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Dalla e il suo “Gesù Bambino” cantato nella versione originale da De Gregori “Sotto il vulcano”

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di Alessandro Filindeu

Prologo:

Il nuovo album di Francesco De Gregori, com’è noto, si intitola “Sotto il vulcano“. La produzione è relativa ad un doppio album registrato dal vivo il 27 agosto scorso, al Teatro Antico di Taormina, durante una tappa del  “De Gregori canta Bob Dylan – Amore e furto TOUR“, il disco-tributo al cantautore americano fresco di nobel per la letteratura (leggi nostra RECENSIONE).

Durante il concerto, “Il Principe” omaggiò il suo amico Lucio e cantò la versione originale, quella originariamente censurata, di “4 marzo 1943”. Questa versione del brano che in origine si chiamava “Gesùbambino”, è stata scelta come singolo apripista del doppio album live.

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Testo:

Le canzoni sono di tutti, è vero, verissimo. Pare che riemergano solo periodicamente, che tornino alla luce, riecheggino nella memoria, ma in realtà non sono mai passate in ombra, sono sempre state con noi e fanno parte del vissuto di ognuno come un sapore, un’immagine o un colore.

Tanti anni fa ho sentito questa frase, attribuita al grandissimo jazzista italiano Maurizio Giammarco ma non ho mai potuto verificare: “Mai sottovalutare le canzoni,  è difficilissimo comporre una bella canzone di musica leggera, io non lo saprei fare”.

Lucio Dalla lo sapeva fare, ma veramente, come si deve, come si dovrebbe, come in pochi in Italia ormai fanno ancora, ma d’altra parte forse si è persa anche la dimensione della valutazione di una canzone, del suo contenuto musicale e letterario, semplicemente perché conoscere questa dimensione è inutile.

Essa si è diluita nello scorrere del fiume di acqua sporca dell’ansia delle vendite e del riscontro immediato a tutti i costi, in quello che Battisti sintetizzava con disprezzo “il correre dietro al pubblico, mentre l’artista dovrebbe procedergli davanti”.

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Il brutto addormentato nel basco”, così venne definito il nostro Lucio, ebbe il vero riscontro di vendite solo nella seconda metà degli anni ’70; il geniale Ennio Melis, uomo di carisma eccezionale, pari quasi al suo intuito, continuò con la RCA a produrre i suoi lavori per oltre dieci anni da quando Gino Paoli gli fece sentire questo clarinettista della Roman New Orleans Jazz Band, anche se i risultati economici e di popolarità erano abbastanza zoppicanti. Per la cronaca, adesso ad un esordiente si produce il primo singolo, se sfonda bene, se no amen e velocemente dallo psicologo a ricomporre i cocci.  I lettini sono ingombri di giovani o attempatelle farlocche nuove proposte a cui  “l’insuccesso ha dato alla testa” ( Flaiano, e te pareva…).

4/3/1943 non aveva un senso, era la data di nascita che prese il posto del titolo originario, finito nel cassettino dei reperti e delle curiosità insieme ai versi blasfemi che fecero preoccupare le pie coscienze dei sempre vigili censori, insieme ai collant di Alba Arnova, la seggiola di Gronchi e a tutte quelle altre sconcezze la cui debita e urgente rimozione ha permesso che ai tempi attuali il livello qualitativo dello spettacolo italiano si sia preservato alto e puro. Meno male.

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Francesco De Gregori ha lavorato con Dalla, in tempi non sospetti, con risultati giganteschi sia dal punto di vista commerciale che soprattutto artistico; fu un abbinamento incredibilmente efficace di due artisti che più incompatibili non potevano essere, sulla carta, ma in questo caso niente “carta canta”, cantarono loro e bene. L’uno inguaribilmente jazzista, si può essere jazzisti anche semplicemente nella musicalità senza saper veramente praticare il jazz, l’altro folk singer di formazione; l’uno esteticamente impresentabile volendo pervicacemente esserlo, dimostrazione di superiorità assoluta rispetto alle ributtanti dinamiche dello star system de noantri, l’altro affascinante e altero, semplicemente “Il Principe”, appunto.

