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SIAE VS SOUNDREEF: SI VA VERSO L’ABOLIZIONE DEL MONOPOLIO? – INTERVISTA A GIORGIO TRAMACERE

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di Tiziana Pavone

Al Festival di Sanremo si è parlato del fenomeno Soundreef. Dopo Fedez, che ha aperto la strada, ben cinque artisti che stanno partecipando al Festival di Sanremo hanno abbandonato la Siae: Gigi D’Alessio e il suo direttore d’orchestra Adriano Pennino, Maurizio Fabrizio, autore di Al Bano, Nesli, Tommaso Pini.
Abbiamo intervistato l’avvocato Giorgio Tramacere, esperto di diritto d’autore, presente a Sanremo in occasione di un incontro sulla pirateria. E ci siamo chiariti le idee.

Quali sono le ragioni per cui un autore decide di cancellarsi dalla Siae per iscriversi a Soundreef?

Non lo so proprio. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crociata contro il monopolio della Siae al solo fine di liberalizzare la gestione dei diritti. Quello che preoccupa è che parte dei sostenitori del libero mercato dei diritti d’autore sono convinti che la libera concorrenza gioverebbe agli autori. Questo non è assolutamente vero. In tempi non sospetti, all’apparire del fenomeno Soundreef avevo previsto e dichiarato più volte che la fine del monopolio Siae e “la liberalizzazione della gestione dei diritti e la presenza di più collecting societies private, all’interno dello stesso paese, creerà soltanto una giungla selvaggia che permetterà agli utilizzatori delle opere di non pagare più i diritti, o quantomeno di sospendere o ritardare i pagamenti proprio per la confusione che si creerà per individuare l’interlocutore e per ottenere le licenze di utilizzazione delle opere”. Proprio quello che si sta prospettando in questi giorni dove a causa di questo fenomeno si rischia di paralizzare il sistema. Basterebbe un minimo di informazione, per non imitare le scelte già fatte da alcuni illustri autori.

Che cosa consiglieresti a un nuovo autore che vuole iscriversi ad una società di gestione dei diritti?

Senza dubbio di iscriversi alla Siae perché è l’unica ad avere una struttura in grado di raccogliere e di garantire la raccolta dei diritti in modo capillare. Non è pensabile per un autore affidare la gestione dei propri diritti a una società privata inglese, con proprietà italiana, e pretendere di ricevere il medesimo trattamento che garantisce la Siae. Un’altra cosa da non sottovalutare è che la disciplina della società Soundreef è regolata dal diritto inglese e, in caso di contenzioso, l’associato italiano dovrebbe rivolgersi necessariamente alla Corte di Giustizia di Londra, incaricando un avvocato inglese per l’assistenza. Una società privata non potrà mai gestire in modo adeguato e capillare i diritti degli autori. Inoltre, teniamo presente che Soundreef è una società privata a scopo di lucro che è gestita da privati che detengono le quote della società, mentre la SIAE è un Ente Pubblico a base associativa non a scopo di lucro ed è gestita e governata dai propri associati. Un altro aspetto da tenere presente è che la SIAE, per ora, è l’unico soggetto legittimato dalla legge a raccogliere dagli utilizzatori tutti i proventi dei diritti e a distribuirli agli autori ed editori. Soundreef allo stato non può incassare dagli utilizzatori e distribuire ai propri associati la maggior parte dei diritti (pubblica esecuzione, drm, radio, televisione).

Che vantaggio avrebbe un piccolo autore a iscriversi a Soundreef?

