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Amelie e l’esigenza di raccontare uno stato interiore – INTERVISTA

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Crediti Foto ilahand.com I. Scattina
Voto Autore

di Stefano De Maco

Amelie (all’anagrafe Paola Memeo) è una cantautrice e compositrice milanese. Tra il 2010 e 2011 pubblica il suo primo Ep omonimo composto da 7 brani, EP prodotto da Giovanni Rosina. All’attivo due produzioni, e diversi premi sia musical che artistici, tra cui il premio Lunezia (2012) e Targhe d’Autore Controcorrente (2015) assegnato alle migliori autoproduzioni indipendenti. Vive e lavora a Milano, come autrice e insegnante di canto con certificazione CFP (Voicecraft). La sua ultima produzione, “Il Profumo Di Un’Era”.

Incontro Paola, o meglio Amelìe, davanti a un thè e molte domande in testa. Riuscirò a non perdermi? Ci provo. Perché lo scopo non è quello di fare un’intervista istituzionale, quanto approfondire alcuni aspetti dell’attività di un musicista e artista nel suo percorso di autoproduzione.
E comunque, prima di iniziare vorrei ringraziare Paola per l’intervista.

Crediti Foto ilahand.com I. Scattina


Ciao Paola, la prima domanda forse è la più scontata… cosa ti spinge a scrivere?

Domanda difficile… credo l’esigenza di raccontare uno stato interiore, comunicare, uno sfogo che altrimenti terresti dentro. È una questione di carattere, ci sono persone che si chiudono in sé stesse, e altre che invece hanno bisogno di condividere, cercano di comunicare lo stato d’animo esprimendolo in forma artistica.

Come nasce la scelta del tuo nome d’arte, Amelie?

Nasce quando ero al liceo. Avevo un’insegnante di chimica, che ogni volta dicendo “oggi interroghiamo a caso” alla fine diceva sempre il mio cognome. E’ stata quasi una ossessione, tanto che non ce la facevo più, e l’idea di farmi chiamare artisticamente così, non ce la potevo fare… [ride NdA] Ho scelto il nome di Amelie perché ho amato il film di Jean Pierre Jeunet, un personaggio in cui mi sono rivista parecchio, ironico, scanzonato, e al tempo stesso malinconico.

Sei un’Artista “fai-da-te”, nel senso che scrivi, realizzi e promuovi la tua opera. Il tuo ultimo lavoro “Il Profumo Di Un Era” ti ha visto molto impegnata su tutte le fasi di realizzazione e promozione. Raccontaci un po’ di questo processo.

Il disco, uscito da un anno e mezzo, ha già avuto singoli estratti, di cui l’ultimo è stato “Ti ho ucciso con un click”. Non avendo a disposizione i tradizionali canali Mainstream, ho cercato di promuoverlo a fondo in tutti i modi possibili. Non mi interessa una mazza se il bollino SIAE riporta una data di pubblicazione, non c’è una data di scadenza, non è uno yogurt, e quindi avevamo pubblicato 3 singoli già prima della uscita del CD, poi altri 3, tra cui, l’ultimo singolo.

Quanto conta per te il valore del “team” per la riuscita del progetto?

Tantissimo! Per la produzione di “Profumo di un era”, ho collaborato con Fabio Papalini, un ragazzo toscano con cui ho scritto tutti i pezzi dell’album. Poi ci sono anche altri brani con testi scritti non da me, come “Che cosa c’e'”, con le parole di Roberta Bosa e il featuring di Rebi Rivale. Ovviamente una menzione speciale va a Giovanni Rosina, mio compagno nonché Produttore e Arrangiatore del CD

Non trovi conflitti tra casa e lavoro? Non rischiano di mescolarsi i due mondi?

No assolutamente, Giovanni è una persona assolutamente tranquilla, in sostanza quasi impossibile litigare con lui. Semmai è più facile litigare con me! Ha una grande calma con la quale ti porta dolcemente verso il suo punto di vista senza agitarti e agitarsi mai, cercando molto il confronto.

Live: hai una mappa d locali cui fare riferimento per i tour promozionali?

Quando decido di fare dei live, come l’anno scorso in cui ho programmato un piccolo tour, parto generalmente da un locale che è sempre stato il mio preferito, il Blues House, a Milano. L’atmosfera per me è di casa, mi permette di lasciarmi andare più liberamente. Per questo il debutto, le presentazioni discografiche le faccio sempre là in formazione completa, cioè con tutto il lineup di Musicisti e tecnologia necessario per la resa del CD. Poi si prosegue con un set acustico, un po’ per ovvi motivi perché i budget di un’auto produzione purtroppo obbligano a contenere il più possibile le spese, costi di trasporto e annessi, e a volte anche per lo spazio non sempre ampio delle location.

La ricerca sonora che fai in fase di registrazione del disco, come viene poi adattata sul palco con i mezzi a disposizione per ottenere un sound il più possibile fedele?

