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Corrado Rustici esce con l’album “Aham” – INTERVISTA

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di Athos Enrile

E’ appena stato rilasciato “AHAM” (Sony Music/Sony Classical Italia), album di Corrado Rustici dedicato alla chitarra, a distanza di dieci anni dal precedente “Deconstruction of a Postmodern Musician”.

Chitarrista, certo, ma artista in modo “circolare”, capace di indirizzare, in qualità di produttore, il percorso di innumerevoli artisti, con una vita caratterizzata dalle collaborazioni altisonanti.

Napoletano di nascita ma da anni residente oltreoceano, si propone in questi giorni in Italia in chiave internazionale (accompagnato da due musicisti d’eccezione come Peter Vettese alle tastiere e Mel Gaynor alla batteria) e propone il suo gioiello tra sperimentazione, ricerca e riflessione.

Ecco cosa mi ha raccontato nel mezzo del tour…

Una decina di anni fa ho scoperto una nuova fase di Corrado Rustici (la prima mi era chiarissima) quando ho ascoltato “Deconstruction of a Postmodern Musician”: esiste qualche elemento di continuità tra quell’album e il nuovo “AHAM”?

“Deconstruction…” come suggerisce il titolo, fu la prima fase della mia anatomizzazione personale e creativa. Un percorso umano, soprattutto, ma anche artistico, che continua ad manifestarsi con Aham.

Qual è lo spirito del nuovo disco e la motivazione profonda che ti ha portato alla sua realizzazione?

Diversi anni fa, ho cominciato a chiedermi: chi c’è dietro tutto il fare di Corrado? Chi è che gode e si danna, secondo i risultati di cui – illusoriamente – si crede fautore? La risposta – nella sua semplice luminosità – mi ha dato la possibilità di abbandonare i molteplici concetti che avevo acquisito sin dalla mia nascita e con i quali avevo costruito una visione del mondo irrilevante e falsa. Questa risposta si rispecchia nella parola “Aham”, che tradotta significa “Io Sono” e che ha guidato la direzione musicale e la ricerca sonora abbinata all’album.

L’altra ragione è stata quella di esplorare possibili “voci” nuove, con le quali esprimermi attraverso la chitarra. Dopo gli eroi che, negli anni ’60, sconvolsero il ruolo e il suono della chitarra elettrica, non molto è cambiato. Sembra – invece – che questo strumento così rivoluzionario, solo qualche decennio fa, sia ormai fossilizzato e limitato ad un contesto musicale ripetitivo e privo di immaginazione.

La chitarra ha quindi ruolo centrale in tutto il lavoro; ci sono esempi di musicisti che prenotavano il biglietto aereo anche per il proprio strumento, evidenziando con esso il rapporto simbiotico esistente: che cosa rappresenta per te?

Per me, la chitarra è semplicemente uno “strumento”, o un “attrezzo”, con il quale riesco più facilmente ad esprimermi musicalmente.

Quanto è rimasto in te del musicista prog seminale di Cervello e Nova?

Ogni esperienza che facciamo, durante il nostro esistere, è un tassello o – per usare il termine coniato da Arthur Koestler – un “Holone”. Un intero/parte, all’interno di altri interi/parti più ampi, che compongono il quadro più vasto della nostra esistenza.

Musicalmente, sia il Cervello che i Nova sono parte integra del mio vocabolario musicale con il quale mi esprimo oggi.

Ciò che hai realizzato da quando sei approdato in America è impossibile da elencare ma penso sia interessante sottolineare il ruolo del produttore, cosa non sempre chiarissima ai più, anche se ricordo di aver letto una sorta di tuo decalogo al riguardo: cosa significa “produrre” un artista italiano e uno americano? Esistono differenze relazionali che complicano la vita?

Il ruolo del produttore, fu – secondo me – definito da George Martin. Il suo contributo musicale e innovativo all’interno della carriera artistica dei Beatles, sarà – per sempre – un punto di riferimento importantissimo per chi si cimenta a “fare il produttore”.

