprire una parte di noi stessi.

Sei stata definita “cantautrice della gente”: ti riconosci in questa descrizione?

Sono contente di questa definizione perché io sono la gente, nel senso che siamo tutte persone e siamo qua. Sapere che mi definiscono così è bello, significa che racconto le problematiche che hanno tutti essendo un’amica sincera per tutti. Magari, chissà, sono la migliore amica di tutti! (sorride, ndr)

Il tuo nome, negli ultimi mesi, è stato parecchio citato in relazione al brano sanremese per Fiorella Mannoia, che tu hai firmato: come è nato il pezzo?

Dal fatto che non posso che benedire questo dono che portiamo addosso: la vita è la nostra essenza, non siamo separati da lei. Siamo quello che sentiamo e ringrazio tutto quello che accade così come tutti coloro che incontro. In sé la vita è qualcosa di perfetto: guarda un albero, aspetta la stagione giusta per far frutto così come una madre attende il momento giusto per partorisce. La natura è perfetta in sé. È l’uomo che la rende imperfetta.

Quali sono i tuoi prossimi impegni? Ci saranno concerti?

Stiamo preparando adesso il calendario dei live, è in preparazione e arriverà presto. Trovate tutto sulle mie pagine social!

 

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E noi non vediamo l’ora di ascoltare Erika dal vivo. A margine dell’incontro non riesco a non ringraziare di persona quest’artista così intensa, dalle parole mai scontate o pronunciate dard il peso che meritano. E allora grazie a te, Amara, cantautrice della gente.

Di seguito la tracklist di Pace (Isola degli artisti / Believe Digital)

  1. Grazie
  2. Pace
  3. La terra è il Pane
  4. C’è tempo
  5. Quando incontri la Bellezza
  6. Ritagli
  7. Ci vuole Fantasia
  8. Un altro sole
  9. Filastrocca d’Amore

 

Siamo pensiero e azione, impulso ed elettricità.
Siamo istinto, ragione e coscienza. Fonte viva di forza magnetica.
Siamo l’origine di ogni cosa fuori e dentro di noi.
In continuo movimento è il cielo, in continua trasformazione è il nostro essere.
Siamo il cammino, la storia, la verità, la verità che vive oltre il visibile. (Amara)

 

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Amara & Paolo Vallesi – Pace – Video Ufficiale

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