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LA RAI NON CAMBIA MAI

Carlo Verdelli ha lasciato la Rai. Il Cda ha bocciato il suo piano editoriale per il settore news.

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di Roberto Manfredi

Carlo Verdelli ha lasciato la Rai. Il Cda ha bocciato il suo piano editoriale per il settore news. Niente di nuovo sotto il cielo. Stessa sorte era toccata anche all’ ex direttore generale Luigi Gubitosi. La cosa non stupisce dato che i cambiamenti in Rai sono rari come i dischi d’oro di Leone di Lernia. Stupisce però che anche i personaggi meno “allineati” alle poltrone, come Carlo Freccero, concordino con la bocciatura all’ennesimo tentativo di innovare e sistemare la più grande redazione giornalistica d’Europa che conta 800 giornalisti assunti e ben 21 redazioni sparse su tutto il territorio nazionale che producono altrettanti 21 telegiornali regionali. Il piano di Verdelli, come quello di Gubitosi, prevedeva un taglio di costi superiore ai 70 milioni l’anno. Apriti cielo. Mi immagino già i commenti al bancone del bar Vanni dietro la sede Rai in viale Mazzini.

“Ahò… questo ce vò mannà tutti a casa. E mò chi li ffà i servizi sulle vacanze intelligggenti? Sui regali de Natale e sui saldi de Gennaio? “

“Eh ciai ragggione Alvà… sai che te dico? Mannamo a casa lui”.

Detto e fatto. Ma siccome bisogna pure giustificare la bocciatura ecco che si manda avanti uno che la sa lunga, perché agli altri viene da ridere. Ed ecco che l’Howard Beal dei palinsesti, lo Schopenhauer dello zapping, il Chon-Bendit del televoto, alias Carlo Freccero, non si fa pregare e apre il dibattito:

Il piano di Verdelli era vecchio. Concentrare le redazioni in 5 macroregioni? Impossibile. E poi ha voluto fare tutto da solo. A Roma queste cose si sanno… ”.

Appunto. Il Cda aspettava sulla riva del Tevere che passasse l’ennesimo dirigente affogato. Su una cosa Freccero ha ragione. Le cose a Roma si sanno, o meglio se ne sa una sola: la Rai non cambia mai. Anche volendo come farebbe? Troppa gente da sistemare, spostare, troppe tessere da rinnovare, troppi parenti e amici di produttori, funzionari, direttori, assistenti, consulenti, segretarie e sottosegretari. Non si riesce nemmeno a cambiare il conduttore a Domenica In, e infatti è tornato “l’emergente” Pippo Baudo, figuriamoci se potrebbe cambiare l’intero Sistema dell’Informazione della Televisione di Stato.

Allora ci si chiede, perché dare il via a questi fantomatici piani di ristrutturazioni, quando nessuno li vuole? La risposta è semplice. Parlare di innovazione e cambiamento fa figo. Crea aspettative, tiene caldi gli investitori, smuove interesse e curiosità. Non a caso tutti questi studi di innovazione si fanno a ogni cambio di Cda, a ogni nuova nomina, ma poi… di palinsesto in palinsesto non cambia mai nulla.

A dire il vero Verdelli ci è andato giù pesante, soprattutto con l’idea strampalata di affidare un direttore nuovo all’anno a un Tg del Sud, a scelta tra l’Annunziata, Santoro e soprattutto Saviano. Ve lo immaginate un tg diretto da Saviano? In tutto tre servizi: uno sulla camorra, uno sull’ n’drangheta e uno sulla mafia. E poi il Meteo, ovviamente anch’esso “vittima del pizzo”.

Ma poi a mente fredda, uno pensa a come circola l’informazione oggi sull’intero pianeta. Basta un click, un cellulare, trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Non servono nemmeno le troupe o gli inviati che ripetono le stesse cose alternando frasi inutili come “ Parrebbe che…”, “Secondo voci non ancora confermate…”, “E’ ancora presto per giungere a conclusioni…”, “Al momento non ci sono aggiornamenti dagli inquirenti…”, “Forse”, “Si dice…”, “A tra poco…”.

Se si pensa che i migliori scoop sono nati da video occasionali fatti da cellulari, telecamere fisse di una stazione o di una banca , ”fuori onda” catturati in strada, o che per leggere una notizia basta guardare il display del telefonino… allora la domanda sorge spontanea come uno sbadiglio a “Porta a Porta”: “A che servono 800 giornalisti, 21 redazioni e soprattutto 21 telegiornali?”.
La realtà è che siamo tutti d’accordo con Carlo Verdelli, ma mica si può dire. Sennò il Cda che ce sta a ffà?

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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