Molto semplicemente e brevemente, il produttore è colui che attraverso la sua conoscenza musicale (per forza di cose deve essere un musicista o un serio conoscitore del linguaggio musicale) riesce a risolvere problemi di arrangiamento e a suggerire/creare una direzione musicale per l’artista con il quale collabora. Crea una rete di salvataggio emotiva e psicologica, in modo che il team artistico con il quale collabora si possa sentire libero di esplorare sentieri musicali “scomodi”, senza paura di farsi male.

Le uniche differenze fra un artista italiano e uno americano, sono i limiti culturali di ognuno.

Un’altra cosa che mi aveva colpito, dieci anni fa, era il tuo sito, davvero innovativo rispetto a quanto si poteva trovare allora: quanto è importante per te l’aspetto tecnologico e l’utilizzo del visual?

La tecnologia è da sempre (per esempio già con l’invenzione del pianoforte) la causa principale di cambiamento e di innovazione musicale. La rilevanza del visual abbinato alla musica è stata ampiamente dimostrata negli anni ‘80 con l’avvento di MTV… Ovviamente, come spesso accade, qualunque tecnologia è però limitata dai confini della nostra immaginazione.

Torniamo al nuovo disco… è appena partito il tour promozionale: cosa ti aspetti dal pubblico, visto che ciò che descrivi come “ricerca, riflessione e sperimentazione” non è facile da ottenere in fase live?

Nessuna aspettativa… per forza di cose, il live è più dinamico e – per mia scelta – ricco di momenti di improvvisazione che, nel disco, non aveva senso esplorare.

Tra i tuoi ospiti sul palco ci sarà Peter-John Vettese, il tastierista che portò Ian Anderson alla svolta elettronica degli anni ’80: la scelta è legata al suo spirito sperimentale e innovativo o a rapporti di amicizia?

Conosco Peter da tantissimi anni. La scelta è basata sul rispetto che ho di lui, sia umanamente che musicalmente. Un grande musicista, che ho la fortuna di avere come amico.

Conosco molto bene la ProgFamily degli Osanna (impossibile non legare la famiglia Rustici a quel nome!) e apprezzo i loro spettacoli carichi di aspetti teatrali e napoletanità: quanto ha inciso e continua ad incidere il luogo in cui sei nato nella tua vita professionale?

Ormai, ho vissuto più tempo all’estero, che in Italia… ma come dicevo prima, Napoli è un “holone” importante del mio make-up umano e artistico. Sono profondamente grato di essere nato in Italia, ma di avere avuto la possibilità di imparare all’estero.

Che cosa possiamo aspettarci dall’attività di Corrado Rustici a partire dal 2017?

Ci sono diverse produzioni in ballo. Altri live con il trio sia in Italia che in Europa e molto probabilmente un concerto storico a Tokyo, a luglio. Dettagli nei prossimi mesi!

 

PER VISUALIZZARE IL VIDEO CLICCARE SULL’IMMAGINE
Corrado Rustici’s new album Aham. Promo video 2016

Tracklist Album:

  • As dark bleeds light
  • Ananda’s first steps
  • The duke and the hare
  • The guilty thread
  • Roots of progression
  • Alcove of stars” ft. Andrew Strong,
  • The last light spoken”,
  • Aham Suite – Part 1: The Enquiry
  • Aham Suite – Part 2: Aham

 

Originario di Napoli, Corrado Rustici abita ormai da anni a San Francisco, dove ha trovato la giusta dimensione per accogliere la sua musica e la sua continua ricerca e sperimentazione. Da sempre diviso tra la carriera di chitarrista e quella di produttore, Corrado Rustici ha saputo destreggiarsi tra chitarra e studio di registrazione, diventando uno dei produttori più apprezzati nel mondo, nonché l’uomo che ha saputo portare il sound e l’approccio americano nel mercato discografico italiano.

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