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“Cinquanta sfumature di nero”, una gratuita e patinata fuffa – RECENSIONE

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di Alessandro Filindeu

Anteprima al cinema Adriano di Roma per il film “Cinquanta sfumature di nero”, attesissima prosecuzione delle avventure erotiche di una patinata coppia di giovani leoni delle lenzuola. I nostri eroi, interpretati da Jamie Dornan e Dakota Johnson, erano rimasti impigliati in un problema di gestione della loro relazione, giudicata eccessivamente violenta dalla povera Ana (Anastasia), sottoposta dal bel Christian ad un repertorio di raffinate ma dolorose pratiche durante i loro impegnativi rapporti.

Il ricco e tormentato giovanotto riesce a ricompattare il fidanzamento, dietro la promessa di non esagerare con la somministrazione di dolore fisico, di rimando la ragazza non appare obbiettivamente molto preoccupata da una eventuale ricaduta del suo moroso nel tunnel del sadismo, definito anzi “necessità di sottomissione” del partner; pare  piuttosto che sia interessata ad alcuni approfondimenti in materia, ma possibilmente senza poi dover ricorrere al pronto soccorso.

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La vita offre velocemente l’occasione di una verifica di questi buoni propositi e tutto pare andare per il meglio, con il sollievo del pubblico romano invitato a questa “prima”. Sovviene però con crudezza il dubbio di trovarsi ad assistere a qualcosa di simile alle commediazze italiane anni ’80, in cui noi poveri adolescenti e i non meglio sistemati adulti dovevamo subire un intero film di nessun interesse per rimediare qualche secondo di pur lodevole pelle nuda, durante la doverosa doccia della eroina di turno.

Fra alterne vicende si intuisce che la posizione della fanciulla riguardo al protocollo da rispettare è effettivamente un po’ sfumata, del ragazzo però non c’è da fidarsi, inoltre appare nel frattempo una sua ex che ha delle gravi rimostranze e che costituisce un pericolo nell’ombra. Le attività erotiche dei due proseguono efficacemente ma con il patema che la situazione possa sfuggire di mano. Viene da pensare con fastidio che se i due fossero in Italia la prospettiva di una fila di ore in qualche accettazione di ospedale  probabilmente raffredderebbe gli ardori.

Appare Kim Basinger, non sveliamo in quale ruolo, anzi non proseguiamo proprio con i cenni sul racconto onde preservare le aspettative degli spettatori di vivere trasgressive sensazioni.

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A proposito di questo, pur riconoscendo che alcuni oggettini della ricca dotazione del nostro eroe hanno suscitato legittime curiosità nel difficile pubblico romano, per intenderci quello di “a marzià, facce ride!”, l’impressione è stata che le scene più roventi patiscano clamorosamente il confronto con i classiconi che trattano tematiche simili, come “Basic instinct” e “Nove settimane e mezzo”; altresì purtroppo forse si scivola pericolosamente verso qualche similitudine con il terribile “Showgirls”  o qualche altra storica deriva della cinematografia dello stesso genere.

L’attrice protagonista non è particolarmente espressiva ma incuriosisce la sua discendenza da esperte in seduzione come Melanie Griffith e Tippi Hedren, peraltro dotate di ben diverso spessore in materia. Parlando di sex appeal, ma giusto perché il film vuole basarsi su questo e francamente non offre nessun altro spunto di trattazione, la sua miglior performance non avviene certo durante le teatralissime tenzoni con il sempre pericoloso Christian, mentre invece ha una sua indubbia  gradevolezza la scena in cui si alza dal talamo di guerra poco coperta da una camicia di lui e si avventura scalza verso un balcone. Tosto sovviene però impietoso il ricordo di simili situazioni con protagoniste come Brigitte Bardot, Catherine Deneuve, Jane Fonda, ed insieme ad un ammirato ricordo di Roger Vadim (che ebbe una relazione con tutte e tre, grande vendicatore di tutti noi maschietti non adoni, come invece il nostro protagonista) si ritorna alla matura certezza che tutta questa patinata fuffa sia abbastanza gratuita e non funzionale alla bisogna.

Quindi tanta fatica, è il caso di dirlo, inutile, o forse utile però ad un target di spettatori che sia interessato a sveltire le lunghe trattative preliminari con il partner, quelle complesse fasi prodromiche in cui si rischia di fare la muffa al tremendo mobilificio svedese o a consumare le suole a vedere vetrine: molto meglio provare con due testimonial improbabili ma d’eccezione, che presentino una discreta gamma di più interessanti attività, complice l’oscurità della sala cinematografica.

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CINQUANTA SFUMATURE DI NERO – Trailer italiano ufficiale
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Alessandro Filindeu
Vivo a Roma, non sono un giornalista, sono musicista professionista da quando avevo ventidue anni, ambito pop ma formazione jazz, ho suonato in una cinquantina di programmi Rai, ho ottenuto la idoneità per insegnare in Conservatorio nel 2005, lavoro con un importante produttore come assistente musicale e di produzione e come chitarrista, ho collaborato con vari musicisti, scritto e arrangiato un po' di cose, avuto a che fare con il Festival di Sanremo in varie "vesti" a partire dal 1993. Insegno chitarra moderna in varie scuole di area romana, armonia moderna e tecnica dell'ascolto presso la "Accademia Spettacolo Italia" di Roma. Ho collaborato come "ghost writer" a due tesi di laurea in storia della musica pop italiana, ho partecipato alla organizzazione di varie Master Classes di grandi musicisti italiani e stranieri, in tempi recenti ho co-prodotto due cantanti esordienti, con ambedue fallendo clamorosamente ma acquisendo di conseguenza una grande conoscenza del mondo del pop italiano degli ultimi anni. Ho una maturità classica, ho frequentato due facoltà universitarie e un Conservatorio per un totale di 21 esami sostenuti ma non ho finito nessuna delle tre cose, inevitabilmente la mia prima attività è quella dell'insegnante.

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