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SANREMO ANCORA QUI? SANREMO UN PO’ INUTILI?

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Sanremo
Immagine su base foto di Panorama
Voto Autore
di Roberto Manfredi

Sanremo si, ancora lui. C’era bisogno dell’ennesimo articolo su Sanremo? Sinceramente no, ma nella vita accade di occuparsi anche di cose futili, quindi eccoci qui a parlare della più grande anomalia planetaria, che quest’anno compie ben sessantasei anni e li dimostra tutti.

Mi sono chiesto: “Ma cosa si può scrivere sul Festival che non sia già stato scritto e pubblicato?”. Qual è il suo mistero non svelato? Potrebbe dunque entrare nella top ten dei misteri, come le statue dell’isola di Pasqua, Stonehenge e i cerchi di grano? Indubbiamente no.

Su Sanremo sono stati scritti volumi, enciclopedie e tesi di laurea (Pausini). Credo di non averli letti tutti ma il Festival è dentro il nostro DNA da quando è nato, quindi lo conosciamo più del nostro fegato.

Sanremo

Certo nella sua storia, ha rappresentato spesso lo “specchio dei tempi”, il ritratto di molte generazioni, i vizi e i difetti degli italiani, dal mammismo di Luciano Taioli ai capelloni beat, dagli stranieri che storpiavano l’italiano fino a farlo diventare una sorta di grammelot (Gene Pitney) fino alla follia demenziale di Elio E Le Storie Tese.

Tutto passava attraverso le canzoni, soprattutto i testi. Impossibile non ricordare lo sciopero del sesso di coppia di “Chi non lavora non fa l’amore” e la “Vita Spericolata” delle rock star di Vasco. Ma da qualche decennio il Festival non è più contemporaneo, rappresenta solo gli sponsor, gli anchorman di turno e gli ospiti internazionali come Gorbaciov o Mike Tyson che con la musica e le canzoni c’entrano come il coniglio con le cozze.

Non esiste nemmeno più il business dei discografici, dato che i dischi si vendono meno dei gratta e vinci. Basta confrontare le vendite dei dischi della precedente edizione. Nessun artista ha superato le ventimila copie vendute.

Sanremo

Gli Stadio, che peraltro hanno vinto, ne hanno vendute diciannovemila. Noemi non è arrivata a diecimila. Non è un caso che la major discografica più forte, la Sony, quest’anno è presente con undici artisti, tanto da meritarsi l’appellativo del Festival di SanSony. Per arrivare a un disco d’oro di dischi bisogna quindi pubblicarne undici, mica uno solo.

Se poi uno si toglie lo sfizio di analizzare i picchi di ascolto televisivi di qualche edizione passata, ecco che i cantanti ne sono irrimediabilmente esclusi. I picchi si registrano sulle interviste alle star internazionali, così come sulle performance dei comici di turno come ad esempio il Crozza-Berlusconi, o addirittura sui momenti estemporanei, come l’aspirante suicida di Baudo la farfallina di Belèn, i raid sul palco di lavoratori, cassaintegrati, disoccupati, etc.

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Si evince quindi che la canzone, paradossalmente, serve solo come siparietto tra altri intrattenimenti, compresi quelli estemporanei.

Quindi perché scrivere sulle canzoni, quando dopo appena tre settimane non si ricordano più? Posso quindi solo scrivere di esperienze personali passate all’Ariston. In quel cinema-teatro ligure ci sono passato quattro volte, tre come autore televisivo (Sanremo Rock ) e una addirittura come artista big.

Ebbene si, è capitato anche a me di cantare al Festival. Correva l’anno 1988 e Lucio Salvini, ex direttore e Ad della Fonit Cetra, si innamorò di una band di pazzi che formai per “Lupo Solitario”, un format di Antonio Ricci. Ci chiamavamo “I Figli di Bubba” ed eravamo un’accozzaglia di amici e personaggi come Franz di Cioccio, Mauro Pagani, Sergio Vastano, Enzo Braschi, Roberto Gatti, Alberto Tonti e il sottoscritto. Praticamente un terzo di PFM, un terzo di Drive In, un terzo dell’Unità e dell’Espresso. Ricordo che anche Mara Maionchi ci mise il suo zampino per portaci sul palco dell’Ariston.

Noi ci andammo praticamente in vacanza, a prendere per i fondelli i cantanti big che ci credevano veramente, quelli che prima di salire sul palco gli tremavano le gambe perché sapevano di giocarsi una carriera o nel migliore dei casi, una stagione. Noi invece salimmo sul palco con le valigie, tanto per dimostrare che eravamo lì di passaggio. Cantammo “Nella valle dei Timbales” il cui testo è assolutamente d’attualità ancora oggi e arrivammo tredicesimi. L’album vendette quasi quindicimila copie, un lusso oggi.

Sanremo
I FIGLI DI BUBBA: NELLA VALLE DEI TIMBALES [FESTIVAL DI SANREMO 1988]

Ho ricordi assai divertenti. Come ad esempio quello che arrivi da sconosciuto e dopo quindici minuti in hotel sei già una star, perché i tuoi manifesti sono affissi nella città da un mese. In hotel ogni tanto qualcuno bussa alla tua porta per portarti una serie infinita di omaggi locali, dai fiori ai cioccolatini. Un signore mi portò persino una confezione di pesto. Io gli dissi : “Ma il pesto non è di Albenga”? Lui non gradì ma mi chiese comunque l’autografo per sua figlia.

Durante la finale, decidemmo di cambiare due parole nel testo della canzone, in barba al regolamento. Inserimmo un paio di “vaffanculo” tanto per gradire. Il giorno dopo Mario Luzzatto Fegiz del Corriere della Sera chiese al patròn Ravera in conferenza stampa: “Perché non squalificate i Figli di Bubba, così abbiamo una notizia da pubblicare?”. Domanda inutile, dato che il Festival era già finito. Nemmeno lui conosceva il regolamento evidentemente.

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Durante la settimana al Festival ho fatto più interviste che in tutta la mia vita. Ho parlato a un’infinità di radio, a giornalisti (persino esteri), sono stato obbligato a posare per centinaia di scatti fotografici, dalla copertina di Tv Sorrisi e Canzoni, quella con il famigerato cavallo verde del Totip, che era talmente nervoso per i flash, da depositare una cagata immane nello studio del fotografo, in mezzo a noi cantanti.

Insomma un bel giochino, diventi una star tuo malgrado e se non hai prove o interviste da fare, vai in albergo e sei costretto a staccare il telefono per riposare un po’. Poi ti capita di fare un salto al Casinò alle slot machine e incontri Giampiero Galeazzi che sta lì fisso davanti alle macchinette. A Sanremo ti capita di veder circolare qualche Ferrari, che non sono dei cantanti ma di qualche “pappone” imboscato. Insomma bei ricordi, futili quanto autentici.

A volte ho pensato che il Festival sia in realtà un’ allucinazione collettiva, un virus pandemico immaginario, una mostruosa psicosi di massa, un gigantesco ologramma miliardario. Insomma, ho pensato che potesse essere di tutto, tranne che un festival di canzoni. E ho detto tutto.
Buona pessima visione, se ce la fate a guardarlo ancora.

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Roberto Manfredi

Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc…
Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7.
Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA – Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice.
Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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