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TheMICAM: le novità della ottantatreesima edizione

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di Luisella Pescatori

Si è concluso ieri, a Rho Fiera Milano, il primo appuntamento del 2017 con l’ottantatreesima edizione di TheMICAM: stagione Autunno/Inverno 2017/2018.

TheMICAM è la fiera più importante per il business calzaturiero e con la coeva Mipel chiama a raccolta i migliori produttori e compratori del mercato mondiale della scarpa, così come quello del pellame e degli accessori.

La prima evidente novità di quest’anno è l’importante e forte presenza dei Big della moda Della Valle, con il marchio Tod’s, e poi Fendi, Ferragamo, Gucci e Prada, tutti a sostegno del settore manifatturiero italiano.

È nell’elegante vitalità di un quartiere esclusivo, ricostruito intorno a un’enorme scarpa da uomo rigorosamente nera, che si anima il cuore pulsante di TheMicam. Dentro la scarpa rivivono i vecchi mestieri: un barbiere invita ad accomodarsi, per una sistemata a barba e baffi, su una poltrona in perfetto stile anni trenta, una donna sciu scià mostra l’arte e la maestria di uno stile quasi in disuso, tristemente sostituito, ai giorni nostri, da una dozzinale spugnetta pretrattata.

È lucido anche il pavimento e a specchio è il soffitto del padiglione; sembrano voler significare che ciò che abbiamo ai piedi in qualche modo riflette ciò che siamo, dove andiamo, cosa vogliamo. La cura che mettiamo nei nostri passi è determinante per il nostro cammino.

Siamo nel padiglione Uno, quello dei Big, ma TheMICAM è sincero e, questi, Big lo sono per davvero, per le risultanze di un business ormai spietato, per le risposte del mercato, (non c’è alcuna giuria di qualità a TheMICAM ma è l’antico sistema di domanda e di offerta che decide chi vince e chi perde) e sono le strategie degli imprenditori che determinano il successo di un marchio.

La seconda novità di TheMICAM è l’area espositiva dedicata ai Designer Emergenti: non a caso allestita nello stesso padiglione dei Big, con tanti piccoli stand aperti, per esporre le micro collezioni dei talenti nascenti, quasi fosse un Battesimo dell’Arte, sotto lo sguardo attento dei Grandi Maestri.

Ho avuto occasione di chiedere a uno dei principali produttori italiani dell’handmade italiano, di scarpe da donna, quanto sia importante ancora oggi, nell’era della comunicazione ad altissima velocità, la partecipazione a TheMICAM:
«TheMICAM è la fiera più importante del nostro settore: i compratori mondiali sono tutti presenti e noi ogni anno riusciamo a farci apprezzare da nuovi clienti e dalle realtà commerciali emergenti. Abbiamo ritrovato i clienti russi, abbiamo allargato il giro di affari in Australia fino ad approdare in Nuova Zelanda. Ogni customer vuole venire a toccare con mano gli articoli presenti e nessuno manca all’appuntamento con la Fiera.»

Il suo marchio, Le Gazzelle, è sul mercato da trentadue anni e la sua icona, il sandalo, è famoso e apprezzato da tutti i compratori mondiali per la leggerezza, l’eleganza e il comfort. Chiedo a Rosario Platone qual è il segreto del suo successo:
«La continua ricerca di materiali nuovi, innovativi, sia per l’estivo che per l’invernale. Lo studio di nuove strutture, di nuove forme, calzanti alle esigenze delle donne: dalle più giovani alle più âgées. Le nostre ricerche non sono mai puramente estetiche ma strutturali, finalizzate al massimo comfort ottenibile. Per noi l’eleganza è un must e, grazie alla nostra esperienza, sappiamo convertirla alla praticità. Viaggiamo molto per lavoro, andiamo alle fiere di settore. Cerchiamo pellami e fondi delle migliori qualità. Seguiamo anche noi il flusso della moda, ma dettiamo sempre il nostro stile.»

Osservo le varie proposte negli stand e mi chiedo fin dove si spinga l’originale evoluzione della calzatura. Mi rendo conto che il tacco è sempre più protagonista, non solo per le sue varie declinazioni di misura, ma anche perché spettacolarizza i modelli e si impone con determinazione nella scelta dell’outfit.

TheMicam volge al termine. Il prossimo appuntamento è a settembre con le proposte estive. Mentre lascio la Fiera mi immagino il lavoro gestionale per avviare le colossali produzioni. Il lavoro di precisione per l’esecuzione degli ordini, per la consegna dei campionari.