Le parti musicali suonate dai musicisti vengono ovviamente tutte fatte dai musicisti, per le parti elettroniche usiamo le sequenze, unendo le due cose, per ottenere lo stesso mix. Per il set acustico invece, essendo in 3, abbiamo ripensato completamente l’arrangiamento, adattandolo alla situazione.

Come cambia l’asset musicale dal vivo rispetto alla registrazione in studio?

Dal vivo ovviamente dobbiamo fare di necessità virtù, i cori sono registrati, ma per la mia voce uso una serie di effettistica che curo personalmente. Sono una drogata di Delay, sulla voce, sul piano sulla chitarra. Dico sempre al fonico di tenere la mia voce dry [senza effetti, NdA], che a “bagnarla” con gli effetti ci penso io. Mi piace tantissimo, uso una pedaliera per la voce.

Qual è i tuo rapporto con la tecnologia correttiva, i famigerati plug-in tipo Autotune? Quanto possono alterare l’autenticità’ di una performance e quanto invece possono aiutare a recuperare un’espressione artistica magari non perfetta tecnicamente?

Secondo me sarebbe sempre meglio usarli il meno possibile, perché a volte veramente snaturano, la voce ne risente. E poi se hai una buona espressività rischi di appiattirla con l’uso eccessivo. Però possono essere utili quando hai una frase in cui ti piace l’intenzione ma ha delle fastidiose imperfezioni.

Il ruolo di Amelie produttrice su Amelie artista? Che peso ha nella realizzazione sonora?

Tantissimo, secondo me la sonorità ha la stessa importanza del testo, perché contribuisce a creare un mondo. La scelta dei suoni per me è molto evocativa, li associo alle immagini. Ad esempio il bridge del brano “Ti ho ucciso con un click”, è molto diverso dal resto del brano, un’apertura quasi pazza, armonicamente diversa dal contesto. E io mi sono sempre vista dentro una specie di bolla, quindi volevo ricreare questo scenario sonoro, quasi immergendomi in questi synth che mi circondano. L’arrangiamento è davvero molto importante.

Nella fase di promozione, quali sono le figure alle quali ti sei affidata?

Abbiamo una strategia che vede diverse figure operare per l’obiettivo che abbiamo fissato. Pyrames per la distribuzione online, Filippo Broglia di RecMedia per la promozione radiofonica. Avevamo anche un ufficio stampa che aveva curato la promozione dei singoli, per cercare recensioni e spazi. Però le recensioni più significative me le sono trovate io, scrivendo magari direttamente ai giornalisti. Spesso magari manco ti rispondono, alcuni invece lo hanno fatto. Anche testate online come “L’Isola che non c’era” oppure tradizionali come “La Nazione” in Toscana.

Se una Major dovesse offrirti l’opportunità di un contratto, a fronte dei vantaggi, su quali punti non saresti disposta a scendere a compromessi?

La mia identità artistica innanzitutto. Se volessero snaturarmi e farmi fare cose che non c’entrano nulla con me, anche no, non mi interessa. Avere magari il “successo”, facendo una cosa che non sono io, non è il mio obiettivo. In realtà, senza essere snob, mi domando: ma serve avere una major oggi? Ho visto parecchi Artisti finire sotto una major e dopo alcuni mesi scomparire. Non è mai interessato veramente. “il profumo di un’era” non l’ho nemmeno proposto alle Major, non abbiamo nemmeno cercato un editore volutamente. Abbiamo solo puntato sul web, sulla piccola promozione che possiamo fare noi e sui live. Abbiamo puntato sui classici Canali di distribuzione e diffusione Digitale, iTunes, Spotify, Youtbe. Abbiamo stampato poche copie fisiche da vendere ai concerti, siamo molto “basic”. Ovviamente non ci sono ritorni della madonna, ma almeno abbiamo noi il controllo e la possibilità di decidere..

Come vedi le nuove possibilita’ offerte dal crowdfunding, nell’ottica dell’autoproduzione,?

Non ho mai provato, non lo conosco molto, e non so quanto in Italia possa funzionare davvero, almeno se non hai già un tuo seguito di fans molto solido.

Tra i riconoscimenti importanti ricevuti, c’è il Premio Lunezia, vinto nel 2012., nella categoria Nuove Proposte”. Come arrivarci e promuoversi?

Attraverso i bandi, senza nessuna aspettativa, per mettersi in gioco e per farsi conoscere. Poi c’è anche il risvolto umano perché ti dà la possibilità di fare nuove amicizie, nuovi artisti, nuove realtà, conoscere persone con cui magari collaborare. Il premio di per sé è un’esperienza significativa, se la affronti con lo spirito giusto, senza il senso ossessivo della competizione, della rivalità che generano energie deleterie, e così diventa un momento costruttivo. Esci dal tuo giardinetto e ti confronti.

Parliamo del tuo ultimo brano e del video che hai realizzato in autonomia, “Ti ho ucciso con click” come nasce e si sviluppa il concept visual, lo storyboard e l’editing?

