Home Musica Interviste LA FOTOGRAFIA DI LUISA CARCAVALE – INTERVISTA

LA FOTOGRAFIA DI LUISA CARCAVALE – INTERVISTA

863
0
SHARE
Voto Autore
di Annamaria Tortora

Ciao Luisa Carcavale, grazie per aver accettato di dedicare un po’ di tempo ai lettori di Fare Musica e Dintorni.

La prima domanda è un po’ personale: come tutte le forme di arte anche la fotografia è piena di “anima”. Come è nata questa passione? C’è stato qualcuno nella tua famiglia che ti ha incoraggiata a seguire questa strada o è una passione (che poi è diventata lavoro), semplicemente nata con e da te?

Ciao, vorrei prima di tutto ringraziare voi per aver prestato attenzione ai miei lavori.

La Fotografia la vivo come una predisposizione naturale. In famiglia, nessuna discendenza artistica diretta. Il mio primo incontro con la fotografia è avvenuto negli anni 80, quando all’età di 9 anni, in un  supermercato del mio paese, vidi un gadget allegato ad un prodotto; quello diventò la mia macchinetta fotografica. Ricordo che investivo tutte le mie paghette nello sviluppo e nella stampa dei rullini. Non ho avuto modo di frequentare una scuola di fotografia dopo il liceo; per cui mi sono iscritta all’Università, tenendomi costantemente aggiornata, studiando da autodidatta, frequentando workshop e visitando mostre. Ho sempre ambito alla Fotografia come il centro della mia vita e, seppur con tanti sacrifici, ci sto riuscendo.

Cosa ami del tuo lavoro? Cosa provi quando sei dietro alla tua macchina?

Amo come mi fa sentire. Quando vedo un mio lavoro pubblicato o esposto in una galleria, provo una sensazione di estasi e di appartenenza, hai presente la statua de L’Estasi di Santa Teresa del Bernini?

Quali sono i maestri della fotografia che stimi, apprezzi e perché?

Questa domanda è difficile! Ce ne sono tanti, ma ne cito solo alcuni, sicuramente hanno tutti un comune denominatore, una visione intima e poetica della realtà. Mi piacciono le atmosfere drammatiche di Gregory Crewdson, lo sguardo attento verso il diverso di Diane Arbus, la compostezza e la perfezione fotografica di Annie Leibovitz, l’intimità degli scatti di Todd Hido e Nan Goldin, la sfrontatezza di Morten Andersen e Daido Moriyama.

Ti abbiamo visto impegnata nella fotografia musicale: con quale artista ti sei divertita e ritorneresti volentieri a lavorare?

Con tutti. Ogni artista ha un bagaglio artistico ed emotivo diverso, non saprei scegliere.

Del panorama della musica internazionale, con chi ti piacerebbe lavorare?

Un’altra domanda difficile. Avrei voluto sicuramente essere presente in un periodo storico di forte cambiament , quando la musica afroamericana, usciva dai campi di cotone per entrare nelle case; quindi direi con la maggior parte degli artisti jazz, blues, soul , rnb e hip hop. Dal punto di vista della comunicazione visiva si avvicinano molto al mio stile Beyonce, Solange, Lady Gaga, SIA, St. Vincent, Bjork e Florence and The Machine. Trovo la loro idea progettuale sempre coerente e innovativa; nei loro lavori è evidente la conoscenza e l’influenza dell’arte, del teatro e della danza.

Che rapporto hai con i tuoi collaboratori? E con gli artisti che accogli nel tuo studio?

I miei collaboratori sono preziosi, ho puntato tutto sulla competenza, gentilezza e rispetto. Sul set fotografico uno dei mie due assistenti non manca mai, c’è un’ottima sintonia, è importante stabilire un rapporto di fiducia quando si lavora. Purtroppo non ho ancora uno studio tutto mio, ma ci sto lavorando! In alternativa scelgo sempre una location o uno studio adatto al progetto artistico che mi viene commissionato.