E immagino un posto lontano dalla confusione, dalla musica, dai buffet e dal business, dove l’arte e la tecnica, creano inventano costruiscono e intonano un’armonia alla sobrietà e alla grazia: al buon gusto, tutto italiano. Così come un tempo era nella bottega dello scapparu siciliano. Ho nella testa una nostalgia dell’infanzia quando, per esempio, non si usavano le scarpe da ginnastica, esistevano certo ma erano solo per la ginnastica e non per tutti i giorni e per tutte le occasioni. E c’erano poi le scarpe per i giorni di festa, in una scatola bianca con la velina colorata, erano lì per far da compagne alle mie calzette bianche e ai capelli raccolti in codini.

E sotto i miei pensieri il business sfreccia a passi veloci, tra scarpe post moderne, dei fashion addicted, o quelle con improbabili accessori dei fashion victim e le falcate di modelle disinvolte con stivali dai gambali inguinali, i tacchi altissimi e le punte strizza dita. Cammino lenta nelle mie riflessioni e sorrido. Oggi ne ho viste di tutti i colori, a TheMICAM; le più brutte in assoluto: le snackers con il pelo sul tallone, come fosse barba di capretta (o forse era quella del barbiere di cui sopra) e torno nel rifugio mnemonico: a quelle scarpe, a quella velina. A quel buon gusto, anche nei negozi, alle commesse che conoscevano la struttura di una scarpa, al poggiapiedi, ai mezzi numeri originali e all’eleganza che avevamo come popolo italiano. Ai miei tacchi che si allungavano di anno in anno e alla velina che non cambiava mai di colore. Sempre più convinta che: quando si calza una scarpa, si veste un tacco e si indossa uno stile. Quello italiano è sempre il più bello.

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Luisella Pescatori
Nella vita uno deve prendere presto coscienza di sé e sapere cosa perseguire, oltre ogni ragionevole ostacolo. A sei anni mi sono innamorata di Massimo Ranieri e senza sosta il mio giradischi arancione inghiottiva "Erba di casa mia", l'unica erba peraltro che io abbia mai assunto, anche negli anni a venire, ma che mi ha creato, parimenti, dipendenza. Da qui il mio sogno: un palcoscenico, un pubblico gli applausi e una grande passione per le operette che seguivo in televisione. Per gli esami di seconda elementare, ho imparato a memoria circa trenta poesie, da declamare alla commissione esterna: ammessa a pieni voti al triennio successivo. ​ I numeri non sono mai appartenuti alle mie determinazioni, ai miei interessi: non ho mai avuto un buon rapporto con loro se non attraverso le mia dita, fedeli complici nei compitini e davanti alla lavagna. Una colossale tonta numerica. Quando al posto dei numeri c'erano le lettere le cose andavamo bene, ero vincente. Nei temi in classe avevo sempre voti alti, ricordo un dieci per aver usato "parole difficili". La professoressa di matematica delle superiori apostrofava me e qualche compagna così: "Signorina lei è una capra", mi trovavo in una dimensione spazio temporale che non mi apparteneva: dov'ero finita? Per uno scherzo del destino: a ragioneria; davvero risuonava estranea alle mie inclinazioni, la materia, ma così era stato deciso. Le ore di tecnica bancaria erano le mie preferite: le parole avevano suoni duri e meccanici, e io mi divertivo a farle risuonare morbide fantasticando su anagrammi improbabili o ripetendole nella mente secondo il verso contrario. Concentravo la vista sullo squarcio di natura che la finestra concedeva, vedevo le lettere animarsi e come soldatini seguire un nuovo ordine. Avevo bisogno di isolarmi da quella materia priva di umanità e di emozioni. Fatto un bilancio: mi interessava altro. Menomale che a salvare la media arrivavano, puntuali, le eccellenze dal professore di italiano che intonava il controcanto, alle colleghe, invocando la salvezza per la "Creatura del Bene". Gli sono riconoscente: ha sostenuto e compreso il mio amore per l'Arte scrittoria. Indirizzo universitario Scienze Letterarie. Ma ancora una volta il destino orienta le scelte. Per me si apre il mondo del lavoro: segretaria contabile. Basta, era chiaro: dovevo fare qualcosa per salvarmi dai numeri. Mi avvicinai all'Arte recitativa. E venne il Teatro. E poi la scrittura.

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