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4 marzo 1943 Lucio Dalla & Francesco De Gregori

Gesùbambino”, era questo il titolo originario dei versi di Paola Pallottino, di etruscologiche illustri ascendenze paterne, infatti poi naturalmente approdata all’insegnamento universitario, ma dopo aver lasciato qualche bel graffito nella grotta degli autori italiani di canzoni. La leggenda vuole che il testo fosse nato alle Tremiti, lei afferma di no, vide la luce a Bologna e prima della musica, che il grande Lucio ebbe gioco facile ad abbinare essendo dei versi perfettamente “quadrati”.

In realtà questo gioco per lui si presentò  facile in virtù del proprio grandissimo talento musicale, egli fu infatti capace di scrivere una melodia che più semplice non si può sulla accoppiata di accordi armonicamente più elementare, la canzone popolare per eccellenza, quella più difficile da comporre, che infatti non sfuggì al grande Chico Buarque de Hollanda, musicista aduso a melodie ed armonie ben più complesse ma profondo conoscitore di cosa significhi veramente popular song. Questi si impossessò velocemente della ballata del nostro ex clarinettista jazz e ne fece un grosso successo nel suo fortunato paese, il Brasile, luogo dove guarda caso la qualità della musica composta, studiata, prodotta e divulgata non dipende certo dai Talent show.

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Lucio con Chico Buarque e Toquinho – 4 marzo 1943

Per la cronaca, Dalla ha scritto cose armonicamente e melodicamente molto più complesse riuscendo perfettamente a rientrare comunque nei canoni della canzone pop, come del resto Chico Buarque; lo spessore artistico di una canzone non è direttamente proporzionale alla quantità o alla difficoltà degli accordi, ma sicuramente non è neanche decretato dal semplice riscontro commerciale. L’equivoco “vende-uguale-buono”  va bene per il bancone del fast food, per distinguere la musica buona bisogna averne sentita tanta e bene, come per distinguere un vino buono sarebbe meglio averne assaggiato qualcuno; nel music business italiano si propina il vino del cartone, basta esserne consapevoli e si evita di ubriacarsi inutilmente.

D’altronde già nel 1980 l’ormai anziano Carmichael dichiarò di essere sicuro che se avesse presentato la sua “Stardust” a qualche produttore questo probabilmente gliela avrebbe rifiutata, la deriva era già in atto e non solo in Italia, possiamo consolarci.

In compenso c’è vita su Marte: qualcuno esegue ancora “Stardust”, qualcuno esegue ancora altre belle canzoni, qualcuno beve ancora del buon vino, che infatti fa rima con Gesù Bambino, e il “principe” De Gregori esegue ed incide 4/3/1943 con grande classe, da par suo.

Mi piace citare il grande Ruggero Cini, autore dell’immortale arrangiamento originale come di tanti altri arrangiamenti che hanno fatto la storia della buona musica leggera italiana, quando ancora la musica si scriveva con la conoscenza, il talento, la tecnica, il pentagramma e la matita, non con le macchinette e andando per tentativi.

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Tracklist di “Sotto il vulcano”:

Disco 1:
“Pezzi di vetro”
“L’agnello di Dio”
“La leva calcistica della classe ’68”
“Vai in Africa, Celestino!”
“La storia”
“Alice”
“Caterina”
“Sempre e persempre”
“Servire qualcuno”
“Un angioletto come te”
“Come il giorno”

Disco 2:
“L’abbigliamento di un fuochista”
“Generale”
“Il panoramadi Betlemme”
“Sotto le stelle del Messico a trapanar”
“Titanic”
“Rimmel”
“4 marzo 1943”
“La donna cannone”
“Fiorellino 12&35”

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