Il rapporto con gli artisti è delicatissimo, mi affidano la loro sensibilità e io devo essere gentile, mi viene naturale abbattere il muro della distanza e stabilire subito un contatto per creare una sinergia e un’atmosfera amichevole, la musica è fondamentale sul set, a volte preparo delle playlist ad hoc, è importante che si sentano a proprio agio.

Quali suggerimenti o indicazioni dai agli artisti che si affidano alla tua creatività, che sono particolarmente imbarazzati davanti alla tua macchina fotografica? Come rompi il ghiaccio?

Ogni servizio fotografico ha delle dinamiche proprie. Se c’è da costruire l’immagine completa del disco si progetta tutto insieme all’artista e alla discografica, dalla scelta dello stile delle foto alla grafica, quindi l’artista sul set è già nel mood del suo disco e i momenti di imbarazzo non ci sono, è quasi sempre tutto molto fluido.

Hai mai pensato ad una mostra fotografica? Magari legata ad un tema a cui sei fortemente legata e che si “libera” dalla fotografia musicale.

I miei progetti fotografici personali sono nati prima della fotografia discografica, e vivono tutt’ora parallelamente alla mia attività lavorativa, ho già esposto diverse volte a Londra, Biel e Milano.

Che consigli vorresti dare ai nostri giovani lettori che vorrebbero intraprendere la tua stessa carriera?

Credo che il “merito” dei miei lavori sia legato agli anni di dedizione allo studio, alla ricerca e alla curiosità verso nuove influenze artistiche.

 

Grazie mille per la disponibilità è stato un vero piacere chiacchierare con te! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri e speriamo di rincontrarci presto!

Qui i lavori di Luisa Carcavale https://vimeo.com/luisacarcavale

SHARE
Previous articleTHE WEEKND, LO “STARBOY” ALLA CONQUISTA DELLE STELLE – RECENSIONE
Next articleL’Orchestra Mozart di Claudio Abbado torna a suonare dopo tre anni di silenzio
Annamaria Tortora

Annamaria Tortora nasce a San Severo (FG) il 4 luglio 1988 da padre artigiano e madre casalinga.
All’età di 13 anni, incoraggiata da papà Lello incomincia il suo percorso musicale scegliendo come suo strumento, la chitarra classica. Da qui in avanti la sua passione diventa un vero e proprio percorso di vita tanto che comincia a dedicarsi alla stesura di testi aspirando così al cantautorato.
Nel 2005 partecipa alle selezioni per la 48esima edizione del Festival di Castrocaro Terme e nello stesso anno intraprende gli studi canori presso la “Labomusica” di Modena, scuola di canto fondata da Carlo Ansaloni in collaborazione con Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar e Leone Magiera, maestro storico del grande tenore Luciano Pavarotti.
Partecipa nel 2010 ad uno stage di scrittura creativa con il celeberrimo autore “Bungaro” e nel giugno del medesimo anno è finalista del Premio Musical-letterario “Lunezia” con la canzone “Il sognatore sulla luna”. Nel 2012 ha partecipato con lo stesso brano anche a Sanremo Social e pubblica con la casa editrice Anam Edizioni l’omonimo libro con il disco inedito in abbinamento editoriale. Ad oggi il suo percorso artistico è in continua evoluzione: organizza concerti, serate di musica dal vivo e continua a scrivere canzoni per sé e per gli altri.
Sgomitando tra gli emergenti, sogna di diventare critico musicale o di lavorare nell’industria discografica e così parallelamente alla sua passione per la musica porta a termine i suoi studi universitari e nel dicembre 2015 consegue il titolo di dottore magistrale in Marketing, Comunicazione d’Impresa e Nuovi Media presso l’università LUMSA di Roma.
Attualmente e consulente e ufficio stampa in Edelman Italia, ed è responsabile marketing e comunicazione dell’associazione di clownterapia “Teniamoci per Mano Onlus”.

Commento su FMD