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Bocelli: Donald Trump e il gran rifiuto

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di Stefano De Maco

Bocelli ha detto no a Mr.Trump, cancellando la sua partecipazione in qualità di Ospite d’Onore al galà per l’insediamento del neo-Presidente degli Stati Uniti d’America. Un Presidente che ormai fa parlare di sé in quasi ogni occasione. E spesso lo fa via Twitter…

Stando a quanto riporta il New York Post la scelta di questo rifiuto clamoroso è stata maturata non a causa di impegni precedentemente presi, ma per una valutazione di opportunità: la rivolta contro l’Artista da parte dei suoi Follower e di coloro che vedono in Trump, l’icona del peggio. Una decisione che considera le ricadute inevitabili dell’immagine, soprattutto per un significativo endorsement che implicitamente comporta.

Che il signor Trump non goda di particolari simpatie, fuori e dentro la musica, è noto a tutti, benché sia arrivato alla poltrona più importante della Politica mondiale per una libera scelta dei suoi elettori, bravi o meno siano essi stati.

È usanza consolidata che la cerimonia di insediamento sia una cerimonia molto importante e ben studiata. Fin dai tempi in cui Frank Sinatra curò personalmente lo show per l’insediamento di John F. Kennedy, con la famosissima performance di Marilyn Monroe, fino al Presidente uscente Barack Obama che ospitò Aretha Franklin e Stevie Wonder.

Il fatto importante è che probabilmente la decisione di Andrea Bocelli di rinunciare sia stata maturata non per scelte artistiche o politiche, ma generata dalla vox populi del tam tam Social. Cosa significa? Che la forza e il peso dei Follower ha cambiato l’ago della bilancia. Che il peso del compenso e del ritorno mediatico, ha dovuto fare i conti con la credibilità presso i suoi fan e non solo. Perdendo.

Praticamente da fatto di costume, è diventato un atto quasi politico. Già durante la campagna elettorale, Trump e il suo staff erano stati diffidati dall’uso improprio di brani di artisti quali Bruce Springsteen, Rolling Stones, Queen, R.E.M. e molti altri, chiaramente contrari alle sue idee e politica. Perfino gli eredi di Pavarotti lo avevano diffidato dall’uso, durante i suoi comizi, di registrazioni del grande Tenore modenese scomparso.

Ma questa volta non è stata la coscienza o gli avvocati a bloccare la partecipazione, bensì, a quanto pare, il peso dei like e sopratutto dei dislike.

Capite benissimo le implicazioni, che vanno ben oltre il semplice sondaggio di gradimento. Per un Artista che non ha certo bisogno di presentazioni, la considerazione dell’umore del suo pubblico in conseguenza della sua partecipazione, sono stati un criterio di scelta importante.

Quindi il ruolo del mondo Social ha fatto un passo in avanti, se vogliamo dirla tutta. Un confronto sempre più one-to-one senza più filtri e intermediazioni di professionisti e istituti demoscopici, Marketing Agencies. Semmai sempre più verso Influencers, Bloggers e Users.

Semplici Tweet e Post invece hanno avuto il peso di mille e mille piccole frecce, sfiancando il gigante, facendolo riflettere. Non tanto per questioni morali, credo, quanto per più prosaici risvolti profani. Non è certo una novità, sia chiaro, se non per il metodo.

Sicuramente non avranno problemi a trovare un degno rimpiazzo, non è certo questo il problema. Ma sicuramente viene stabilito un precedente non trascurabile. Il potere dei singoli diventa sempre più influente, al di là dei gattini o amenità che si possono postare.

E ovviamente comporta un nuovo livello di responsabilità individuale. Con oneri ed onori annessi.

Buon post, dunque…

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