Nessuno. E’ sconveniente sia per le percentuali dei diritti raccolti, che per i tempi di rendicontazione. Si pensi che l’aggio medio che applica la Siae è del 15,8% sui diritti raccolti (trattenuta alla fonte su quanto raccolto), Soundreef invece applica un aggio pari al 25% sul live e del 50% sulla musica d’ambiente nei centri commerciali. Fate voi i calcoli e vi risponderete da soli. Inoltre, c’è da tenere presente che, poiché non era pensabile che una società privata potesse gestire direttamente e autonomamente i diritti per conto dei propri associati, per la mancanza di strutture, di uffici periferici, di personale e di software, Soundreef – come era prevedibile – ha richiesto recentemente alla Siae di rappresentarla nella raccolta dei diritti per la classe prima, ossia per i diritti di pubblica esecuzione nei locali. Questo comporterà per gli iscritti Soundreef ancora più ritardi nella ripartizioni dei diritti. Quindi non è vero che i tempi di rendicontazione e di pagamento di Soundreef saranno più brevi perché i diritti di pubblica esecuzione di classe prima gli autori li riceveranno novanta giorni dopo rispetto agli autori iscritti alla Siae.

In termini economici che cosa cambierebbe a un autore?

Un autore dovrebbe sempre tenere ben presente che Soundreef per entrare nel mercato dei centri commerciali e nei locali, propone e svende la musica dei propri iscritti al 50% in meno rispetto alle tariffe SIAE e SCF e ciò ovviamente a danno degli autori e dei produttori. Gli slogan che Soundreef rivolge ai propri clienti sono del resto significativi “un’alternativa alla SIAE che ti permette di risparmiare e di avere musica di qualità nel tuo punto vendita” e “i nostri clienti risparmiano fino al 50% in meno rispetto alle tariffe Siae e Scf”. I clienti sono principalmente i centri commerciali e l’abbattimento delle tariffe non può mai giovare agli autori. Più cresceranno le società di gestione più diminuiranno le tariffe e ciò a scapito degli autori che si vedranno svendere la propria musica. In soldoni se calcoliamo che le tariffe di Soundreef sono dimezzate fino al 50% rispetto a quelle praticate della SIAE e se calcoliamo anche la detrazione dell’aggio del 25% sui proventi raccolti, non vedo come un autore possa decidere di lasciare la SIAE per iscriversi a Soundreef.

Per il diritto d’autore abolire il monopolio Siae sarebbe una rivoluzione? Che cosa é la direttiva Barnier?

Penso che più che rivoluzione sarebbe un vero disastro. La direttiva europea 2014/26 (nota come la direttiva Barnier), non ha messo fine, come si dice, al monopolio, perché soltanto una legge dello Stato potrebbe farlo abrogando l’art. 180 della Legge sul Diritto d’Autore. Oggi, l’attività di intermediazione è ancora riservata per legge alla Siae in via esclusiva. La direttiva ha voluto soltanto migliorare l’efficienza degli organismi di gestione collettiva e il funzionamento delle società collettive e non abbattere il monopolio Siae. Il regime di monopolio legale della gestione dei diritti non è in contrasto con il principio della libera concorrenza, anzi, proprio la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, pronunciandosi sul tema, ha ritenuto addirittura legittimo il regime di monopolio delle società di gestione dei diritti. Questa sentenza ha precisato che il regime di monopolio legale che la legge della Repubblica Ceca ha accordato all’Osa è compatibile con il principio della libera prestazione dei servizi (Sent. 27 febbraio 2014 – Causa n. C-351/12).

Perché dovrebbe essere vantaggioso per gli autori il regime di monopolio legale?

Quando il monopolio garantisce efficienza a una categoria, gestisce i diritti degli iscritti e provvede alla riscossione e alla distribuzione dei diritti, è sicuramente un valore aggiunto per gli autori e per gli editori. La libera concorrenza della gestione dei diritti e la nascita di nuove società di gestione causerebbe, come dicevo, soltanto danni agli autori perché questo fenomeno, oltre a creare confusione, abbatterà inevitabilmente le tariffe a vantaggio degli utilizzatori e a danno degli autori. Attenzione che negli Stati Uniti, dove vige il principio della libera concorrenza, si sta andando proprio nella direzione opposta rispetto alla nostra. Il Copyright Office statunitense ha espressamente raccomandato alle tre società di gestione americane di aggregarsi per il futuro della musica. La motivazione di tale raccomandazione è basata sul fatto che la presenza di più società per la gestione delle opere musicali nel mercato digitale e globale, ha causato agli autori soltanto problemi e grandi danni economici. Quindi noi perché dovremmo liberalizzare?

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