Home Le pillole di A. Salerno Tempi moderni: il duro mestiere dell’editore

Tempi moderni: il duro mestiere dell’editore

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di Alberto Salerno

Ascoltando Maurizio Fabrizio, che Mara ha intervistato al suo Bariston dove segue il Festival, mi sono reso conto di quanto sia difficile oggi il lavoro che deve svolgere l’editore di musica, il cui compito principale è quello di “piazzare” le canzoni dei propri autori.

Maurizio Fabrizio ha una storia costellata di successi, non ha bisogno di alcuna presentazione, e la sua storia dovrebbe parlare per lui, essere sufficiente ad aprirgli qualsiasi porta. Ma la mia domanda (anzi, più di una) è: “Ci sono ancora delle porte? E quante sono? E quelle che ci sono sono chiuse o aperte?“.

La mia sensazione è che siano chiuse se uno del suo livello si lamenta di non riuscire a esercitare il suo lavoro, a vedere coronato lo sforzo di trovare una collocazione alle sue canzoni.

Mi si potrebbe obiettare: “Ma chi lo dice che Fabrizio scriva ancora buone canzoni, meritevoli di essere interpretate?“.

Sarebbe una giusta obiezione se, per esempio, nell’ascoltare il Festival di Sanremo avessimo trovato dei capolavori, ma questo non è accaduto, e a sentire tanta gente è palese che ci sia un rimpianto delle canzoni del passato.

Io credo che a tutto questo ci sia una sola risposta: la crisi del disco, e della musica in genere, ha tagliato molti flussi di denaro, e così ecco che troviamo tanti piccoli orticelli dove nessuno è ammesso, tranne coloro che li occupano. Così il produttore fa i testi, l’arrangiatore firma le musiche, e il cantante viene comunque coinvolto nella spartizione de diritti, vuoi mai che un giorno decida di chiamare altri o cambiare orticello. Dunque, l’editore deve fare i conti con questa realtà e temo che le cose non miglioreranno fino a quando non si ritroverà un più equo compenso destinato a chi crea la musica, perché alla base di ogni grande successo ci sono prima di tutto gli autori, e di conseguenza gli editori che investono fior di quattrini perché credono nella loro potenzialità.

Ma c’è anche un altro disastroso effetto causato da queste chiusure: l’impossibilità per tanti giovani autori di avere accesso al mercato, di mettersi in gioco, che poi sarebbe pure un loro diritto naturale.

Questa è una delle ragioni che mi ha spinto a creare l‘Officina della musica e delle parole, che sta già diventando una bella realtà. Vogliamo provare a fare qualcosa, è il nostro primo obbiettivo è quello di alzare il livello delle composizioni e di aiutare i nostri candidati a trovare una collocazione. A noi gli orticelli non spaventano, perché crediamo ancora che la qualità e l’originalità facciano la differenza.

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