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Luca Barbarossa: Musica, Sanremo, Faletti e le scintille di coscienza -INTERVISTA

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Luca Barbarossa
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di Brunella Vedani

Luca Barbarossa, anche quest’anno sarà la voce ufficiale di RAI Radio 2 al Festival di Sanremo 2017, 67^ edizione, quindi Radio 2 Social Club sarà in diretta per raccontare le serate sanremesi.

Luca Barbarossa


Luca, sei pronto? Stai facendo stretching?

Sì, sarò in diretta su Radio 2 e non so se ero più coinvolto quando partecipavo come cantante o ora come conduttore. Come cantante ti esibisci due o tre serate e te la cavi, invece come conduttore dal martedì alla domenica mi aspettano 6 puntate di Radio 2 Social Club , in diretta davanti al Teatro Ariston, dove vengono a trovarci tanti protagonisti del Festival, tanti artisti che cantano dal vivo , in modo magari meno formale che sul palco dell’Ariston, e poi c’è una piazza sempre piena di gente, tutti gli anni, che aspetta di vedere le esibizioni dei loro beniamini.

Luca, che ricordo hai di quel giovane ragazzo che , nel 1981, dal trionfo di Castrocaro si trovò catapultato sul palco di Sanremo a cantare “Roma spogliata” , una strana e disincantata serenata alla città di Roma?

Ho un ricordo confuso, nel senso che ero totalmente fuori contesto, facevo il musicista di strada, avevo appena finito il liceo, suonavo in giro per l’Europa e facevo il busker, quindi per me Sanremo era un altro pianeta: diciamo che l’ho vissuto un po’ in apnea. Tra l’altro era un po’ in apnea tutto il Festival perché, se non sbaglio, si cantava in playback, su una base musicale senza l’Orchestra. Però c’era un certo divertimento da parte mia, ho potuto conoscere artisti che non avevo mai incontrato, ho visto il mio brano che, da sconosciuto, balzava ai primi posti delle classifiche di vendita, e da lì partì un po’ tutto. Andai in tournèe con Riccardo Cocciante, un lungo tour in tutta Europa, insomma, tante cose sono cominciate da lì, diciamo che mi ha portato bene.

C’è differenza da quel giovane ragazzo di allora con i ragazzi di adesso , quelli che escono dai talent, per esempio?

Non credo, penso che siamo tutti accomunati dalla passione per la musica, dalla voglia di esprimersi : c’era per me e c’è per loro. Forse io sono stato più fortunato, perchè ho cominciato dal Festival di Sanremo che , comunque, ti permetteva di portare una cosa tua , una cosa che tu avevi scritto, inedita, mentre nei talent i ragazzi cantano cover di altri, le produzioni non si prendono il rischio di fare ascoltare cose nuove, se non proprio alla fine del programma. Forse noi abbiamo avuto qualche chances in più, di poterci esprimere con le nostre cose.

Quest’anno i campioni in gara sono 22, grandi ritorni, mostri sacri, giovani dai talent. Che ne pensi di questa edizione? Hai avuto modo di ascoltare le canzoni in anteprima?

A noi non fanno ascoltare niente, ma devo dire che mi sta bene così. L’impatto della Prima Serata è forte, voglio calarmi nei panni del telespettatore: voglio essere vergine di ascolto, voglio emozionarmi se c’è da emozionarsi, annoiarmi se c’è da annoiarsi e vivere le stesse sensazioni di uno spettatore qualsiasi. Le anteprime sono utili ai giornalisti che devono scrivere il pezzo già la prima sera, noi non abbiamo quest’ansia. La sera di martedì sarò già a Sanremo, farò la prima diretta alle 14,30 davanti all’Ariston, respirerò l’atmosfera festivaliera, dopodiché, dal giorno dopo, cominceremo a ospitare i cantanti che si sono già esibiti.

Nella serata dedicata alle Cover ( tre saranno di Adriano Celentano), Marco Masini porterà “Signor Tenente”: una bella scommessa, un azzardo? (te lo chiedo perché sono di Asti e per noi Giorgio Faletti è un amico caro)

Masini sa il fatto suo, avrà i suoi motivi. Sicuramente un doveroso omaggio da parte del Festival e di Marco a un grande artista quale è stato Giorgio, e anche a una bellissima persona, mi permetto di dire. Giorgio era un frequentatore di Radio 2 Social Club e siamo diventati amici in questi anni: ci è venuto a trovare, gli abbiamo regalato una puntata con il suo idolo Francesco De Gregori e ci è rimasto grato a vita per questa opportunità. Abbiamo fatto delle puntate molto belle insieme a lui, abbiamo condiviso l’esperienza di “O’ Scià” a Lampedusa con Claudio Baglioni: sono molto affezionato a Giorgio.

Luca, tu sei un canta-conduttore su Radio2, una figura un po’ sui generis, dispensatore di garbo, ironia e canzoni, con ospiti sempre prestigiosissimi che vengono in radio, cantano del vivo, si mettono in gioco. Che cosa ti piace della radio? Che cosa fai per rendere tutto così piacevolmente informale?