Pensandoci molto. Volevo usare la pistola. Avevo il dubbio fosse un po’ banale, però alla fine volevo proprio mettere in risalto la violenza, passami il termine, che può avere un click virtuale. Che può essere letale benché virtuale. E la cronaca lo ha tristemente confermato. Ho scelto una location [una terrazza nelle costruzioni del nuovo cantiere di Milano Porta Nuova, NdA] che fosse uno sguardo panoramico e al tempo stesso quasi tecnologico, nel suo design. Non avrebbe avuto molto senso girarlo in mezzo alla Natura. Poi ci sono io, nel mio aspetto naturale, quotidiano. Invece il mio avatar ha un’immagine sfalsata, indossa una parrucca, una specie di maschera, come è in fondo il mondo virtuale. Gioco a sedurre e alla fine volevo proprio l’effetto dello sparo sul vetro, come fosse proprio quello schermo di chi sta guardando. Questo mi è costato parecchie notti a elaborare il video con gli effetti speciali per trovare il giusto balance. Volevo proprio che fosse realistico

Come fosse una rappresentazione di una barriera virtuale?

Precisamente, lo schermo è un muro. Pur riconoscendone i lati positivi, volevo mettere in evidenza quelli più subdoli o negativi che ha il Web, uno strumento che se da un lato abbatte i muri, dall’altra ne crea. Rompere questa barriera, perché se voglio vedere un cielo reale non ho bisogno di fare login, non devo ricordarmi una password.

Qual è la percentuale in termini di tempo per l’attività di “promozione” rispetto all’attività pura dell’artista per ottenere risultati concreti?

Una percentuale molto importante, a volte molto impegnativa, soprattutto in fase di rilascio. Direi quasi che sono due fasi distinte. Prima c’è il lavoro “artistico”, poi quello più imprenditoriale, promozionale. Con tutte gli inevitabili risvolti, dai rifiuti più o meno velati, ai risultati conseguiti dopo un costante lavoro di pressing. Ovviamente preferisco la prima, più creativa. ma la seconda è altrettanto importante.

Qual è il limite del compromesso che sei disposta ad accettare in caso di produzione esterna o coproduzione?

Il problema è che a volte trovi soggetti o società disposte ad investire a fronte però di una cessione totale dei diritti e a condizioni quasi leonine, quindi tutt’altro che proficue se non addirittura quasi non legali. Mi sono informata con i Consulenti di Note Legali, che mi hanno fatto notare le notevoli forzature inserite. Per non parlare poi dei vincoli di durata, che possono arrivare fino 10 anni!!! Secondo me un produttore o una società di produzione serio deve lasciare un margine di azione e libertà all’artista. Ovviamente il suo apporto può essere anche qualitativo in tutti gli aspetti, ma non si può arrivare al punto che l’artista non abbia modo di far valere la sua opinione. Il difficile è trovare delle figure professionali con le quali entrare in empatie, che abbiano la stessa lunghezza d’onda. Nel caso, non avrei problemi ad affidarmi.

Qual e’ il ruolo del Produttore secondo te?

Beh dipende se mette il grano, welcome ahahahah (risata)!! Scherzi a parte, un Produttore Artistico, come attualmente sta facendo Giovanni, deve essere in linea con i miei gusti. Dovrebbe avere molto rispetto per il mondo dell’Artista, per il suo mondo interiore, le sue sfumature, aiutarlo a tirare fuori il meglio di se, senza soffocarlo con la propria visione musicale e artistica. Un po’ come fece George Martin, anche lui purtroppo scomparso lo scorso anno, il famoso 5° Beatles, di estrazione musicale completamente differente, ma talmente saggio da sapersi inserire tirando fuori il meglio dal gruppo, creando capolavori.

Prossimi progetti come produttrice di Amelie?

Prima di passare al terzo CD di inediti, vorrei fare un disco di cover riarrangiate in chiave personale, per cui sto facendo un po’ di ascolti, principalmente su repertorio straniero. Alcune le ho già realizzate , come ad esempio “Enjoy te silence” dei Depeche Mode, e vorrei testarle anche dal vivo sia per capire la reazione del pubblico, sia per capire come mi sta addosso. Perché anche suonare dal vivo è estremamente importante, non dimentichiamolo

Esiste una differenza tra Musica Pop e Musica d’Autore?

E’ una distinzione superflua. Purtroppo credo che il Pop sia un po’ snobbato, anche per colpa di un certo livellamento dovuto ai programmi televisivi, con sonorità omologate, indifferenziate. In realtà c’è molto di più. Esiste il Pop d’Autore, ci sono moltissimi esempi di artisti che hanno fatto pop ma che è anche musica d’autore. Nessuno ad esempio la applicherebbe ad artisti stranieri come ad esempio David Bowie, Leonard Cohen o George Micheal, di cui purtroppo sentiremo il grande vuoto che hanno lasciato. La musica d’Autore può sicuramente essere pop, perché può arrivare a tutti. Battisti era Pop, e pure un grande “cantautore”.

Per chi volesse conoscere più a fondo Paola, pardon… Amelie:

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PER VISUALIZZARE IL VIDEO CLICCARE SULL’IMMAGINE
“Ti ho ucciso con un click” Amelie – Official Videoclip

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