Della radio mi piace veramente tutto: se potessi tornare indietro, la comincerei decisamente prima. La radio è un mezzo di comunicazione che, vuoi per ironia della sorte, più passa il tempo, più si va avanti con gli anni e più diventa attuale, non so dirti per quale strana alchimia. In questi giorni riceviamo molti messaggi da persone che ci ascoltano nei modi più diversi, messaggi che ci arrivano dal Brasile o da Santo Domingo , da New York o dall’Austria in Europa, di persone che ascoltano via web, o quelli che ti ascoltano in bicicletta con la radiolina attaccata al manubrio, quelli in cuffia mentre fanno jogging oppure sul telefonino: un mezzo che sembrava antico, destinato al disuso rispetto all’avvento delle nuove tecnologie, invece, proprio con queste ultime, si è addirittura rafforzato, senza perdere però il fascino del sogno e dell’immaginazione che c’è dietro all’ascolto di sole voci. Immagini lo studio, immagini il calore del pubblico che applaude, la musica dal vivo della Social Band, i comici che fanno gli sketch, Virginia Raffaele che è stata con noi per 4 anni, oggi Andrea Perroni che è rimasto al mio fianco e che fa i suoi personaggi comici. Insomma, nonostante le innovazioni tecnologiche, la radio rimane attuale e , tutto sommato, è riuscita ad usufruire di questi nuovi strumenti per rafforzarsi ancora di più , senza tradire il suo spirito originario.

Luca, tu sei stato scoperto da Shel Shapiro che ha prodotto anche il tuo album di debutto. Lo vedi o lo senti ancora?

Certo, lo sento ancora, Shel è un carissimo amico. A dir la verità, io sono stato scoperto da Gianni Ravera: Shel è stato il mio primo produttore artistico ma fu Ravera la persona alla quale io portai il provino di “Roma spogliata” che, all’epoca, si chiamava “Roma puttana”. Ravera ascoltò la canzone e mi telefonò subito, facendomi partecipare alla finale di Castrocaro che vinsi. Da lì mi portò a Sanremo. La Fonit Cetra, la casa discografica alla quale Ravera mi aveva indirizzato, contattò Shel Shapiro per farmi fare un nuovo lavoro discografico.

Davo un’occhiata alla classifica FIMI di questa settimana degli album più venduti e ci sono ben tre rapper nelle prime dieci posizioni. Cosa ne pensi? I rapper sono i nuovi cantautori musicali, i nuovi Baglioni-Venditti-De Gregori-Barbarossa?

Difficile rispondere: sicuramente il rap è una cultura indotta, nel senso che non è nostra, non nasce come un genere autoctono. È fuori di dubbio che i rappers abbiano un linguaggio molto attuale. Il rap riesce attraverso un’alchimia di suoni, rime, metrica ad essere più vicino alla sensibilità e alle esigenze dei ragazzi di adesso. Alla fine, però, vedo che le cose più riuscite sono quelle dove il rap si mischia con il pop, con le melodie che attraversano le loro composizioni. Quello che in Italia funziona di più non è il rap estremo ma quello più morbido, più vicino all’hip hop , con dentro grandi cantanti e grandi nomi che mischiano parti melodiche a parti rappate. Alla fine, abbiamo reso mediterraneo anche il rap.

“L’amore rubato“ che hai presentato a Sanremo nel 1988, tratta il tema della violenza sessuale (se non sbaglio ti fecero i complimenti anche Dario Fo e Franca Rame per quel testo così crudo e sincero). Purtroppo sai che i dati sulla violenza alle donne sono come un bollettino di guerra. Secondo te , una canzone può aiutare a sensibilizzare su un problema così grave?

È vero: Dario Fo e Franca Rame mandarono un telegramma in diretta nella serata finale del Festival , dopo che ebbi cantato la canzone , perchè non si dovevano condizionare prima le giurie. È difficile dire se una canzone possa o no sensibilizzare la gente : a volte si ha la sensazione che le persone che vorremmo raggiungere non si facciano certo condizionare da una canzone. È una polemica vecchia come il mondo quella che si domanda se le canzoni possano cambiarlo: no, è evidente, altrimenti lo avrebbero già fatto, di buone canzoni ce ne sono già state tante e il mondo, tutto sommato, è rimasto quello che è , con i suoi problemi di sempre. La violenza sulle donne sembra inarrestabile : dalla violenza sessuale all’acido, al femminicidio e alle violenze domestiche . Evidentemente le canzoni arrivano ad alcuni e ad altri no, e non si possono fare miracoli. Io, però, sono dell’idea , anche perchè questa canzone suscitò non poche polemiche all’epoca, che le canzoni debbano raccontare la nostra vita e quindi avventurarsi su temi spigolosi, difficili, scomodi, mentre altri ritengono che la canzone debba essere unicamente leggera, offrire spensieratezza alla gente. I cantautori, invece, hanno dimostrato che le canzoni sono anche delle “scintille di coscienza”; poi, di qui a pensare che le canzoni abbiano un effetto benefico sul mondo non sono in grado di dirlo. Una canzone non cambierà il mondo ma una canzone può cambiare una persona e poi saranno le persone a cambiare il mondo. Tutti noi di fronte ad un’opera che ci emoziona, che sia un quadro, un libro, un film o un disco, non siamo più gli stessi di prima, subiamo in qualche modo una modifica nel nostro modo di vedere e di percepire la realtà; quindi diciamo che, da questo punto di vista, la bellezza, nelle sue svariate forme artistiche, può aiutarci a diventare migliori.

Finito Sanremo hai altri progetti in corso che ci puoi anticipare?

Io sto facendo il mio nuovo disco: inizierò a registrarlo a marzo. Ormai non ho più la pazienza di stare mesi in studio, quindi registro dei dischi che sono concepiti come dei live, anche perché più vado avanti e più ho bisogno di verità nelle cose che faccio. La verità io la trovo in questo modo, suonando dal vivo in studio con i miei musicisti e con altri collaboratori che arricchiranno questo nuovo disco composto totalmente da inediti.

Un saluto ai nostri lettori:
Mando un saluto davvero affettuoso ai lettori di Fare Musica e Dintorni: evviva la musica!

Grazie a Luca Barbarossa per la gentilezza e disponibilità e per la profondità dei suoi pensieri: un grande in bocca al lupo per il suo futuro!

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